Si può scrivere senza sporcarsi di “polvere mondana”?

“If I had sooner made my escape into the world, I should have grown hard and rough, and been covered with earthly dust, and my heart might have become callous by rude encounters with the multitude. But living in solitude till the fullness of time was come, I still kept the dew of my youth and the freshness of my heart.”

Con questa citazione, l’articolo del Time che potete trovare qui: Hawthorne History intende provare la misantropia dell’autore della Lettera Scarlatta, il quale, dopo un lungo periodo vissuto in ritiro e in ristrettezze, divenne famoso e per un breve periodo anche ricco grazie a quel romanzo, finendo tuttavia col ripiombare abbastanza presto nelle difficoltà economiche. Tradotta, la frase suona pressappoco così:

“Una più precoce fuga nel mondo mi avrebbe reso duro e brusco e ricoperto di polvere mondana e i rozzi incontri con la moltitudine avrebbero forse indurito il mio cuore. Avendo invece vissuto in solitudine fino che venne il tempo giusto, mantenni la rugiada della mia giovinezza e la freschezza del mio cuore”.

Non ho mai amato Hawthorne, benché sia forse ingiusto dire così: ho provato ai tempi dei tempi a leggere la sua opera più nota senza riuscire a finirla. E mi chiedo oggi se con l’istinto non avessi percepito questa reciproca incomprensione tra l’autore e il mondo. Perché forse, è un pensiero che mi è venuto stasera e prendetelo con le pinze, nel mio leggere in apparenza un po’ come capita, forse un filo conduttore in realtà c’era, almeno tra gli autori che ho amato/amo di più:  anche in quello più atrocemente critico nei confronti dell’umanità (penso per esempio a Swift), si intuisce una rabbia che viene dall’esserci, nel mondo e col mondo, dal vederlo da dentro e dal non riuscire, pur vedendo tutti i suoi difetti, a non amarlo nonostante tutto, pur magari di quell’amore tempestoso e confinante con un odio da amante tradito. Tradito, ma non sconfitto e certo mai imbrigliato e reso semmai più lucido dal fatto che lo spirito di osservazione è acuito tanto dalla delusione quanto dalla passione.

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22 Pensieri su &Idquo;Si può scrivere senza sporcarsi di “polvere mondana”?

      • Vero, anche se, in un certo senso, penso che non ci si possa “sbagliare”, nel senso che tutto sommato, i diritti del lettore di Pennac sono sacri sempre. Una bella recensione, una buona critica possono aiutarci a districarci nel mare di cose che ci sarebbero da leggere, ma alla fine è il nostro modo di essere a scegliere per noi. E quindi in realtà davvero non può esserci un “giusto” e uno “sbagliato” in questo campo, o non dovrebbe, almeno 🙂

      • Non arriverei a tanto… è che secondo me i gusti, anche quelli condivisi dai critici letterari e/o da un vastissimo numero di lettori, restano sempre tremendamente soggettivi. Se non amo I Fratelli Karamazov (dico un titolo a caso…), posso anche pensare che ci sia in me, come lettrice, qualcosa che non va, di essere io a non riuscire ad arrivare a certe profondità del pensiero e della scrittura, ma a un certo punto, pazienza, voglio dire, non posso costringermi ad amare una cosa più di quanto possa costringermi ad amare una persona. E (fortunatamente), cerchiamo qualità e tolleriamo difetti nelle cose e nelle persone che sono diversi per ognuno di noi. Sarà che sono in un momento della mia vita in cui non leggo più quello che “bisogna leggere”, ma quello che “voglio leggere” ed è una grande libertà. Ma il suggerimento di prendere il tutto con le pinze resta valido 😀

      • Non so se sono mai passato nella fase in cui “bisogna” leggere, ma non escludo il fatto che un autore a prima vista possa sembrare molto distante da noi per poi, leggendolo, scoprire che l’impressione iniziale era sbagliata.

