Esilio (titolo provvisorio)

genova porta soprana   Inizio di un racconto che sto pensando di finire 🙂

“Genova ti costringe ad andartene e ti costringe a tornare. Non conosco altra città più cruda e aspra quando ti vuol male, né altra città più vezzosamente austera, elusiva, magnificamente misteriosa di lei quando vuol sedurti, cortigiana accorta, ben addentro alle arti della conquista, fintamente timida, fuoco sotto la cenere, acqua cheta, passione fremente sotto un velo di apparente freddezza.

L’insegui senza sosta, cercandola, implorandola, e sempre ti sfugge. Quando infine, stremato,credi di essere giunto a detestarla, e che ovunque vorresti essere tranne che là, ecco che ti si offre, spalanca le sue cosce a un cielo che qui è più azzurro che altrove, apre le sue porte di pietra, le macchie pastello delle sue case, i suoi vicoli d’improvviso d’allargano, s’inondano di luce, paiono non più budelli ma strade, strade vere, larghe e scure e calde, e tu credi ormai di afferrarla, di possederla. Allora una libecciata ti colpisce in faccia come uno schiaffo, e ti par d’udire in lontananza una risata di scherno, crudele e aggraziata a un tempo, e non puoi fare a meno, mentre la maledici e quasi voluttuosamente ti soffermi a contare i suoi peggiori difetti, di amarla nondimeno, di sentirla più tua, proprio quando la stai perdendo e la sua risata t’accompagna nell’esilio come la musica dolce di un’amante che sempre ti tradisce e non ti è infedele mai, perché  sa che tornerai sempre e lei non sarà capace di respingerti.

Pietro si riscosse. Stava farneticando. Vero che gli doleva lasciare la sua città, ma queste stucchevolezze non erano da lui.

Giuro che la odio, questa bagascia che ti chiede tutto e non dà che amore mercenario, com’è vero Iddio vorrei bruciasse fino all’ultima pietra con le sue torri, i suoi giardini, i marmi e il porto con tutte le navi che vi hanno trovato rifugio. Proprio questa sera mi mostra di cosa è capace la luce della luna sul mare, questa sera che devo partire, crede così che sarà più forte il rimpianto, ma non rimpiangerò nulla, oh no, non io. Non si rimpiange una puttana, anche quando è la tua preferita e la richiedi ogni volta che puoi, e ti fa impazzire di desiderio ogni notte, ma poi al mattino l’hai già dimenticata e così farò io, appena messo il piede fuori dalle porte della città dimenticherò che mai sia stata la mia città.

Il cuore gli batteva – di collera, certo – e gli occhi si riempirono di lacrime furiose.

Un uomo di confine, incrocio di razze, di madre genovese e padre (forse) “turco di Crimea”, sempre che l’inquieta genitrice gli avesse raccontato, almeno su questo, la verità. E con un desiderio infinito di essere altro, un cattolico fedele ai dogmi, un ebreo osservante, magari un musulmano, pur di avere un’identità certa, stabilita da confini nitidi e principi facili da capire per chiunque.”

 

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7 Pensieri su &Idquo;Esilio (titolo provvisorio)

  1. Litanìa
    di Giorgio Caproni

    Genova mia città intera.
    Geranio. Polveriera.
    Genova di ferro e aria,
    mia lavagna, arenaria.

    Genova città pulita.
    Brezza e luce in salita.
    Genova verticale,
    vertigine, aria scale.

    Genova nera e bianca.
    Cacumine. Distanza.
    Genova dove non vivo,
    mio nome, sostantivo.

    Genova mio rimario.
    Puerizia. Sillabario.
    Genova mia tradita,
    rimorso di tutta la vita.

    Genova in comitiva.
    Giubilo. Anima viva.
    Genova in solitudine,
    straducole, ebrietudine.

    Genova di limone.
    Di specchio. Di cannone.
    Genova da intravedere,
    mattoni, ghiaia, scogliere.

    Genova grigia e celeste.
    Ragazze. Bottiglie. Ceste.
    Genova di tufo e sole,
    rincorse, sassaiole.

    Genova tutta tetto.
    Macerie. Castelletto.
    Genova d’aerei fatti,
    Albaro, Borgoratti.

    Genova che mi struggi.
    Intestini. Caruggi.
    Genova e così sia,
    mare in un’osteria.

    Genova illividita.
    Inverno nelle dita.
    Genova mercantile,
    industriale, civile.

    Genova d’uomini destri.
    Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
    Genova in banchina,
    transatlantico, trina.

    Genova tutta cantiere.
    Bisagno. Belvedere.
    Genova di canarino,
    persiana verde, zecchino.

