Il Bosco – Parte Prima – Capitolo 2 – I

Immagine presa da qui

Capitolo 2 (1967-1969)

I

Mezzogiorno era passato da un pezzo. Il portone del venerabile edificio che ospitava il liceo si aprì e la pigra, azzurra quiete di quella tersa giornata di tarda primavera venne rotta bruscamente da uno sciame di ragazzini in uscita, che manifestavano correndo e urlando la gioia di essere infine liberi dagli obblighi dell’ordine e della disciplina.

Anche Elisa correva con gli altri, urlava con gli altri, gioiva della stessa libertà degli altri, o forse di una libertà che non era propriamente la stessa di quella degli altri, o almeno non sempre. Chissà se succedeva anche a loro di celare dietro quell’urlo apparentemente vitale la sensazione di sentirsi staccati da tutto e da tutti, come a guardare da una vetrina qualcosa apparentemente a portata di mano, ma impossibile da toccare. Se capitava a tutti quanti di essere ossessionati dalla propria fragilità e dal senso – o non senso – del mondo.

Vide una delle sue compagne precipitarsi ad accendere una sigaretta con l’aria di aver anelato solo a quel momento per tutta la mattina e dirigersi verso un gruppetto di ragazzi che chiacchieravano. Dimenticò le proprie inquiete riflessioni e la raggiunse. I maschi erano piuttosto interessanti, in genere. Non per il loro fascino erotico, che non avevano proprio, ma per i loro discorsi, per il modo che avevano di sfiorare la politica come se fosse un argomento avventuroso. Qualche frase lanciata qua e là ad arte come un’esca in una sorta di sussurro clandestino, stando ben attenti a farsi vedere senza farsi sentire, trasudando mistero e aria d’importanza, consapevoli che più ancora del sesso quelli erano i veri frutti proibiti, e che se alle ragazze quasi mai interessava affatto il soggetto delle loro discussioni, erano però attratte come api al miele dalle loro pose da ribelli ma non troppo, figli di buona famiglia in giacca e cravatta, appena un po’ scapestrati ma pronti a rimettersi in carreggiata non appena la faccenda rischiasse di farsi troppo seria. Ma quanto a lei, era proprio il soggetto che la interessava.

“… dovrebbero ritirarsi dal Vietnam”, stava dicendo uno di loro, “la più grande democrazia d’occidente e un pugno di rossi morti di fame gli stanno facendo mangiare la polvere. Niccolò, cosa ne dice tuo padre? Lui che è nell’esercito come la vede la situazione?”

“Mica ci parlo con mio padre, io, di queste cose, Sté. Mi sa che se fosse per lui, cancellerebbe direttamente il Vietnam dalla carta geografica.

“Secondo me l’America ha sbagliato fin dall’inizio. Perché uno dovrebbe andare in un altro Paese e dirgli o fai quello che ti dico io, o ti dichiaro guerra?” disse Elisa.

“E tu cosa vorresti, ritrovarti i comunisti vicino a casa? – ribatté Niccolò. – Magari il Vietnam sarà pure lontano, ma è strategicamente importante. Ci sono i Russi che armano i Vietcong. E i gialli pure, i Cinesi, sai, sono anche peggio. Fa bene Franco in Spagna, pugno di ferro e niente grilli per la testa.”.

“Sì, però… – Stefano esitò, quasi non osasse esprimere un pur blando dissenso, ma si decise a proseguire. – Insomma, ho letto che in Spagna la polizia è stata molto dura con gli studenti, ragazzi come noi, in Italia persino un giornale monarchico ha criticato gli eccessi. Cioè io non so se …”

“Quindi tu daresti ragione gli studenti – disse NJiccolò, in tono critico. Poi alzò le spalle: – comunque voglio dire, se uno non vuole guai non ci va alle manifestazioni, punto. No?”

“Io non so dove lo trovate il tempo di occuparvi di questa roba. Che c’importa di tutti ‘sti paesi che manco sappiamo dove stanno. Io non ci capisco niente e non m’interessa proprio. – intervenne Diletta con aria scocciata.

“Ognuno ha il suo modo di occupare il tempo” osservò Elisa. Non aveva nessun intento polemico, o forse sì. Per la prima volta voleva capire esattamente da che parte stare, o forse, invece, aveva solo atteso l’occasione di una piccola vendetta meschina.

