Parlo di te / Speaking of you

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Alba con luna

No, non ho un vuoto dentro. Questa mancanza che in certi giorni si fa più forte, senza preavviso e senza motivo apparente, mi fa pensare al vuoto, ma non è un vuoto. Anzi. Se mi intestardisco a non dimenticarti, devo accettarne le conseguenze. Se decido di rivederti in tanto di ciò che sono, in tutte le cose che faccio, se riempio di te tutto questo, allora questa pienezza riguarda anche il dolore. Per ogni cosa che penso sia vera, in tutto questo groviglio, spesso è vero anche il suo contrario.

Con le parole si spiega il mondo e allora ci devono essere delle parole per spiegare anche questo: una scelta fatta quando tutte le scelte sembrano provvisorie e che invece è diventata, negli anni, definitiva. La scelta, irrazionale, forse, tanto quanto, certamente, profonda e irreversibile,  del mio faro, del mio punto di riferimento, della mia guiding star. Ho affidato la mia fede nel mondo e nella vita a un uomo senza averlo mai visto. Ti ho riconosciuto quasi al primo sguardo e non ti ho mai visto (è l’unico vero rimpianto).  Oltre trentacinque anni di ammirazione incondizionata, affetto, passione, risate e lacrime e come puoi parlare della perdita di qualcuno che hai avuto vicino per oltre due terzi della tua vita, e però non lo sapeva? E perché poi dovrei spiegarlo? Perché dovrei scriverti una lettera pubblica, quando quello di cui parlo sembra così personale? Forse perché il giorno in cui ho ricevuto qualcosa che desideravo da tempo, è stato il giorno della tua morte. Forse perché ho riaperto un blog da tempo abbandonato, e ho ripreso a scrivere, in buona parte, perché non volevo che la vita si limitasse ad “andare avanti”, ma che si fondasse sul ricordo, appropriandosene, scavandolo a fondo e accettandolo pacificamente come una parte indissolubile di sé.  E quindi ho assunto questo parlare di te come una specie di compito, uno di quelli che si scelgono e che si fanno con tutta l’attenzione e la cura di cui si è capaci, che se poi sbaglierò qualcosa, comunque, non fa nulla, quello che conta è l’impegno, il mettersi in gioco.

Perché poi vedi, una delle cose belle è proprio questa. Avrei potuto non capire, lasciarmi scorrere tutto addosso senza trattenere nulla e invece… Queste non sono emozioni che mi hanno travolto, nessuna euforia chimica da innamoramento, nessun impeto accecante che abbia annullato la mia ragione e la mia volontà, ma una vita trascorsa a studiare parole e gesti, tic e inflessioni della voce (prima in italiano, poi finalmente in inglese, scoprendo la “tua” quella “vera”, e che voce!), le battute ricorrenti, le espressioni che sono cambiate nel tempo e quelle che sono rimaste le stesse, il modo di esprimere la timidezza e di schermirti, il modo di difenderti con una fuga apparente, mentre poi eri là a esporti così completamente, a esserci sempre. Un’affinità intuita, poi consapevolmente alimentata e accudita, coltivata con la pazienza che si riserva alle cose veramente preziose.

Ho saputo sceglierti, ho saputo riconoscerti, e ne sono orgogliosa. Sono orgogliosa di condividere tante delle cose in cui credo, e anche dei dubbi che ho, con una persona così straordinaria (anche proprio nel senso di “fuori dall’ordinario”). Sono orgogliosa di quella parte che molto in piccolo, un po’ ti somiglia, quella buffa e divertente e dolce e sentimentale e piena di voglia di giocare, quella che sa ridere e piangere spudoratamente, senza vergogna. Quella che “ha modo con i bambini” e che cerca di imparare a non giudicare mai. Quella che cerca di essere all’altezza. Non di un santo, certo non di un santo. Di un uomo. Un angelo, forse, quell’angelo che in certi momenti vedevo con gli occhi dell’immaginazione, i primi giorni, e che ancora, qualche volta, penso che tu possa essere stato. Un angelo fragile, con una spada affilata in una mano, che era la tua intelligenza, il tuo acutissimo spirito di osservazione, che ti faceva vedere sempre oltre; e nell’altra tutto quell’amore infinito per il mondo, la vita e le persone, un amore tanto grande da ferire, perché non avrebbe mai potuto essere ricambiato con quella stessa forza. O forse sì. Forse poteva, e forse tu lo hai sempre saputo, e hai scelto di vivere per questo, e di andare incontro alla morte quando, semplicemente, sentivi che era il momento giusto, il completamento di tutto, che l’arco della tua vita era arrivato dove doveva. E guarda che comunque, idealizzato o no, della tua “parte oscura” so molto. Però ti dico questo. Sei una di quelle persone per cui mi piacerebbe tanto che esistesse un paradiso. E se dovessi mai attraversare una qualche forma di inferno, vorrei che fossi tu ad accompagnarmi.

