I genitori non sono più quelli di una volta

45 anni, un figlio di 15, un bel sorriso e un divorzio alle spalle. Queste erano le cose che ti saltavano agli occhi quando pensavi a Eleonora. Si potrebbe aggiungere, per i curiosi, che era commessa ai Grandi Magazzini Coin e amava le troffie al pesto, ma erano dettagli inessenziali, pennellate di colore a completare il quadro, diciamo.
Suo figlio Maurizio ogni tanto la faceva ammattire, come quando era uscita la prima volta con Fulvio, l’uomo che per adesso era ancora nella sua vita.
– Dove vai? – Le aveva chiesto con aria indifferente, vedendola uscire in gonna e camicetta discretamente sfiziose, catenina al collo e una scia di profumo. Impiccione.
Fulvio aveva fatto un po’ di confusione con degli acquisti, lei gli aveva risolto qualche minuscolo inconveniente, davvero niente di che, ma c’era stato un incontro di sguardi solitamente sfuggenti. In quegli occhi di uomo senza particolari attrattive lei aveva visto qualcosa. E lui forse anche. Banale così, proprio, ma anche le cose banali qualche volta funzionano. C’era da sperare che quella fosse una di quelle volte.
– Chi è questo Fulvio, sei sicura che ti puoi fidare? – Ancora Maurizio. – Senti, portati il cellulare, e semmai mi chiami che ti vengo a prendere, ok?
– Ehi, ma chi è il genitore qui? Non pensi che alla mia verde età dovrei sapermela cavare?
Sguardo beffardo. O geloso.
Ma poi, il giorno che con Fulvio avevano festeggiato il primo mese insieme, era tornata a casa e l’aveva trovata invasa dai fiori.
– Cazzo – aveva detto, ormai non sentiva più il bisogno di trattenersi davanti a quel figlio disinibito.
– Ma… sono tutti di Fulvio?
– No – le aveva risposto lui, piccato. – Sono miei. Non posso farti gli auguri?
Ma certo che sì. Solo perché le aveva fatto scenate di gelosia fino a mezz’ora prima che uscisse, non significava che non potesse farle gli auguri. Così come il fatto che si fosse tatuato un drago sul braccio e indossasse un’aria perennemente strafottente come se avesse fatto parte da sempre dell’abbigliamento quotidiano, non significava che non avesse i suoi momenti di tenerezza. E il fatto che si sarebbe fatto ammazzare piuttosto che farsi vedere a leggere un libro, non significava che non stesse di notte con la lucina accesa sotto le lenzuola. Almeno, c’era da crederlo, perché tutti quei libri che avrebbero dovuto essere nuovi e mai toccati, presentavano sospetti segni d’uso.
Eleonora ripensava a queste cose mentre, a duecento metri da casa, aspirava voluttuosamente la seconda sigaretta della giornata. Mica fumava tanto, mai più di due. Ma se l’avesse vista Maurizio…
Finì di fumare che mancavano ancora cento, centocinquanta metri. Masticò perfino una caramella alla menta. Tutto inutile, lui aveva antenne da radar.
– Ah ma’, sei vecchia, guarda che fumare non è più di moda, non lo fa più nessuno. Che vuoi, ammazzarti prima del tempo?
Arroganza a nascondere un segreto terrore.
– Cosa dovrei fare, secondo te, farmi uno spinello? Magari sei capace pure di dirmi che fa meno male delle sigarette.
– Può darsi – improvvisamente serio. – Ci sono studi che lo dicono.
Un pensiero improvviso.
– Non è che te li fai anche tu, gli spinelli?
– Ma no ma’, uno solo l’anno scorso, sennò quelli poi mi prendevano per il culo per il resto della vita.
Lei fu tentata di dargli un ceffone, lo scrutò, aveva la faccia innocente, forse stava dicendo la verità. Speriamo. Gli lanciò uno sguardo pieno di rabbia affettuosa, lo stesso modo in cui lui la guardava quando lei fumava. Forse si capivano più di quello che credevano.
– Ehi campione, invece che fare le ramanzine a tua madre, vedi di metterti un po’ a posto quello schifo di stanza. Ah e poi guarda che domani sera sono fuori a cena.
– Di nuovo fuori a cena? Non ti sembra di esagerare? E a che ora torni?
– Questi sono fattacci miei ragazzino.
– Ah – grugnì lui. Una smorfia, esasperazione subito stemperata in un mezzo sorrisetto. – Proprio così – fece, alzando gli occhi al cielo. – I genitori non sono più quelli di una volta.

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24 Pensieri su &Idquo;I genitori non sono più quelli di una volta

  1. una visione alternativa del rapporto madre-figlio adolescente in certe situazioni… Le hai dato un taglio realistico ed ottimistico allo stesso tempo, con Maurizio che mi sembra rispecchi in pieno i ragazzi della sua età ma con un amore ribelle e sconfinato per sua madre…molto bello!

    • Grazie! Io penso che il realismo non vada necessariamente di pari passo col pessimismo, anzi. Il realismo è vedere che ci sono situazioni difficili e soluzioni possibili. Un atteggiamento negativo, spesso serve solo ad attirare ulteriore negatività. Me ne sono resa conto anche proprio nel rapporto con i figli! Se noi sappiamo vedere anche l’aspetto positivo della vita, non è che quello negativo venga cancellato, però passa il messaggio che vale comunque la pena di mettersi in gioco sempre. E questo è molto importante per me 🙂

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