    Genova di torri bianche.
    Di lucri. Di palanche.
    Genova in salamoia,
    acqua morta di noia.

    Genova di mala voce.
    Mia delizia. Mia croce.
    Genova d’Oregina,
    lamiera, vento, brina.

    Genova nome barbaro.
    Campana. Montale, Sbarbaro.
    Genova dei casamenti
    lunghi, miei tormenti.

    Genova di sentina.
    Di lavatoio. Latrina.
    Genova di petroliera,
    struggimento, scogliera.

    Genova di tramontana.
    Di tanfo. Sottana.
    Genova d’acquamarina,
    area, turchina.

    Genova di luci ladre.
    Figlioli. Padre. Madre.
    Genova vecchia e ragazza,
    pazzia, vaso, terrazza.

    Genova di Soziglia.
    Cunicolo. Pollame. Trilia.
    Genova d’aglio e di rose,
    di Pré, di Fontane Masrose.

    Genova di Caricamento.
    Di Voltri. Di sgomento.
    Genova dell’Acquasola,
    dolcissima, usignuola.

    Genova tutta colore.
    Bandiera. Rimorchiatore.
    Genova viva e diletta,
    salino, orto, spalletta.

    Genova di Barile.
    Cattolica. Acqua d’Aprile.
    Genova comunista,
    bocciofila, tempista.

    Genova di Corso Oddone.
    Mareggiata. Spintone.
    Genova di piovasco,
    follia, Paganini, Magnasco.

    Genova che non mi lascia.
    Mia fidanzata. Bagascia.
    Genova ch’è tutto dire,
    sospiro da non finire.

    Genova quarta corda.
    Sirena che non si scorda.
    Genova d’ascensore,
    paterna, stretta al cuore.

    Genova mio pettorale.
    Mio falsetto. Crinale.
    Genova illuminata,
    notturna, umida, alzata.

    Genova di mio fratello.
    Cattedrale. Bordello.
    Genova di violino,
    di topo, di casino.

    Genova di mia sorella.
    Sospiro. Maris Stella.
    Genova portuale,
    cinese, gutturale.

    Genova di Sottoripa.
    Emporio. Sesso. Stipa.
    Genova di Porta Soprana,
    d’angelo e di puttana.

    Genova di coltello.
    Di pesce. Di mantello.
    Genova di lampione
    a gas, costernazione.

    Genova di Raibetta.
    Di Gatta Mora. Infetta.
    Genova della Strega,
    strapiombo che i denti allega.

    Genova che non si dice.
    Di barche. Di vernice.
    Genova balneare,
    d’urti da non scordare.

    Genova di “Paolo & Lele”.
    Di scogli. Furibondo. Vele.
    Genova di Villa Quartara,
    dove l’amore s’impara.

    Genova di caserma.
    Di latteria. Di sperma.
    Genova mia di Sturla,
    che ancora nel sangue mi urla.

    Genova d’argento e stagno.
    Di zanzara. Di scagno.
    Genova di magro fieno,
    canile, Marassi, Staglieno.

    Genova di grige mura.
    Distretto. La paura.
    Genova dell’entroterra,
    sassi rossi, la guerra.

    Genova di cose trite.
    La morte. La nefrite.
    Genova bianca e a vela,
    speranza, tenda, tela.

    Genova che si riscatta.
    Tettoia. Azzurro. Latta.
    Genova sempre umana,
    presente, partigiana.

    Genova della mia Rina.
    Valtrebbia. Aria fina.
    Genova paese di foglie
    fresche, dove ho preso moglie.

    Genova sempre nuova.
    Vita che si ritrova.
    Genova lunga e lontana,
    patria della mia Silvana.

    Genova palpitante.
    Mio cuore. Mio brillante.
    Genova mio domicilio,
    dove m’è nato Attilio.

    Genova dell’Acquaverde.
    Mio padre che vi si perde.
    Genova di singhiozzi,
    mia madre, Via Bernardo Strozzi.

    Genova di lamenti.
    Enea. Bombardamenti.
    Genova disperata,
    invano da me implorata.

    Genova della Spezia.
    Infanzia che si screzia.
    Genova di Livorno,
    Partenza senza ritorno.

    Genova di tutta la vita.
    Mia litania infinita.
    Genova di stocafisso
    e di garofano, fisso
    bersaglio dove inclina
    la rondine: la rima.

  2. Pingback: #Un terno per Ferragosto | intempestivoviandante's Blog

  3. Come ha fatto a passare inosservato? Gente, bisogna scavare nei blog. Grazie per averlo segnalato, è molto bello. Sono curioso di scoprire il seguito, quando prima o poi lo scriverai, perché quel che c’è sinora promette di condurre molto lontano… basterà un racconto?

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