Silverwing / Ali d’Argento

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Zitti zitti siamo arrivati al centesimo articolo… E per questo post vi propongo una delle letture più stravaganti ma piacevoli che mi sia capitato di fare quest’estate.

Si tratta di questa saga intitolata Silverwing, di Kenneth Oppel (Ed. Simon & Schuster). L’ho scoperta tramite un blog che per me è una miniera di idee, perché parla di letteratura per bambini e ragazzi, in inglese, ed essendo di taglio anglosassone, la competenza di chi se ne occupa non esclude (anzi, ha come conseguenza naturale) che se ne parli con passione e relativa semplicità, e in particolare senza nessun gergo da addetto ai lavori. Il blog si chiama “The Nerdy Book Club”, lo adoro anche per il nome e la grafica e lo trovate qui.

Perché parlavo di una saga “stravagante”?

Perché sono tre romanzi tutti incentrati sulla storia di un pipistrello.

Ed è evidente che l’autore ha molta simpatia per questi esserini solitamente poco amati e li ha studiati bene. Certo,sono “antropomorfizzati”, ma le differenze tra le varie specie, le sfumature, le abitudini, l’alimentazione, lo sforzo di rendere per iscritto il loro mondo in bianco e nero, denotano qualcosa di più del semplice intento di un qualunque romanzo di formazione per ragazzi (perché di questo si tratta, alla fine).

Non vi dirò moltissimo, anche perché la trama è meno importante, tutto sommato, della capacità di descrivere le emozioni, i timori e i desideri di un “giovane della specie” (pipistrellica o umana che sia). Dirò solo che nel primo romanzo, intitolato come la saga nel suo complesso Silverwing, il protagonista Shade, giovane e gracile cucciolo con “l’insano” desiderio di vedere il sole, resta indietro durante la migrazione e si trova ad affrontare vari pericoli e a conoscere molti personaggi, amici e nemici. Forse questo è il mio preferito, una bella storia di ricerca di libertà, soprattutto nel senso di imparare quando, e come, certe regole possono (e devono) essere trasgredite (e quando no).

Nel secondo, Sunwing, Shade va alla ricerca del padre e finisce in una sorta di paradiso artificiale creato dall’uomo, che forse poi così paradiso non è, e da cui è tutt’altro che facile andar via di propria volontà… e questa è solo la prima delle sue vicissitudini.

Nel terzo, Firewing, gli tocca andare addirittura fino agli inferi, alla ricerca del figlio.

Non credevo che fosse stato tradotto, non ne avevo mai sentito parlare, invece ho scoperto che esiste una versione italiana, Il fantastico volo di ali d’argento, traduzione di Maria Bastanzetti, Ed. Piemme, collana Il Battello a Vapore, illustrazioni (che nell’originale non ci sono) di Michelangelo Miani.

Provo giusto a tradurvi un breve dialogo all’inizio del libro (l’ho tradotto io, perché non ho la traduzione “ufficiale”, ma so che nella versione italiana il protagonista è chiamato Ombra):

“Sì, voi andate,” disse Ombra, sbadigliando con noncuranza. “Io darò appena un’occhiatina al sole.”

La loro reazione fu così soddisfacente, che dovette arricciare il naso per impedirsi di sorridere. Lo fissarono tutti in silenzio, il pelo tra gli occhi corrugato per lo sgomento,

“Di che parli?”, fece Chinook, beffardo.

“Non puoi guardare il sole,” disse Yara, scuotendo la testa.

“Beh, io voglio provarci.”

Era la prima cosa che veniva detta a tutti i cuccioli, e la più importante. C’erano altre regole – troppe, pensava Ombra – ma questa era tra tutte quella che ti inculcavano con più insistenza. Mai guardare il sole. Era semplice. Era indiscutibile.

“Diventerai cieco,” disse Jarod. “Ti brucerà le pupille fino a fartele uscire dalla testa.”

“E poi ti ridurrà in cenere,” aggiunse Osric, con un certo compiacimento.

