1. Popeye

Il cinema è stato per molto tempo una delle mie grandi passioni. Lo è ancora, ma visto il tempo limitato a mia disposizione, mi oriento su quello che voglio vedere perché fa piacere a me, e non perché “va visto”, per qualsiasi ragione. Spesso torno più e più volte a rivedere film particolarmente amati, mentre lo faccio meno coi libri (ma anche in quel caso, capita).

Per la mia prima recensione parlerò di un film, abbastanza poco noto credo, almeno qui da noi, che oltre ad essere il primo con Robin Williams (1980!), ha portato sul grande schermo uno dei personaggi forse più amati della nostra infanzia, parlo per me almeno: mi riferisco a Braccio di Ferro, ovvero Popeye, che è anche il titolo del film (già l’immagine sulla custodia del dvd mi piace 🙂 ).

Popeye

Popeye appartiene, se non sbaglio, a quel genere di film che o si ama, o si odia. Io lo amo. E giuro, non è solo perché amerei un film con Robin Williams anche se lui interpretasse una scatoletta di spinaci. Si tratta realmente di un adorabile, delizioso, multistrato divertissement che si può vedere (e appunto, anche più di una volta, nel mio caso), guadagnando del tempo prezioso in cui sorridere e alleggerire il nostro modo di guardare a un mondo, che resta comunque un posto strano (per usare un eufemismo).

In cerca di suo padre, Popeye giunge nel paese di Sweethaven, apparentemente un idilliaco, pittoresco porto, (anche se con qualcosa di curioso e inquietante nelle sue case addossate le une alle altre e nei percorsi delle sue strade, come qualcuno più autorevole di me aveva già osservato, http://www.rogerebert.com/reviews/popeye-1980); fin dall’inizio, però, il cocciuto senso di giustizia e la profonda esigenza di libertà del marinaio si scontrano con la legge nel suo aspetto più grottesco, nella persona dell’esattore che pretende la tassa sui nuovi arrivati in città, la tassa sulle domande, quella sulla curiosità e quella sulle “cattive intenzioni” (up-to-no-good tax).

Le tasse sono solo uno dei modi in cui Bluto, forzuto e malvagio tirapiedi di un invisibile “commodoro”, esercita un governo fondato sull’arbitrio e il capriccio. Bluto dovrebbe fidanzarsi con Olivia (una fenomenale Shelley Duvall), ma un neonato avvicina Olivia a Popeye in un modo la cui stessa assurdità è fonte di divertimento per gran parte del film.

Poi ci sarebbe anche da dire del gioco continuo dei rovesciamenti, in cui le “brave persone” di Sweethaven sono mostrate anche nei loro aspetti di diffidenza e vigliaccheria e nei loro pregiudizi, e almeno uno dei “cattivi” finisce per rivelarsi tutto sommato non più “cattivo” degli altri. Anzi.

E poi ci sarebbe da parlare di Altman, della sua regia, del resto del cast, della musica (il film è praticamente un musical, e però così diverso dai “classici” musical da non poter propriamente rientrare nel genere), della ricostruzione dei luoghi, della composizione studiata di certe scene che fanno ridere sì, ma non sono per questo meno “vive”, reali e verosimili. Come spesso accade, ridiamo di cose che conosciamo molto bene, dei difetti nostri e di chi ci circonda (due o tre di queste scene varrebbero da sole tutto il film). Ma anche questo, Ebert lo dice benissimo e potete sempre seguire il link. Io vi direi, guardatelo con gli occhi di un adulto che sa ancora stupirsi, e vi stupirà.

Unico neo, temo sia difficilissimo da trovare in italiano. Naturalmente, vedere un film in lingua originale è sempre un valore aggiunto, se è possibile, e se c’è Robin Williams questo è doppiamente vero (e poi ci sono sempre i sottotitoli), ma sarebbe bene che tutti potessero godersi questo piccolo gioiello.

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