L’assurdità delle distanze

Sono stata bella
– capita ancora, a volte –
e che mi piacciono i tuoi occhi certo è vero,
ma c’è differenza tra guardare la bellezza
e questo amore di ventre
che mi entra dentro da lontano
come un gheriglio di noce
che spezza il dolore del mio guscio
Sono una guerriera, forse
Ribelle per curiosità
senza troppo rumore;
combatto ridendo in silenzio
tra me e me,
dell’assurdità delle distanze
dei colori del paradiso che ancora cerco
tra le rughe del tuo viso e i tuoi pensieri di ragazzo
e scrivo perché non so che dire
nascondo la vita in un foglio ripiegato
si capisce tutto più in fretta
camminando sui sentieri sbagliati
costa la lacerazione della carne
e dell’anima, magari
ma sempre meglio che prendere la strada giusta
e seguirla fino in fondo
senza ripensamenti
sempre meglio che aprire tristi ombrelli
per ripararsi dal sole e dalla pioggia
sempre meglio del cambio degli armadi
quando finisce una stagione.
Perché vedi, la mia stagione
è sempre appena cominciata
e non distolgo gli occhi per farmi meno male
La poesia non è per sottrarre al corpo la memoria,
ma perché la tua presenza sia più dolce,
come una carezza lieve, l’ombra di una promessa:
il passato verrà,
quando rivivremo ogni giorno
l’incanto della prima volta che non abbiamo avuto
e tu potrai dormire nel mio abbraccio
Con te verrei oltre le stelle
Non avrei neanche paura di cadere in basso
perché poi, dicevi, su o giù
È difficile a dirsi nello spazio infinito
Verrei sulle montagne russe, in un paese in guerra
oppure in bicicletta sull’asfalto,
per le strade di San Francisco
e tu m’insegnerai ad amarti come si deve
con occhi e bocca e gambe e notte e giorno
di quell’amore che non si ferma sulla soglia
ma entra fino in fondo alla tua stanza,
e ti vede.

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