Legittima difesa

Proseguo quest’opera infinita,
di guardarti per essere felice ancora
di questo dolore che mi tiene viva,
curo la mia ferita perché meglio non guarisca:
è l’unica arma che mi resta
contro gl’inutili manuali di istruzioni
per l’utilizzo del forno e per la miglior scelta
delle paure da allevare sul balcone.
Ti imparo a memoria per guardarti invecchiare
e custodire l’oceano e i tuoi amati gesti
da questi ragni distesi a pancia molle
che blaterano con ammirevole tempismo
della libertà che non sanno più di avere,
e vorrebbero racchiuderti in acque più ristrette.
Io, invece, getto l’ancora al largo del tuo porto
per seguir meglio l’estro del timone,
e vorrei come te, al momento giusto,
saper morire per eccesso d’amore,
vorrei averti amato tanto
da lasciarti andare stringendo le tue mani
legato ad una corda fatta d’aria
che rallentasse il tuo volo d’un istante appena.
Mi contraddico per legittima difesa
per conservare la mia scintilla di follia,
la bellezza irregolare di un cielo imperfetto,
la sensualità del tuo vedere inoffuscato,
del tuo farti orecchio al frastuono ed al silenzio,
della tua bocca attraversata dalla pioggia,
dell’odore della tua vigna ad ogni ora del giorno,
del tuo toccare il nostro stomaco con dita così dolci,
del tuo gusto di giocare con la vita e la morte ad armi pari.
Dimmelo tu
come esporsi al mondo da ogni lato
essere dentro le cose guardandole da fuori
parlare di ciò che ricordi così bene
da poterlo ri-conoscere ogni volta
e ridendo addomesticare i tuoi e gli altrui sbagli
spostando la paura un poco più lontano.
Tu credi ad ogni maschera che porti
perché conosci bene il viso nudo che c’è dietro;
hai prestato sempre il tuo corpo alle parole,
portavoce di uomini e di dei,
e delle Muse soprattutto,
che non avranno rifugio migliore sulla Terra
che sotto la tua pelle, scavando nel profondo
fin dentro le tue ossa, fino al nucleo bruciante
che dalle vene porta il tuo candore agli occhi,
gonfiandoli di luce
e io
non dimentico.

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9 Pensieri su &Idquo;Legittima difesa

  1. come è giusto che sia, specie in poesia, poco o nulla ci è dato a sapere di cosa sia accaduto di questo lui. quello che preme e piace è il tuo sentire, la necessità, per vivere, di mantenere aperta la ferita, la sofferenza come manifestazione vitale.
    ml

    • Qualche volta è necessario non dimenticare, la vita va avanti, ma va avanti anche grazie alle persone che ti hanno formato e a cui il nostro modo di essere è legato in qualche modo. Per restare fedeli a se stessi bisogna coltivare il dolore, perché fa parte della ricchezza che ti resta dentro e ti aiuta a portare quella ricchezza nelle cose che fai, a rinnovare continuamente la scelta di come vuoi vivere. Non credo di essermi spiegata meglio che nella poesia, ma sì, direi che hai centrato quello che volevo dire 🙂

  2. L’ha ribloggato su intempestivoviandante's Bloge ha commentato:

    Questa poesia l’ho scritta il 13 novembre dell’anno scorso. Quello che sta succedendo (non solo l’ultimo attentato di ieri) me l’ha fatta tornare in mente. Ho tante parole che mi si muovono dentro ma per adesso non hanno una forma precisa. Quando ci sembra di brancolare nel buio, però, e quando qualcuno vuole imporci le paure da avere, ho trovato che fa bene avere un punto di riferimento a cui guardare, un po’ come se avessi vicino qualcuno che ti conosce talmente bene che puoi leggere il mondo e i tuoi stessi pensieri attraverso il suo cuore, come un abbraccio che ti ridia l’equilibrio quando ti senti sbandato.

    • Direi che è soprattutto la prima parte, probabilmente, che mi ci ha fatto ripensare in questi giorni. Credo sia chiaro che detesto tutti i seminatori di paure e quelli che giudicano e vanno sproloquiando di inferno contro la libertà altrui. Qualunque forma di libertà, sia quella di chi vuole ascoltare musica, chi vuole amare chi gli pare o chi decide di morire con dignità perché non è convinto di essere nato per soffrire.
      Grazie 🙂

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