7. The Best of Times

Ormai la Recensione del Lunedì sta diventando quasi tradizionale, stile rubrica fissa.

E questo film…

Sì, lo so che adesso penserete che comunque tanto l’ho già detto che a me non può non piacere un film con Robin Williams, e quindi è un po’ inutile che vada avanti a ripetere che… però questo è un film normalmente del tutto al di fuori del mio genere. Una storia di football (argh!); una storia di riscatto da un fallimento sportivo di quindici anni prima (doppio argh!); una storia edificante di come con la volontà si possa arrivare a mete inaspettate e sconfiggere, come Davide, la squadra Golia preparata dieci volte meglio ecc. ecc. ecc. (triplo, quadruplo, quintuplo argh!).

E quindi forse vale la pena spiegare perché, nonostante tutto, il film mi sia piaciuto non poco (al di là della ragione prima, essenziale e comunque in sé sufficiente, of course). Anche perché è un altro di quelli meno noti, almeno fuori dall’America (a dire la verità questo forse in Italia non c’è neppure arrivato, così come Club Paradise e Seize the Day).
Allora, come per Club Paradise, che è dello stesso anno (1986), elencherò semplicemente alcuni dei punti chiave che ne fanno comunque, secondo me, un film riuscito, e che merita:

1) Ok, Jack ‘Butterfingers’ (“dita di burro”) Dundee non è adorabile come l’altro Jack, quello di Club Paradise, appunto. E’ perseguitato dal fatto di aver lasciato cadere la palla lanciatagli da Reno Hightower (Kurt Russell) quindici anni prima, cosa che non gli è mai stata perdonata non solo da Reno (che pure è in un certo senso suo amico), ma neanche da tutto il resto del buco d’inferno in cui vive (piccola città, bastardo posto…). Per giunta, ha l’aggravante di aver sposato la figlia di un banchiere (che gli dà lavoro soltanto per questo motivo e vorrebbe che la figlia divorziasse per poterlo licenziare). Il suocero, sommo della sfiga, è anche il proprietario della squadra che ha battuto la sua ai tempi, e che non avendo problemi di soldi, resta tuttora una squadra incommensurabilmente più forte. Jack è ossessionato dallo sport, ossessionato dal proprio fallimento, egocentrico e abbastanza ‘figlio di’ (full of shit, lo definisce l’amico Reno a un certo punto). Però… però è molto, molto umano. Robin Williams è come sempre bravissimo a mostrarci proprio questo. Il fatto che sono anche i difetti di qualcuno, spesso, a rendercelo simpatico. E il fatto che possiamo benissimo immedesimarci in quei momenti di stallo, quei punti della vita che si riescono mai a superare veramente, benché sembri di essere andati avanti. E che è soprattutto questo non riuscire ad andare oltre che a volte rovina la nostra vita e con questa, anche quella degli altri. E poi c’è la faccenda della maschera da tigre… ma vorrei che lo vedeste e quindi non dirò niente.

2) Io non capisco un’acca di football. Però ragazzi, gli ultimi dieci minuti del film sono al cardiopalma!

3) La scena di Jack che entra nei bagni delle donne e parla con sua moglie avendola riconosciuta dalle scarpe è buffa e tenera come soltanto RW avrebbe potuto renderla.

4) Lo sguardo di Jack quando chiede a Reno di lanciargli la palla vale da solo tutto il film. Del resto non lo dico certo solo io, che con un movimento di sopracciglia Robin Williams poteva percorrere un’intera gamma di emozioni.

5) L’introduzione narrativa è un pezzo di bravura.

6) Il film descrive così bene una vita quotidiana ‘normale’, che a volte avresti voglia di urlare, a volte ridi, a volte ti commuovi, sempre tutto sul filo di un umorismo non calcato ma costante, che ogni volta, sia pure magari per un pelo, salva la storia dai rischi ben noti di queste storie. E in certi momenti si ride di cuore, anche.

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The genre this film belongs to is usually not my thing at all. A story about football (argh!); a story of redemption from a sports failure of fifteen years before (double argh!); an inspirational story (although in parody) of how with sheer willpower you can reach unexpected goals and beat, just as David, the Goliath team, ten times as well-prepared, and so on, and so on… (triple, quadruple, quintuple argh!).

So it may be worth explaining why despite all this, I liked the movie so much.

As I did for Club Paradise, which is of the same year (1986), I will just list a few key points that make it a well-made film that deserves to be seen:

1) Ok, Jack ‘Butterfingers’ Dundee is not so adorable as the Jack of Club Paradise.He’s still plagued, after fifteen years, by the fact that he dropped the ball thrown at him by Reno Hightower (Kurt Russell). This is something for which he’s never been forgiven: not by Reno (although he is his friend, in a way), and not by anyone else either, in the hellhole where he lives. On top of that, he has married the daughter of a banker (who has hired him only for that reason, and hopes that they divorce to then fire him). To make matters even worse, his father-in-law is also the owner of the team that beat his own at the time and that having no problems of money, is still incalculably stronger. Jack is obsessed with sports, obsessed with his own failure, self-centred and quite a son of a b. (full of shit, as Reno labels him at some point). And yet… and yet he’s so human. Robin Williams is great as always at showing us just that. The fact that what is endearing in others, it’s often their defects. And the fact that we can very well identify ourselves with those stalemates, those sticking points in life you never really overcome, although it seems as if you’ve gone forward. And it’s just this inability to go beyond that sometimes ruins our life and, consequently, the life of others as well. Then there is that tiger mask affair… but I’d like to see it, so I’ll tell you nothing of this.

2) I don’t understand a jot of football. But boy, the last ten minutes of the movie are heart pounding!

3) The scene when Jack goes into the ladies’ toilets and talks with his wife having recognized her by her shows is funny and tender as only RW could make it.

4) Jack’s look, when he asks Reno to throw him the ball is worth the film alone. After all, I’m not the only one to say that Robin Williams could bring out a whole range of emotions through nothing but a movement of his eyebrows.

5) The voiceover narration at the beginning is a bravura passage.

6) The film describes ‘normal’ everyday life so well you sometimes feel like screaming, sometimes you laugh, sometimes you’re moved, with a thread of humour that runs through everything, never overloaded but constant, which every time saves the story, though it may be by a hair’s breadth, from the well-known risks of these stories. And you have some hearty laughs too.

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9 Pensieri su &Idquo;7. The Best of Times

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  5. Un film che pochi conoscono e che invece meriterebbe più notorietà. Per la storia edificante, l’ottima coppia di attori e un regista non banale. L’avevo visto qualche anno fa e mi era piaciuto non poco.
    Ti rinnovo i miei complimenti per il tuo blog.

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