Sabato mi hanno rubato il portatile sul treno. Presumibilmente l’ho dimenticato io, mi sono accorta di non averlo solo dopo che sono scesa alla stazione. Ho chiesto subito all’assistenza clienti, hanno chiamato il capotreno, “naturalmente” non avevano trovato nulla. Mi hanno detto che avrebbero continuato a cercare, fino all’arrivo del treno alla stazione di destinazione. Ma “naturalmente”, niente di niente. Così sabato pomeriggio mi sono passata 4 orette buone passando dall’assistenza clienti alla Polfer, poi alla Polizia postale (che il sabato pomeriggio però è chiusa…), infine alla Questura dove sono riuscita a fare la denuncia dopo due ore di attesa.

Io sono una di quelle persone che periodicamente lancia accidenti ai suoi dispositivi tecnologici, per vari motivi, tra cui quello che spesso e volentieri si animano di vita propria e non fanno quello che gli dici (o più probabilmente, credevi di avergli detto) di fare, oppure ti lasciano “a piedi”, proprio quando più ne avresti bisogno. Però poi sono anche una che si affeziona. Come quasi sempre succede, non è l’oggetto in sé, che conta, ma quello che “ha dentro” e che ci appartiene in maniera molto più profomda. Scritti, foto, immagini, lavoro, pezzi di vita.

Sarà un caso ma da ieri sono senza voce. Quasi mi viene da pensare che sia per il mio sentirmi improvvisamente privata di qualcosa che “mi esprime”, qualcosa con cui “parlo”. Magari non ci si pensa a volte, si vedono quei professionisti in giacca e cravatta che digitano sui tasti del portatile, immersi nel lavoro e magari con le cuffie del cellulare nelle orecchie, estraniati dal mondo, ci si sente irritati, li si vede come degli arrivisti (ai “miei tempi” li si sarebbe chiamati “yuppies”), e invece forse qualche volta siamo costretti a lavorare in qualunque momento libero. Oppure, nei viaggi, ne approfittiamo per scrivere una poesia, un post, mandare un pensiero alla parte della famiglia che è rimasta a casa. Per cui portare via una cosa così significa davvero portare via qualcosa che è importante non per il suo valore economico ma per molte altre cose che non hanno niente a che vedere con quello.

E poi c’è un’altra cosa. E’ la terza volta che mi capita di lasciare qualcosa sul treno. Le altre due volte si trattava di cose da nulla, una volta una giacca (non nuova), l’altra un ombrello. Non ho mai ritrovato niente. Dentro il mio portatile c’era, tra l’altro, uno dei dischi della prima stagione di “Mork e Mindy”, una delle cose per me più preziose per il loro significato e per quello che rappresenta oggi. Quel telefilm, e in seguito Robin Williams sempre di più, man mano che lo seguivo per tutta la sua carriera, sono stati tra i pilastri su cui ho costruito e costruisco giorno per giorno la mia fiducia nell’umanità. Che qualche volta subisce scosse fin dalle fondamenta. Però resta lì, con la stessa mia testardaggine e ostinazione, perché non riesco a pensare che quelli per cui la disonestà è “normale” possano farmi cambiare le idee e i valori che mi hanno trasmesso le persone che più amo e ammiro nella mia vita. Però devo dirlo, fa un po’ male.

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19 Pensieri su &Idquo;

  1. è un trauma, ti capisco
    per quanto la tecnologia possa sembrae fredda, noi la scaldiamo con la nostra anima, con le parole, le immagini, la vita.
    Io faccio copie delle cose più care, proprio per episodi del genere successi in passato.
    Continua ad avere fede nelle persone, nei tuoi valori, quelli nessuno li potrà mai rubare

    un abbraccio

  2. che te lo abbiano rubato è meno significativo del fatto sia scesa dal treno senza far caso di averlo con te. Visto che ci sono dei precedenti oso insinuare il tuo inconscio ti stia lanciando dei messaggi sempre più forti. Riguardo cosa, lo puoi sapere solo tu. So comunque quale sia la sensazione di frustrazione, di rabbia impotente, quando perdi ricordi e appunti inestimabili perché parte di te… mi è successo diverse volte. Ma per fortuna passa. Ti auguro una buona giornata e… distraiti 🙂