No, there’s no emptiness inside. This yearning that gets stronger some days, with no notice and for no apparent reason, makes me think of emptiness, but it is no emptiness. Quite the opposite. If I’m that obstinate in not forgetting you, I have to accept the consequences. If I decide to see you in so much of what I am, in everything I do, if I fill all this up with you, then this fullness regards the pain too. For each thing I think is true, in all this tangle, the contrary is often true as well.
With words, we explain the world, so there must be words even to explain this: a choice made when all choices seem to be somehow tentative and which, however, has become final, over the years. The choice, as irrational, perhaps, as it is, certainly, deep and irrevocable, of my guiding light, my anchor, my captain. I’ve put my faith in the world and in life in the hands of a man I’ve never seen. I recognized you almost at first sight, and I’ve never seen you (this is the only real regret). Over thirty-five years of unconditional admiration, affection, passion, laughs and tears and how can you talk about the loss of someone that you felt so close to for over two thirds of your life, although he never knew it? And why should I explain that? Why should I write you a public letter, when I’m speaking of something that feels so personal? Maybe because the day I received something I had wanted for so long, was the day of your death. Maybe because I’ve come back to a blog I had abandoned for quite some time, and I’ve begun to write again, mostly because I didn’t want life to just “go on”, but I wanted it to be built on this memory, to take on it, delve into it, and accept it peacefully as an indivisible part of itself. That’s why I’ve undertaken to speak of you as some sort of task, one of those you voluntarily assume and carry on with all attention and care you’re capable of, and if I should get something wrong, it won’t matter after all, what counts is commitment, putting yourself on the line.
In the end, you see, this is one of the silver linings. I could have failed to understand, let it all go away and not be touched in any way, and yet… We’re not speaking of emotions that overwhelmed me, no chemistry of love involved, no blinding ardor shaking my reason and will, but a life spent studying words and gestures, twitches and voice tones (at first, in Italian; then in English at last, so I discovered your “own”, “real” voice, and what a voice!), recurring jokes, the expressions that changed over time and those that remained the same, your way of showing shyness, of shielding yourself, of apparently running away for defense, whereas on the other hand you were always there, completely “exposed”, fully present in the moment. This affinity I sensed, and have since consciously nurtured, looked after, cultivated with the special patience one reserves for truly precious things.
I was able to choose you, to recognize you, and I’m proud of it. I’m proud of sharing so many of the things I believe in, and so many of the doubts I have, with someone so extraordinary (also in the meaning of “out-of ordinary”, as it is). I’m proud of that part that is a bit like you, in its own small way, that part that is comical and funny and sweet and sentimental and playful, the part that can openly laugh and cry, without feeling ashamed in any way. The part that “gets on so well” with children and that’s trying never to judge. The part that strives to come up to the mark. Not of a saint, never of a saint. Of a man. An angel, perhaps, the angel I saw through the eyes of imagination in the first days, and that I still think, sometimes, you may have been. A fragile angel, with a very sharp sword in one hand, which was your intelligence and wit, your being such a keen observer, so that you always saw beyond others; and in the other hand, all that endless love for the world, for life and people, so much it hurt, because it could never have been returned with the same strength. Or could it? Perhaps it could, and you’ve always known it and you chose to live for that reason, and to meet death when you felt the time was right, simple as that, everything that mattered was complete, the arc of your life had arrived where it was meant to. And then look, idealized or not, I know a lot of your “dark side”. But I can tell you something. You’re one of those people, for whom I wish so hard there was a heaven. And if I had to go through any sort of hell, I’d want you to be with me.

 

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21 Pensieri su &Idquo;Parlo di te / Speaking of you

  1. questa è una pagina straordinaria, cioè fuori dall’ordinario. La magia delle parole, l’atmosfera così intima e pure resa pubblica, il pudore di chi legge che vorrebbe penetrare più a fondo una storia che mantiene ampi tratti di mistero e allo stesso tempo si accosta alle parole in punta di piedi per non provocare rumori molesti, e quest’uomo (in)seguito per così tanti anni e che a quanto pare con poco, la sola voce e le parole scritte, ti ha donato molto, che non ti lascia un vuoto ma ti riempie anche dopo la morte, tutto fa di questo brano un piccolo incanto che non si ha diritto, leggendo, a profanare con domande o spiegazioni.
    ml

    • Il tuo commento mi fa pensare di essere riuscita a trasmettere quello che speravo e ti ringrazio tanto. In realtà non volevo creare misteri, mantengo solo una forma di pudore probabilmente sciocca e che credo durerà pochissimo, perché parliamo di un uomo che ha dato molto a tanti e non certo solo a me. Non si tratta solo di voce, anche se la sua voce è stata uno strumento magico, e neanche solo di parole (comunque non scritte) e quando dico che non l’ho mai visto intendo che non l’ho mai conosciuto di persona, ma con tutto questo ha dato forma a un sacco di cose nella mia vita. Ma davvero grazie, anche per esserti fermato a parlarmi di quello che il mio scritto ti ha trasmesso, e con tanta delicatezza e discrezione, Se parlo di emozioni che per me hanno tanto valore, è una gioia ancora più grande riuscire a darne almeno una parte anche ad altri.