“Io con quelle come te non ci parlo – sputò Diletta.  – Chi ti credi di essere? Tu non sei nessuno. Nessuno, capisci? Quello che devi fare è solo stare zitta, nasconderti e farti notare il meno possibile. Non sai che i tuoi non possono neanche farsi vedere in chiesa, perché li caccerebbero fuori come si meritano? Dovresti vergognarti!”

Ancora e sempre la stessa storia, dal giorno in cui Fabrizio era entrato per la prima volta nelle loro vite. Da allora erano passati quattro anni, la bambina era diventata una ragazzina di quasi quindici anni, quel settembre aveva cominciato il secondo anno al ginnasio e la tiritera era sempre quella. Elisa si sentì soffocare, non solo e non tanto da quella frase, ma da quella vita che le avevano cucito addosso. C’era sempre una parte da sacrificare. Difendere la sua famiglia strana, rinunciando alla parte di sé che voleva essere del tutto normale, oppure rinunciare agli affetti per le amicizie, diciamo forse per dei simulacri di amicizia. Pensò alle parole di Fabrizio. Ragione, torto, il punto non era quello. Il punto era un Dio libero, un Dio che non aveva inferno. Forse c’era un’altra strada. Pensò, per la prima volta in vita sua, che avrebbe dovuto essere, che poteva farcela ad essere, semplicemente tranquilla.

“Dovrei vergognarmi? E per cosa? Ti invidio, sai, se Dio ti ha scelta come confidente, magari quello che vuole lo sai persino meglio di Lui. Dovrei vergognarmi per chi? Per te che ti senti una ribelle perché dai due boccate a una sigaretta e poi sei così bacchettona che neanche il mio trisnonno? Io non lo so se a Dio piace mia madre e se gli piace Fabrizio, Lui a me non lo ha mai detto, purtroppo. Però a me piacciono. Preferisco mille volte mia madre separata e Fabrizio che si limita a darci affetto senza chiedersi se sia giusto o no, a certa gente bigotta che vive la religione come un modo per condannare, invece che per avvicinarsi a capire, e ragiona soltanto con le idee degli altri, stando ben attenta a non fare mai un pensiero con la testa sua”.

Poi le voltò le spalle per tornare in classe, mentre suonava la campanella per la ripresa delle lezioni, non senza notare con la coda dell’occhio le bocche spalancate dei suoi tre compagni. Piccola ma significativa soddisfazione.

Le tornò alla mente l’estate di tre anni prima, l’estate in cui era nato Raffaele. Ricordava sua madre sul letto della clinica, circondata di fiori, che teneva tra le braccia l’essere umano più piccolo che avesse mai visto. Lo aveva visto muoversi, e aveva pensato a un pesciolino che si fosse allontanato per la prima volta dal suo nido (avevano un nido, i pesci?) e si trovasse in un ambiente sconosciuto, diviso tra la curiosità e la preoccupazione.

Ricordava Fabrizio frastornato, stregato, rapito, ogni padronanza di sé spazzata via da una felicità assoluta, e l’’ondata di affetto che aveva provato per lui e che non si era più spenta.

Le allusioni, le cattiverie, l’avevano ferita per tanto tempo perché era lei a vergognarsi senza nessuna ragione. Non si sarebbe vergognata mai più. Quella era la sua famiglia, e se avesse potuto scegliere le persone che ne facevano parte, le avrebbe volute esattamente com’erano.

Annunci

3 Pensieri su &Idquo;Il Bosco – Parte Prima – Capitolo 2 – I

    • Mi fa piacere.
      So bene che postare un romanzo su un blog è una mossa arrischiata,
      Ho raccolto tutto nell’area ‘romanzo’ del menu che appare in cima al blog, dove si possono trovare le varie parti in ordine, ma ovviamente non è facile seguire il filo.
      Si tratta principalmente di una storia d’amore, o meglio, della storia di una donna e delle persone importanti della sua vita, però mi sembrava inevitabile che fosse toccata dagli avvenimenti storici del tempo in cui si è trovata a vivere, per ragioni personali oltre che ‘politiche’.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...