Tra nuvole e marciapiedi / Between clouds and sidewalks

Quando sarà che ho fatto l’ultimo giro in giostra?
E’ così tanto tempo che neppure più ricordo
il colore e la forma, o in che giardino mi trovavo.
Abito qui, ora, tra nuvole e marciapiedi,
volo tra i rami degli ulivi e ridiscendo a volte
per l’occasionale dolcezza dei lamponi;
ho traslocato da poco e forse
non sarà l’ultima volta che succede.
Faccio ancora castelli che viaggiano sull’aria,
i miei occhi sono sempre ben aperti quando sogno
e lancio ancora piccoli sassi dentro il mare,
ch’è il mio modo di rompere la quiete
per riaggiustarla dopo a cose fatte;
ma non penso più che sia la spiaggia l’importante,
solo qualche granello ogni tanto, o qualche fiore
dimenticato tra le sdraio alla fine del tramonto.
Ho anche riordinato un poco le mie cose,
lo spazio l’ho trovato gettando via i rimpianti.
La nostalgia no, ché può sempre venir bene:
sta a portata di mano in un cassetto semi-chiuso;
e poi non pensare ch’io non viva,
ho da stendere i panni e far le lavatrici,
ho figli e tastiere e giorni d’incastri e gambe stanche,
e un gatto che s’arrotola in improbabili pose nella cesta;
ho tempo per amare e prendo anche il raffreddore,
ma tengo un sole di riserva nella tasca
per qualche anomala stagione delle piogge.
Però ti prego, accarezza ancora dolcemente
le semicancellate linee dei miei fragili confini
perché svaniscano del tutto sotto le tue dita.
S’intersecano i tuoi passi disallineati
sui duri solchi delle mie pietre natali
creando quel mosaico di molteplici percorsi
tra le tue personali vie dei canti e i miei colori.
So cosa diresti di queste brecce offese,
delle crepe nei muri che esplodono
crollando in polvere inflessibile,
di queste nebbie che screpolano il cielo.
Si scioglierebbe ancora in parole la tua faccia
e riconoscerei tra mille quella smorfia ferita
che spegnerebbe i tuoi occhi appena un attimo prima
che l’illumini la compassione un’altra volta,
lo sprazzo del tuo fulmineo riso
ad inventarci una bellezza temporanea ed infinita
nascosta tra gli anfratti della nostra pelle stanca.
Per questo mi accoccolo tra i tuoi pensieri
e ti ritrovo, come sempre, dentro i miei.

Wall crack (original image on http://lokiev.deviantart.com/art/Crack-in-the-Wall-182406671)

Crack in the Wall by Lokiev

When was I last on a merry-go-round?
It’s been so long I don’t even remember
the colour and shape, or the garden I was in.
I live here now, between clouds and sidewalks,
I fly through olive branches and come down at times
for the occasional sweetness of raspberries;
it’s not long since I’ve moved house, and perhaps
it won’t be the last time either.
I still make castles and have them travel in the air,
my eyes are always wide open when I dream
and I still throw pebbles into the sea,
it’s my way to break the quiet to then fix it late in the day;
but I no longer think that it’s the beach that counts,
only some grains, now and then, or some flower
forgotten among the loungers at the end of sunset.
I’ve also tidied up my things a little bit,
I’ve made room by throwing regrets away.
Not longing, though, as it can always come in handy
It’s at my fingertips, in a drawer that I keep ajar;
and then, don’t you think I’m not living,
I’ve got to do my wash and hang the laundry out to dry
I’ve got children, and keyboards,
days with so much to wedge in, and legs that hurt
and a cat that rolls up in unlikely positions in his basket;
I’ve got time to love and sometimes catch a cold
but keep a spare sun in my pocket
for some unexpected rainy season.
But please, keep fingering with your sweetness
the semi-deleted lines of my fragile boundaries
so they will melt completely at your touch.
Your out-of-line footprints cross at times
the unyielding groove in my native stones
and create that mosaic of multiple paths
with your personal songlines and my colours.
I know what you’d say of these injured breaches,
of the cracks in the walls that blow up and collapse
into an inflexible dust,
of these fogs that chap the sky.
Your face would break up in words once again
and anywhere would I recognize that hurt frown
that would turn off your eyes just before
they’re lightened up by compassion once again,
the spark of your lightning-quick laugh
that would invent for us a temporary beauty without end
hidden in the clefts of our weary skin.
that’s why I nestle into your thoughts
and find you, as always, within mine.

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