      • Sono proprio buffa e sentimentale, eh? 🙂
        Mi hai spinto a rileggere questa lettera e a ripensare a queste mie emozioni di cui a volte nemmeno io so cosa pensare. Un po’ adolescenziali, quasi da sentirmene inizialmente un po’ vergognosa. E poi invece no, perché davvero illuminano tutto il resto. Senza voler fare paragoni irrispettosi, la letteratura è piena di esempi di amori impossibili “sublimati” in poesia. Semplicemente, io so che scriverne davvero mi aiuta a vivere meglio, più intensamente, anche la vita “reale”. E già sarebbe tantissimo, anche se non ci fossero tutte quelle altre cose di cui parlavo nella lettera 🙂
        Grazie, questo tuo commento mi ha dato davvero tanto

  2. Bhè, dopo che sei venuta a trovarmi tante volte, decido con fermezza di leggerti e scopro con piacevole sorpresa una delle pagine più belle che siano mai state scritte.
    Complimenti 🙂
    Veramente!

  3. What a wonderful thing to read ( feel through reading, and identify with).. Don’t know how to thank someone for writing what is in their heart to write, but I do. – Hope the year to come brings you joy. Blessings – G. A.

    • Well, I don’t know how to thank you for a comment like this, but I do. When you touch someone’s heart (and someone lets their heart be touched), then I find that writing actually “does” make sense somehow. Thank you, and a very joyful new year to you too!

  4. E’uno scritto molto intenso che arriva al cuore. Pensavo parlassi del tuo “compagno di vita”, ma leggendo oltre ho capito che era il “compagno da una vita”, e questa cosa ha aggiunto anche la magia del mistero e l’aggrovigliarsi delle domande!

    • Il destinatario è sempre lo stesso. E’ un amore “scelto” e coltivato, un amore “poetico” per così dire. E’ l’uomo a cui ho dedicato l’intero blog, alcune cose in maniera più esplicita (le recensioni dei film, per esempio), altre meno, ma ormai è di pubblico dominio. L’uomo a cui devo in gran parte l’aver trovato e mantenuto l’amore per la vita in un periodo in cui non mi era per niente facile, da allora quando ho bisogno di sostegno da qualcuno che “parli la mia lingua” cerco le sua parole, e lì lo trovo sempre. (se hai domande chiedi tutto quello che vuoi) 🙂

      • L’isola che non c’è… la citazione non è casuale, tu sai di chi sto parlando, vero?
        C’è molto di vero in quello che dici. E’ che c’è tantissimo dentro. Una componente forte è sicuramente quella, una parte di me al maschile, un dialogo interno. Però poi siccome non mi basta, ho scelto lui, Robin, studiandolo a fondo, guardando ogni spettacolo, ascoltando o leggendo ogni intervista che trovavo e che trovo, perché ho bisogno di trovare anche uno sguardo esterno, che somigli al mio ma sia anche diverso. Qualcuno in cui potessi avere piena fiducia e rispetto: tanto che nel dubbio, se io la penso diversamente, d’istinto sono quasi certa che abbia ragione lui, e vado a cercarmi le sue motivazioni, perché in tutti i suoi pensieri trovo pezzi di me e perché… perché cuore, ragione, passione, intuito, umanità, acume, fantasia e coraggio hanno contribuito a fare di lui una persona davvero eccezionale. Poi qualcuno ci ha visto, e non del tutto a torto, qualcosa di paterno (nel rifarmi così tanto ai suoi principi e valori e alle sue idee). Però poi ecco… c’è quella componente sensuale che è davvero molto, molto intensa. Sempre stata…

  5. Ma guarda!! resto a bocca aperta perche’ io non sapevo che fosse Robin, ma la frase “l’isola che non c’e’ ” mi e’venuta spontanea e non e’una espressione che ricordi di aver mai utilizzato…Coincidenze o segnali.

  6. E’ incredibile come hai scritto questo pezzo, pur non essendoci nessun riferimento esplicito all’identità dell’uomo di cui parli, c’è qualcosa che lo fa capire e credo che davvero in te ci sia tanto di lui, talmente tanto che traspare perfino dalle tue parole! E’ una lettera bellissima, spero che in qualche modo gli sia arrivata! ❤

    • Ti ringrazio con tutto il cuore, il tuo commento mi ha commossa particolarmente, ha colto tanti aspetti in poche parole: il mio desiderio di assomigliargli quanto più posso, per cui anche il più piccolo elemento in comune mi rende felice, il desiderio profondo di riuscire in qualche modo a continuare a “sentirlo” e a “parlargli” con quello che scrivo; e anche qualcosa che non era del tutto chiaro neanche a me stessa: in quei primi tempi, in cui comunque c0era questa sorta di pudore a dire espressamente di chi (e con chi) stavo parlando, nonostante tutto “volevo” che si capisse.

      • Sai dopo poche righe non so perché l’ho pensato che fosse lui e poi mi sentivo un pò in colpa a cercarne conferma nei commenti, come se la mia curiosità fosse inopportuna, però sono stata contenta di avere la conferma che fosse proprio lui il destinatario della tua lettera e ora sono contentissima della tua risposta! Grazie di ❤️

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