Il paradiso può attendere… e anch’io

Ieri verso ora di pranzo avevo un piccolo esame medico da fare. Sulla strada, tra l’altro, mi sono imbattuta in questa meraviglia. La luce non è forse delle migliori per una buona visuale dell’edicola,  la cosa buffa è che da dove mi trovavo io non si vedeva affatto così, sembrava tutta in ombra… ma le foto coi telefonini sono quelle che sono, del resto.

20150910_111551

Arrivata al centro medico, dovevo prima pagare il ticket, di solito c’è una marea di gente, ieri non c’era quasi nessuno. A un certo punto ero rimasta l’unica fuori, arriva una signora e mi fa:

‘scusi, c’è qualcuno dentro?’

E l’istinto ovviamente è stato di risponderle “no, signora, sono qui a guardarmi avidamente queste bellissime piastrelle grigie e marroni (vuoi mettere?), la finestrella con vista muri e la porta chiusa davanti ad una stanza vuota. Veramente mi hanno già chiamato quattro volte, ma ho preferito declinare graziosamente l’invito a entrare perché qui ci sto troppo bene”.

In realtà ho detto solo ‘sì’, con un sorriso, e non so se tutto il resto sia comparso nella mia espressione.

Subito dopo però ho pensato sì, però in realtà è vero che a me piace aspettare. No, non agli appuntamenti. Ma sapete, in quelle code alla posta e dal dottore, quando sei lì seduto e tutti imprecano contro il mondo e sbuffano e si agitano e battono i piedi, quasi che l’attesa si abbreviasse in questo modo. Io mi piazzo lì seduta, con o senza un libro, comoda comoda e bella tranquilla.

Mi è rimasta impressa una cosa che l’antropologo Marco Aime raccontava un giorno ad uno dei suoi incontri, ossia che nel corso delle sue lunghe permanenze in Africa (e nel Mali in particolare), aveva imparato che i mezzi di trasporto passavano quando passavano e impiegavano il tempo che impiegavano, a volte giornate intere per fare tratti che normalmente aavrebbero richiesto sì e no un’ora. E che era stato difficile, per lui occidentale, abituarsi al fatto di non avere alcun controllo su questa cosa e che quindi tanto valeva evitare di scalmanarsi. Siccome non si poteva intervenire, la gente faceva tesoro dell’attesa in vari modi, e presto anche lui aveva imparato a farlo.

Ecco, pensavo che in questi che chiamiamo ‘tempi morti’, io lascio andare la mente a briglia sciolta come a volte è difficile fare in altri momenti, quando tra lavoro e famiglia e impegni e corse a destra e a sinistra, raramente il pensiero e l’immaginazione hanno campo libero.

E quindi sì, signora, la prossima volta chissà, forse mi troverà davanti alla porta chiusa di un ufficio senza nessun ‘utente’ dentro, e le dirò, senza nessun intento ironico, “no, signora, non c’è nessuno, prego, entri pure, io resto ancora qui un po’, a godermi l’attesa”.

Annunci

33 Pensieri su &Idquo;Il paradiso può attendere… e anch’io

  1. Allora c’è qualcuno come me!!!Io mi offro anche volontaria per andare alla posta al posto del mio ragazzo: la mattina esco a fare due ore di camminata veloce, includo anche la posta nel giro e me lo prendo come un momento di relax, mi metto seduta lì, comoda comoda e chiacchiero con l’anziano seduto accanto a me oppure fisso il vuoto e intanto riposo il cervello!

  2. L’attesa…uno dei temi portanti di tanta letteratura teatrale, attendere qualcosa o qualcuno , che importa, anche perchè potrebbe non arrivare…
    Davvero bello questo tuo post,
    un caro abbraccio,
    Barbara

  3. Mi aggiungo anch’io alla lista delle persone che non soffrono minimamente l’attesa, per me oltre che per pensare le attese sono una valida occasione per riposare in pace ( non morire eh 🙂 ).

    Un saluto

    • Sì, poi davvero, mi sono resa conto (anche scrivendo questo post, e dai commenti) che l’attesa comprende in sé moltissime cose, il riposo, le possibilità di incontro, la noia, l’aspettativa verso qualcosa di bello, la speranzaa, il timore, il tempo sospeso, magari perché non si sa neppure se ciò che si aspetta accadrà… Insomma, rivalutiamo le cose alle poste… 😀

      • Tutto dipende dal motivo per cui si fa la coda, dal luogo e anche dai “compagni di viaggio”… a volte si incontrano persone molto particolari… E come dici tu l’attesa comprende moltissime cose…

      • Sì, ma in generale, penso che si possa sempre trovare un motivo per “starci bene” (a parte i momenti di stress particolare di cui parlavamo in un commento precedente), perché appunto, ci sono tante possibilità. Il silenzio, la lettura, immaginare storie, parlare, ascoltare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...