Granelli di pepe

immagine dal web

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Se dovesse mai accadervi di passar davanti a quel piccolo, curioso negozio acquattato nel dedalo di vicoli angusti, pregni della bellezza e dello squallore accumulati nei secoli, non fate che per troppa fretta l’abbraccio degli odori delle spezie vi scorra via sulla pelle, miscuglio indistinto e senza nome in mezzo agli altri. Lasciate che vi scorra lento nelle vene, che vi penetri dentro con la quieta dolcezza delle cose piccole, lasciatevi innamorare di ogni singolo ingrediente, di ogni singola essenza, imparandone il profumo e la natura senza farvi mai più confondere. Allora, e solo allora, entrate e scegliete con cura l’aroma giusto, l’equilibrio perfetto che soddisferà non tanto il vostro gusto, quanto il vostro stato d’animo. Ogni oscillazione d’umore e di pensiero vuole un sapore diverso, e la scelta richiede amorevole cura, considerazione e rispetto.

Il mondo dietro la porta a vetri di quella bottega è una geografia immaginaria, dai confini che continuamente si confondono e si ridisegnano in un mosaico di viaggi, commerci, storia, leggende, religione, medicina, riti magici. In Arabia i crociati cercarono l’antico paradiso terrestre lungo le rotte dei mercanti, seguendo il profumo del cinnamomo, la dolce cannella che dona potenza ed energia, con cui Mosè unse l’Arca dell’Alleanza. Con l’alloro nato in Asia Minore Apollo si purificò dopo l’uccisione della Pizia, il mostruoso serpente dalle doti divinatorie, il dio primitivo e selvaggio, perché l’alloro, la pianta degli eroi, cancella le colpe e le macchie dell’anima. Ma in Liguria lo si usava, alternato ad arance e mandarini, per ornare le finestre a Natale, e come dono al Doge, da bruciare nella piazza davanti al suo palazzo la notte della vigilia, nel rito propiziatorio del Confeugo. E fu dalle terre martoriate del Messico dei Maya che una dolce, sfortunata principessa diede vita col suo sangue ai semi del cacao, quello che sarebbe diventato un giorno il cibo degli dei.

Forse nel retro risuonano ancora le voci, rassicuranti o beffarde, delle streghe buone che preparavano con l’aglio i loro filtri benefici, e di quelle malvagie che lo sfuggivano lanciando maledizioni per coprire il loro terrore.

Queste storie si approprieranno della vostra memoria, e scoprirete quale di quelle meravigliose essenze fa per voi, la melissa che scaccia la malinconia, il ligustro contro i dolori, il rooibos che ha assorbito in sé tutta l’allegria e il calore del sole d’Africa, il rosmarino, la rugiada di mare, oppure l’origano, splendore di montagna, o magari lo zafferano, la spezia del sensuale Ermes, afrodisiaco ingrediente dell’arte d’amare araba e persiana.

La donna dietro il banco è vecchia, tanto vecchia da essersi sposata durante la guerra, e da avere un figlio che ha oggi più di sessant’anni. Ma ha una bella storia, una storia piccola e curiosa, seminascosta ma affascinante come il negozio che ha aperto tanti anni fa, dopo quel giorno in cui le spezie salvarono la vita di suo figlio.

No, non vi racconterò io la sua storia. Se saprete riconoscere quella donna tra i tanti vecchi cui l’avvizzimento del volto ha sottratto l’identità, forse sarete anche capaci di vincere il suo pudore, e il vostro piacere di ascoltarla dalla sua voce sarà infinitamente più grande, perché è sua, e quando la racconta la sua voce cambia, e anche i suoi occhi cambiano, e avrà il sorriso della giovane madre che usò un giorno le erbe di Liguria e le spezie d’Oriente come un filtro magico per rendere una vita che sembrava perduta senza rimedio.

Posso dirvi solo quali saranno le parole che userà per cominciare a raccontare. E’ una storia così piccola, dirà, che potrebbe essere contenuta in un granello di pepe. Ma non fatevi ingannare. Guardare una donna, una città, una zolla di terra qualunque e vederci dentro una storia è possibile solo se non si perde il tempo a capire di che materia sono fatte le stelle, spezzando il filo sottile di quelle minuscole effimere fiabe. Così credo che finirete per uscire con un numero imprecisato di pacchettini misteriosi da decifrare come un segreto, e con un po’ di felicità in più: almeno quanta ce ne sta in un granello di pepe.

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11 Pensieri su &Idquo;Granelli di pepe

  1. Buonasera, scusa il commento fuori contesto, ma devo avvisarti che nel mio ultimo aggiornamento ho nominato il tuo blog per una specie di premio di “visibilità”, fa parte delle regole del gioco avvisare chi si nomina. Ovviamente, non si è obbligati a continuare le nomination. 😉

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