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14 Pensieri su &Idquo;Silverwing / Ali d’Argento

    • sono d’accordo! Ma che vuoi fare… potrei propormi per una traduzione aggiornata ma dubito che l’accetterebbero 🙂 . Io temo molto soprattutto la tendenza a “semplificare” e a parlare di certe cose in maniera un po’ più “soft”, perché in certi momenti potrebbe parere un po’ crudo per le delicate orecchie dei nostri virgulti. Anche se forse, dopo Harry Potter la tendenza si è un po’ attenuata 🙂

      • Contro le figure, devo dire, ho poco o niente. Alcune sono bellissime e i miei figli (che nel paese natale non credo sapessero neanche cos’era un libro, a parte forse quelli di scuola) hanno cominciato grazie a quelle ad avvicinarsi cautemente a questi oggetti oscuri e un po’ ostili. Certo, meglio se sono belle e non quelle stile Senza-Famiglia-Anni-’30-’40-’50. Ultimamente l’illustrazione per ragazzi ha visto cose splendide, non ho approfondito però questo libro in particolare, magari poi do un’occhiata. Sul resto, temo tu abbia ragione, come sempre sono soprattutto i genitori il problema. Su ‘Andersen’ (la rivista) incoraggiano spesso letture forti, ma poi si sa, i dubbi….
        E qui parlo anche per me. Sostenitrice accalorata dell’idea di portare i bambini in libreria e far loro scegliere quello che vogliono. Almeno fino a quando scoprono che ci sono anche i videogiochi, funziona alla grande. Ma c’è un ma… quando il piccolo mi ha chiesto “La Famiglia Caccapuzza” ho vacillato. Anche perché era ancora il tempo (durato non poco) in cui le storie gliele leggevo io. E mi sarei quindi trovata a dover leggere ad alta voce di cose su cui normalmente si glissa (aggiungici che ancora di recente, sono stata ahimè definita una persona “sofisticata”!!!). Alla fine ho capitolato. E’ stato uno dei libri che abbiamo letto di più. Non facevo i salti dalla gioia quando me lo chiedevano, non mi sono sbellicata dalle risate, ma ho imparato che si passa anche da questo. Che certe cose esistono e bisogna solo trovare le parole giuste per dirlo. Certo, l’attenzione è assolutamente necessaria, le parole e i toni devono essere scelti con cura. Ma senza “zuccherare” troppo e senza pensare che ci siano cose che “non devono” sapere, di cui “non si parla”.

      • Dipende dall’età tutto. Per tornare all’esempio di Harry Potter ti invito a guardare le illustrazioni dei primi libri, illustrazioni che sono andate via via scemando fino a scomparire del tutto praticamente con la progressione dei volumi, della versione italiana e poi di quella inglese. In realtà ho visto che moltissime lingue avevano l’edizione per ragazzi e quella normale, con cambi di copertina ed inserimento di immagini.
        Bisogna poi capire cosa si intenda per bambino, a nove anni si può tranquillamente leggere Lo Hobbit, libro per ragazzi, senza figure e un paio d’anni dopo Il Signore degli Anelli (cito questi due per esperienze personali e non ne cito altri perché forse ero strano io)…

      • Pensa che io non avevo notato neanche che ci fossero le figure… 😀
        Sul fatto che a 9 anni si possa leggere quasi qualunque cosa anche pensata per i più grandi, non posso che essere d’accordo (penso al mio adorato Barone Rampante. Peraltro forse ero strana anch’io…)
        Per esperienza di mamma però avvicinare alla lettura dei ragazzi già grandini (il maggiore aveva 11 anni e mezzo quando è arrivato) è delicato e a volte anche le figure aiutano. Aiuta anche rispettare i loro gusti, ma appunto, non è sempre facilissimo 🙂

      • Certo, avvicinare chi non era già vicino è sicuramente piú difficoltoso. Ma dopo un po’ di rodaggio sono dell’idea che si possa leggere assolutamente qualsiasi cosa! 🙂

      • sì, sì. Al momento siamo ancora ai Fantasmi sotto Sfratto e a Jessica l’Acchiappastreghe, passando per Rodari e C’era Due Volte il Barone Lamberto, ma da lì poi si può salpare verso lidi più lontani 🙂

      • Piccolo aggiornamento: a una piccola ricerca, Miani risulta essere illustratore di libri di fantasy/horror, il più noto forse è quello intitolato “Deltora”, e ammetto che non sembra un illustratore di quelli “edificanti” 🙂

  1. Pingback: Gufi (e non solo) | intempestivoviandante's Blog

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