      • ah, quello senz’altro. Io adoro scrittori che possono sembrare (e che mi sono a volte sembrati in passato) lontani anni luce da me. Però penso di aver comunque bisogno di trovare, alla lettura, qualcosa che possa in qualche misura “avvicinarmi”. Non ho in genere preclusioni, anche se ormai ho sviluppato un certo istinto per sapere quello per cui “potrei” sentire affinità. Ma da quel punto di vista, ci si può sbagliare sicuramente, in un senso e nell’altro. Mi piace questo dialogo, mi suscita un sacco di riflessioni, ora mi tocca lavorare ma torno, anche perché ho un sacco di cose da dire e non vorrei scrivere il romanzo del secolo in forma di commento 😀

      • Ahahah! Va bene.
        Io, devo ammettere, guardo molto le copertine ed i titoli. Se l’insieme è troppo stupido non lo apro neanche. Mi perdo cosí una marea di letteratura pseudoerotica di scrittori frustrati. Forse prima o poi smetterò di giudicare dalle copertine.
        Tornando, o meglio andando, alla domanda del tuo articolo, temo che non ci si possa far leggere volontariamente senza sporcarsi di polvere mondana…
        🙂

      • I titoli e le copertine sono essenziali ai fini della scelta! Infatti anch’io devo essermi persa le ben più di 50 sfumature della frustrazione erotica 🙂 Però in effetti a volte ci sono delle cose che davvero “vanno” lette. Magari sono quelle che a scuola avevi giurato che non avresti ripreso in mano manco dipinto, e poi invece te ne innamori, quasi tuo malgrado (i classici greci sono… un classico in questo senso, per non parlare del mio adorato Shakespeare, che peraltro ho amato persino ai tempi in cui ci obbligavano a leggerlo ed è tutto dire!).

      • Io sino ad ora ho avuto solo due libri abbandonati: Robinson Crusoe, imposto al liceo che commentai dicendo che non ero riuscito a leggere ed il Dottor Živago. Chissà in futuro che ne sarà di me e dei miei gusti letterari! 🙂

      • Ah, Robinson Crusoe… io l’ho finito, tra mille torment (dovuti alla noia). Mi viene in mente che ho già trovato ben due autori anglosassoni che sfuggono al mio amore viscerale per la letteratura di quei luoghi. Mentre non ho mai letto il Dottor Zivago, benché avessi visto il film anni fa e la mia anima di ragazzina romantica ne fosse rimasta oltremodo affascinata 🙂

      • Forse Robinson Crusoe è un libro migliore di quello che crediamo, ma non ho la forza adesso di riprovarlo.
        Per il dottore invece… non so che dire. Mi sembrava bello ed interessante, poi di colpo, non sono piú potuto andare avanti!

  1. Ho letto la “Lettera scarlatta” molti anni fa. Bellissimo libro. E il film che ne hanno tratto (intendo quello con Winona Rider) non è alla stessa altezza, come capita spesso alle trasposizioni nate da (ottimi) libri.

    Quello che scrivi di H. mi ricorda, senza nemmeno fare troppa fatica, l’atteggiamento di molti altri artisti e pensatori, primo fra tutti Schopenhauer.
    Ma oltre a lui ce ne sono tanti: Nietzsche o Cioran, Beckett o il nostro Carmelo Bene.

    • Sì, certo, penso ce ne siano molti in realtà, forse la domanda del titolo è mal posta, perché è certo che si possa scrivere (o essere artisti) senza entrare veramente in contatto col mondo, anzi, come dici tu, forse è piuttosto frequente. Era solo una riflessione serale ed “estemporanea” sulle possibili ragioni dei miei gusti personali (ragioni che forse, in realtà, non esistono e servono solo come scusa per giustificare il “mi piace/non mi piace”) 🙂

  2. A me invece è piaciuto molto! Certo, non è che abbia proprio sentito un impellente bisogno di ragionare sul puritanesimo del New England….insomma per fortuna la caccia alle streghe (di Salem) è finita da un pezzo (o forse continua sotto mentite spoglie?), e i motivi per cui Hathorne decise di comprarsi una lettera come al gioco del Mike Bongiorno, diventando HaWthorne, non interessano più nessuno….però, benchè non possa dire di sentirlo “vicino” questo libro, a me è piaciuto, forse il mio era pregiudizio!

    • Non credo sia un pregiudizio, anzi,, penso ci siano tante ragioni per cui si può amare un libro (o non amarlo), indipendentemente dall’autore, dai luoghi e dalle situazioni che descrive, che possono essere lontanissimi da noi, però non per questo impedirci di rispecchiare in personaggi, emozioni, o anche “solo” uno stile di scrittura. Però credo che i motivi per cui ci succede con qualcuno e non con altri siano molto personali.

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