Orfeo

Sono io l’Orfeo sperduto in ciò che non è stato
che con musica e canto va risvegliando i sassi
in un dolore fuori luogo, immaginario e spaesato
che della morte va contando i lenti passi.
Ma ho rabbia di far mia la vita ad ogni costo,
ho appeso la cetra al chiodo che mi graffiò le braccia
il passato può solo lasciar segni al loro posto
rughe che danno il ritmo alla mia faccia
amo il tuo esser uomo, e non troppo straordinario
il vivermi accanto senz’altro scopo che viaggiare
non dalla terra all’Ade, ma il contrario
percorrere a ritroso questo eterno andare
e ritrovarsi ogni giorno alla partenza
di un infinito gioco dell’oca occasionale
inventato da un dio che alla nostra impazienza
sorride, e ruba nostalgie con un soffio di maestrale

raro tentativo di poesia in rima…

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