    • Non saprei, sono sempre stata distratta ma queste cose mi sono capitate negli anni, non tutte di recente e dicono che il treno sia un posto tipico dove tanti dimenticano le cose. Certo sono stanca e un po’ stressata in questo periodo (non solo e non tanto per ragioni di lavoro). So che hai ragione, ci si sente malissimo ma poi passa, me lo sto ripetendo da due giorni e so che è così ma la ferita è ancora un po’ troppo fresca. Grazie, comunque, cercherò di fare tesoro del consiglio di distrarmi, soprattutto (in un senso diverso dal solito però) 🙂

    • Sì, anch’io penso che sia la cosa più giusta. qualcuno mi dà dell’ingenua, qualcuno addirittura si tiene le cose trovate come una specie di rivalsa “visto che è capitato a me, adesso faccio anch’io così”, quasi che far del male ad altri potesse ripagarti di quello fatto a te. Però per fortuna le persone oneste esistono ed è giusto ricordarsene sempre, anche quando sembra più difficile 🙂

  3. Ti capisco, fa davvero male per quanto di noi, del nostro tempo, dei nostri ricordi sta rinchiuso nei nostri oggetti (anche nella vecchia giacca, non solo nel computer). Però ti consiglio tanto, per il futuro, di dedicare con regolarità qualche minuto allalungimirante pratica del backup. Io non ero molto previdente, ma sono stata convinta dalla paura di perdere tutto (poesie, romanzi, fotografie) e dalla forza di persuasione di chi mi sta accanto.
    Come si può trovare la forza di riscrivere un libro???

    • Come dicevo ad altri, per fortuna la maggior parte delle cose importanti sono recuperabili (certo, qualcosa ho perso tra cui un paio difficili da ricostruire ma comunque non impossibili. Nessun libro da riscrivere per fortuna 🙂 ) Giustissima la cosa dei backup.
      Grazie anche a te della solidarietà, è sempre di conforto 🙂

  4. sai, l’ho anche raccontato in un post… a me è sparita una viligina. Cioò, sono scesa dal treno, alla stazione Tiburtina, e l’ho lasciata lì.
    Stessa tua trafilaper ritrovarla. Il treno si fermava a Termini. E a Termini, in deposito, la valigina non c’era più. Con un paio di pantofokine nuove, una camicina da notte, un paio di vecchi pantaloni da giardino e un po’ di intimo da lavare. (ero stata fuori solo due giorni). Unica cosa di valore, una crema Collistar che avevo trovato lì, e che a Roma non trovavo…
    Che cazzo ci avranno fatto con quelle cose? Sai che faccia quando avranno aperto la valigina?
    Me ne sono comprata un’altra. Più bella e splendente di pria. E fan culo!

    Passa, vedrai, la rabbia passa. Anche la malinconia. Ed i ricordi restano. E altri ne accumulerai. Alla faccia loro! Brutti ladri di merda! (quanno ce vo’ ce vo’!)
    🙂

    • Eh sì, sapessi quante gliene ho dette in cuor mio… So che passa, so che i ricordi restano e del resto la maggior parte li ho anche nel “computerone” e anche sulla “nuvola”, tanto per stare sul sicuro (quello che non ci ho ancora messo ce lo metterò). resta la rabbia di sapere che qualcosa di così personale è in mano ad altri. Ma passerà anche quella, per fortuna gli oggetti materiali sono sostituibili e i ricordi, come dici tu, restano in ogni caso 🙂

  5. perdere o lasciare sul treno un ombrello è qualcosa di talmente comune, che non vale la pena nemmeno di menzionarlo.
    Però lasciare il portatile, ehm, sì insomma, si deve essere abbastanza distratti. Ma comunque capita.
    Capisco il tuo senso di perdita, perché è qualcosa che rappresenta una nostra appendice.

  6. capisco cosa si prova…è come sapere che qualcuno rovisti nei tuoi pensieri, perché ad un PC oggi li affidiamo spesso. Ricordo che una volta trovai per terra un portafogli da donna con denaro e documenti, non lo portai a polizia o carabinieri e mi misi a caccia della proprietaria che trovai…una signora anziana che mi regalò uno splendido piatto dipinto da lei che custodisco gelosamente… dai che si supera…..

  7. Quello che ti è capitato è senza ombra di dubbio una cosa davvero antipatica perchè è come sentirsi defraudati di una parte di se stessi. Perchè tutto ciò che si scrive , di cui si parla, è come un mettersi a nudo, è affidare i nostri pensieri al pc come ad un diario. Mi dispiace molto mia cara, e soprattutto vorrei mandare se permetti un accidente a chi ti ha fatto questo. A te un forte abbraccio con l’augurio che il prossimo portatile resti più a lungo con te di questo. Isabella

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