Il Bosco – Parte I – Capitolo I – V

VI (1963)

La strada si dipanava diritta come il filo di un gomitolo teso a indicare il cammino nel groviglio labirintico che partiva dal porto e giungeva chissà dove. Elisa camminava a fianco di sua madre, con Cristina dall’altro lato. Il vento appiccicava il vestito al corpo della mamma, i fiori gialli, piccoli e freschi, aderivano alle sue gambe, alla pancia che così, vista di profilo, prendeva una forma leggermente arrotondata che non aveva mai notato prima. Più tardi le sarebbe parso di aver intuito tutto, prima ancora che dal rigonfiamento del ventre, dai suoi occhi, da quello sguardo che già andava oltre loro due, verso qualcuno che si sarebbe appropriato di una fetta più larga del suo cuore. Ma fu Cristina a parlare per prima. A gridare, anzi: “Tu aspetti un bambino!”

Elisa si stupì. Cristina non gridava mai. “Io non voglio nessun altro bambino.” continuò la sorella, con un tono ancora più denso di rabbia, ancora meno riconoscibile.

“Beh, mi dispiace, signorina, ma che tu lo voglia o no, dovrai abituartici”, rispose sua madre, secca. Questo non la stupì, invece. Sua madre era sempre stata insofferente di fronte a qualunque espressione di rabbia, dolore o allegria che considerasse eccessivi, ed era allergica alle conversazioni importanti, nelle quali si sforzava inutilmente di rendere semplici le cose complicate e riusciva invece benissimo a rendere complicate quelle più semplici.

Elisa si disse che non le sarebbe dispiaciuto avere un fratellino. Però forse quello che provava era sbagliato, forse lei stessa era tutta sbagliata. Ancora adesso, a sprazzi, odiava Fabrizio. Lo odiava perché in fondo sarebbe stato naturale, quasi un suo dovere odiarlo, era la cosa giusta da fare. A volte lo aveva odiato ancora di più perché le era simpatico, gli aveva rivolto contro la rabbia di un affetto che non era riuscita a impedire e che non gli aveva mai perdonato.

E adesso … chi sarebbe stato esattamente quel bambino? Un fratellino avrebbe significato in un certo senso accettare che Fabrizio facesse parte della famiglia. E perché questo non le suscitava accessi di furia incontenibile? Perché non provava l’irrefrenabile impulso di picchiare tanto lui quanto sua madre, di far pagare a entrambi la confusione dei suoi sentimenti? Anche se non lo avrebbe ammesso neppure sotto tortura, in realtà sapeva di voler bene a Fabrizio molto più di quanto avrebbe dovuto. Questo voleva dire che stava cominciando anche lei ad abbandonare suo padre?

Elisa guardò sua sorella cercando di capire cosa ne pensava lei. Cristina era sempre stata così adattabile, sembrava che le andasse bene tutto, si preoccupava poco di quello che le succedeva intorno, come se nulla potesse toccarla, in fondo. Dopo lo sfogo di poco prima, il suo viso si era come richiuso, assumendo l’usuale espressione indecifrabile.

“A me piacciono i bambini”, si arrischiò a dire, con una certa cautela.

Cristina ebbe un’altra esplosione e questa volta non si contenne. “A me, a me, io, io”, gridò, con tutto il fiato che aveva in gola, così parve. “Ma di quello che provo io importa a qualcuno? Io sono solo la scema che fa sempre quello che le dicono, che si comporta come una signorina ammodo, che non crea mai problemi. Ma forse qualche problema ce l’ho anch’io, forse non mi piace essere perfetta, ci avete mai pensato? Forse in realtà sono cattiva, maleducata e incosciente e magari mi piace anche, essere così”.

“Ma cosa ti prende, Crissy?” Chiese Elisa, con una voce più dolce di quella che usava di solito parlando con la sorella.

“Cresce” disse asciutta Viviana. Aveva letto da qualche parte che i ragazzi, non avendo più riti di passaggio all’età adulta, vivevano negli anni dell’adolescenza una confusione ben maggiore di quella che avevano vissuto i loro genitori. Effettivamente a lei non sembrava di essere mai stata adolescente. Non aveva potuto permetterselo. C’era la guerra, allora, e poi l’immediato dopoguerra. Niente male come rito di passaggio all’età adulta.

Elisa intuì d’improvviso qualcosa che non aveva mai capito. Se era così difficile capire cosa passava nella sua testa, forse era perché Cristina stessa non lo sapeva.  Cristina era carina, era spiritosa, andava bene a scuola, piaceva alla gente e lei aveva sempre pensato che le piacesse essere così, che fosse quello che voleva anche lei. Invece forse la vera Cristina era nascosta da qualche parte, ma era troppo abituata a comportarsi come gli altri si aspettavano da lei – o come lei credeva che si aspettassero – per sapere come ritrovarla. Che cosa davvero le piaceva o non le piaceva, questo Elisa non avrebbe saputo dirlo. Pensò che forse, dopotutto, si somigliavano più di quanto le fosse mai sembrato. Si sentì solidale con lei, una sensazione quasi nuova, e la stupì che non fosse accaduto più spesso.  Le venne voglia di abbracciarla, forse non era il momento giusto ma lo fece lo stesso. La sentì ritrarsi un momento e poi, un po’ rigidamente, Cristina le posò la testa sulla spalla e scoppiò a piangere, e allora pianse un po’ anche lei, senza sapere se fosse perché si sentiva triste, o perché si sentiva felice.

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4 Pensieri su &Idquo;Il Bosco – Parte I – Capitolo I – V

  1. Buone le riflessioni di Elisa. Però avresti dovuto asciugare di più la parte centrale, quella relativa a Fabrizio e all’arrivo del fratellino. Hai ripetuto più volte lo stesso concetto.
    Dopo cinque parti Cristina pare con poca personalità, a parte i due scatti e il pianto finale.

    • E’ vero, Cristina ha una personalità piuttosto poco pronunciata. Non posso dire che sia proprio una cosa voluta, ma diciamo che si è sviluppata così nel corso del romanzo, ha una sua “voce’, che è quella di un personaggio tranquillo, paziente, a cui importa poco del mondo esterno (è del tutto disimpegnata politicamente, per così dire), ma molto del suo privato e della famiglia. Certo, mi hai fatto pensare che oltre a Elisa, che è la protagonista, i personaggi con la personalità più spiccata sono mediamente uomini. E comunque, per quanto col tempo abbia un po’ cercato di arricchire il ruiolo degli altri, questa principalmente è la storia di una donna.

      • Per il momento, non conosco il seguito, l’unica che sia caratterizzata è Elisa. Tutto il resto è appena abbozzato o scritto con le parole, invece di usare azioni e pensieri.

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