3.The Survivors / Come ti ammazzo un killer

Come ti ammazzo un killer (1983) Poster

immagine presa da qui

The Survivors [‘I Sopravvissuti’, letteralmente] è un film del 1983, in cui Robin Williams recita accanto a Walther Matthau, e io personalmente credo sia un peccato non averli visti insieme in altre occasioni.

Sto andando in ordine cronologico (tanto perché così non me ne perdo nessuno per strada), quindi questo è il terzo, le prime due recensioni le trovate qui (Popeye) e qui (Il Mondo Secondo Garp).

Non credo che The Survivors possa definirsi un grande film, anche la comicità non è sempre ai massimi livelli, però è godibilissimo. E attuale. Perché forse tendiamo a dimenticarcelo, quando ricreiamo con la mente un presunto periodo in cui il mondo era migliore, i valori erano più certi e più rispettati e la gente era più contenta e meno spaventata e c’erano persino le mezze stagioni, che alla fine l’età dell’oro è sempre esistita soltanto in un tempo leggendario e appartiene alla sfera del mito.

In realtà, benché risalga appunto ai primi anni ’80, questo film mette il dito su una piaga ricorrente: potremmo essere nel 2000, o magari nel 2014 o nel 2025. C’è sempre qualche data in cui il ‘mondo come lo conosciamo’ dovrebbe finire. E c’è sempre qualcuno pronto ad approfittare di queste e di altre paure e a imbottire la testa delle persone – anche le più miti – di una ‘sicurezza’ da conquistare armandosi contro qualcuno o qualcosa.

Qui Donald Quinelle (Robin Williams) e Sonny Peluso (Walther Matthau) sono due uomini senza nulla in comune eccettuato il fatto che entrambi hanno perso il lavoro e hanno un conto in sospeso col sogno americano, per così dire. Don è un tipo gentile, piuttosto imbranato ma apparentemente innocuo; Sonny è un reduce della guerra di Corea, il classico duro dal cuore tenero che Matthau aveva interpretato spesso. Il destino li fa incontrare in un locale in cui poco dopo avviene una rapina, nel corso della quale Sonny salva la vita a Don ma vede in faccia il rapinatore. I due si ritrovano inseguiti e Don perde la testa. Comincia a comprare una serie di armi letali che non è in grado di usare e finisce per iscriversi a un corso di sopravvivenza dove l’unica regola sembra essere che ciascuno è solo e ogni vicino è un potenziale nemico… e dove l’unica lezione che Don sembra non avere difficoltà ad apprendere è come cacciarsi meglio nei guai.

Robin Williams non è normalmente ricordato per aver fatto fuoco e fiamme contro le armi. il fatto è che far fuoco e fiamme contro qualcosa o qualcuno non era da lui. Ma come la pensasse sulla diffusione indiscriminata è cosa nota a chi abbia avuto l’occasione di vedere i suoi spettacoli (in versione integrale), fin dai tempi di ‘A Night at the Met’ (1986, è reperibile anche su Internet). E a vedere questo film, direi che la sua personalissima battaglia in questo senso era evidentemente iniziata già prima. Va da sé che questa è una delle innumerevoli ragioni della stima sconfinata che ho nei suoi confronti. E’ una battaglia dai toni sempre apparentemente lievi, fatta con le risate più che con le prese di posizione dogmatiche, come ovviamente, appunto, era nel suo carattere. Ma la sua leggerezza pesava assai più di tante parole, per quanto serie, ragionate e condivisibili. Anche perché le sue idee, lui le ha sempre espresse più di tutto col suo modo di essere e di comportarsi. E di far sì che la risata non fosse mai un modo di non pensare troppo alle cose serie, ma proprio il contrario: Tu ridi e dopo le rotelline cominciano (o continuano) a girare. E non smettono più….

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8 Pensieri su &Idquo;3.The Survivors / Come ti ammazzo un killer

  1. Robin Williams era così.Sembrava essere piccolo ma era un grande. E attraverso il riso raccontava cose serie. Peccato.Un abbraccio e buona giornata . Isabella PS L’accoppiata sarebbe stata bella se avessero continuato. Del resto Matthau già ci aveva deliziato in coppia con Jack Lemmon quindi presumo che sarebbe stato altrettanto forte e godibile in coppia con Williams.

    • Bentornata cara Isabella, e grazie 🙂
      Visto che ormai ho abbandonato, su questo blog, ogni timore reverenziale che potevo avere su cose così personali, ti dirò quello che provo nei suoi confronti. E’ quel sentimento bellissimo e terribile che gli anglosassoni (che conoscono le emozioni molto bene, contrariamente a quanto a volte si pensa) chiamano longing, un desiderio spesso misto a una forte nostalgia per qualcosa che non necessariamente hai avuto, e che pure senti appartenerti profondamente. Ad ogni cosa che succede, nella mia vita e intorno a me e nel mondo, penso alla faccia che avrebbe fatto, al sorriso o alla smorfia di dolore, alla battuta e al pensiero (mai banale) che ci sarebbe stato dietro. Cerco ancora adesso di capire come la penso attraverso di lui, non c’è niente per cui non cerchi risposta nelle cose che ha lasciato. E’ difficile da spiegare (mi manca anche la sua capacità di spiegare l’infinito con tre parole), è qualcosa di immenso che non mi è mai successo e non avrebbe mai potuto succedermi e non mi succederà ovviamente mai con nessun altro. Ho riempito di lui ogni cellula di quello che sono e ogni angolo della mia vita, anche quelli in cui penseresti che non c’entri. Dicono che io abbia una forza di pensiero notevole ed è stato uno dei complimenti più belli che mi abbiano fatto. Ecco, questa forza di pensiero, moltiplicata n volte e unita a una capacità di osservazione che io invece ho in misura molto limitata, e a una capacità di immedesimazione e di calore umano che mi riconosco, ma anche lì, senza nessuna possibilità di paragoni, questo, più o meno, è per me quello che lo rende la persona che è stata e che è. Della sua morte ho già scritto e non voglio parlarne. Ma ha dato alla vita tutto quello che un essere umano avrebbe potuto dare. La mia fiducia nei suoi confronti è tale che se avessi un principio nel quale ho sempre creduto fortemente, e scoprissi che lui credeva in un principio opposto (non è mai accaduto e non credo accadrà, ma potrebbe), cambierei idea, e solo dopo andrei a cercarmi le ragioni, perché sarei comunque sicura fin dall’inizio, che sarebbero insormontabili. Credo che potrei andare avanti a scrivere per giorni e non esaurirei tutte le cose da dire e non saprei comunque spiegarle, forse, meglio di così, per cui per adesso mi fermo. Tanto comunque, continuo a parlare di lui, qualunque cosa scriva.

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