IL PAESE INFELICE – i Parte, Capitolo I (continua

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Una componente abbastanza particolare di questo carattere dell’eroe [stiamo ancora parlando dell’aspetto “sciamanico”] può essere trovata quando passiamo a parlare della “principessa” (ovvero in generale dell’eroina). Propp osserva come ricorra spesso nelle fiabe l’ostilità della principessa nei confronti dell’eroe, ostilità che talvolta accompagna quella del padre della principessa.

Ciò si ricollega al fatto che l’eroe sposando la principessa diviene erede del suo regno, sostituisce quindi il padre di lei. L’interpretazione che dà Propp è naturalmente storica: anche presso diversi popoli arcaici l’eroe doveva farsi accettare nella famiglia della sposa e finiva poi per prendere il posto del suocero come capo della tribù.

Per fare questo doveva però dimostrare di possedere la stessa “forza magica” del suocero, di portare alla tribù gli stessi benefici.

In alcune fiabe l’idea della trasmissione della forza magica è riflessa con particolare evidenza: al raggiungimento dell’età da marito della figlia, quindi al presentarsi di una nuova generazione, la situazione di benessere del popolo cessa (“la selvaggina smise di volare, i pesci cominciarono a scomparire…”) e questo evidentemente indica al vecchio re che è venuto il momento di andarsene e cedere il posto ad altri. Chi ne prenderà il posto dovrà dunque dimostrare di essere in grado di riportare la stessa situazione di benessere che esisteva prima. Per questo la funzione dei compiti difficili è duplice: da una parte il re sa di dover cedere il proprio posto e assegna imprese tali che il successore mostri di “meritare” il regno; dall’altro il re sa anche che il successo dell’eroe comporterà la propria morte e per questo i compiti devono intimorire. E lo stesso è per la figlia del re: come rappresentante della nuova generazione ella deve compiere il proprio dovere e andare sposa così contribuendo alla caduta del proprio padre, ma come figlia deve odiare il fidanzato che porta la rovina del padre. Per questo talvolta cerca di uccidere il fidanzato e altre volte contribuisce invece all’uccisione del padre[1].

Le prove a cui l’eroe viene sottoposto possono essere le più varie, tuttavia, osserva Propp, esse hanno tutte un elemento in comune: l’eroe deve dimostrare di essere stato nell’aldilà, portare ad esempio un oggetto che non può provenire che dall’”altro regno”, oppure compiere delle azioni impossibili nelle quali avrà successo grazie all’aiutante magico, che a sua volta è stato trovato nell’altro regno, e così via.

Questi compiti sembrano avere un duplice scopo: da una parte scoraggiare il pretendente alla mano della principessa (abbiamo visto infatti che al matrimonio consegue in genere la morte del vecchio re e comunque la sua sostituzione col nuovo “capo”); dall’altra appaiono invece come il mezzo per trovare alla principessa un marito che sia davvero degno di lei.

In effetti si potrebbe pensare da una parte che questa ostilità sia la conseguenza del rapporto tra padre e figlia, e del desiderio del primo di tenere per sé la figlia allontanando i pretendenti; dall’altro che sia “necessario” sconfiggere il re e prenderne il posto (di fronte alle continue pretese del re, spesso anche il genero “tira fuori le unghie” e si ripromette di prendere la principessa e il regno con la forza se il fidanzamento gli verrà rifiutato ancora una volta, oppure in altri casi esauriti i propri compiti affida al re a sua volte dei compiti che questi fallisce). In questo caso si può pensare che l’impresa dell’eroe sia quella di crescere e diventare uomo e sostituire se stesso come “capo” di una nuova famiglia o piuttosto, nella nostra società, sostituire i propri valori e la propria concezione della vita a quella del padre (questo potrebbe essere rafforzato dal fatto che talvolta non è il padre ad essere ostile, ma la madre della fanciulla). L’ostilità della fanciulla sarebbe allora spiegabile nella sua difficoltà a crescere e lasciare la casa genitoriale per unirsi al fidanzato e diventare, appunto, “adulta”[2]. Ancora di più si può qui osservare un’analogia con quanto sostenuto da Bettelheim riguardo al rapporto edipico della bambina con il padre che è alla base di tante fiabe.

Talvolta la fiaba non finisce con le nozze, e lo sposo deve affrontare una prova ulteriore consistente in un pericolo riguardante appunto la notte di nozze. Il pericolo ravvisato dai popoli arcaici nella stessa deflorazione della donna sarebbe alla base di queste fiabe, nella quali talvolta la prima notte è trascorsa non dall’eroe ma dall’aiutante magico, che sostituirebbe il rito di iniziazione della donna col quale essa acquistava la fertilità, e solo dopo poteva avere rapporti sessuali e sposarsi[3].

Il potere di procreazione, legato al potere sessuale, ancora tempo dopo che la dominazione femminile ha ceduto a quella maschile, è rimasto l’unico che ancora l’uomo teme; ma quando questo potere le viene tolto, rendendo l’iniziazione solo maschile, ella diviene del tutto asservita all’uomo, e questo spiegherebbe anche le torture che in alcune fiabe le vengono inflitte e che precedono la felicità finale con lo sposo (percosse con le verghe ecc.). Con questi mezzi la donna viene privata della sua forza.

[1]Vladimir Ja. Propp, Le radici storiche…, op. cit., p. 453

[2]Ibidem, pp. 424-427

[3]P. 447

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5 Pensieri su &Idquo;IL PAESE INFELICE – i Parte, Capitolo I (continua

    • Molto l’avevo preso da lì infatti. Da lì, da Propp, da Kerenyi… Poi dato che non ci rimetto mano da molti anni, se non per correggere qualche refuso di cui mi accorgo (e speriamo che non ne restino troppi), magari qualche parte andrebbe arricchita, ampliata… se fosse un vero saggio. 🙂

      • Oh, potrei… credo fortemente che potrei… se avessi un editore che bussasse insistentemente alla porta con un contratto nel quale sia incluso un “congruo” anticipo 😉
        Non per venalità, non sarei venale in queste cose, ma quando non si è scrittori “di mestiere”, purtroppo, il tempo per dedicarsi in maniera davvero seria ad argomenti complessi tende ad assottigliarsi.
        Ma considerando che non ho studi alle spalle in materia e ovviamente non sono in nessuna posizione tale da rendere in qualche modo “appetibile” il saggio, la vedo molto, molto dura.
        Va benissimo il blog, e la preziosissima lettura di tante persone che si fermano qui ad “ascoltare” le mie storie (che già non mi sembra neanche vero, è già di per sé un sogno che si realizza, e un sogno molto importante) 🙂
        Però chissà, mai dire mai, già che ci ho preso (molto) gusto, forse sarà la volta che mi rimetterò a lavorarci un po’ su 🙂
        Grazie intanto! 🙂

      • Puoi espandere il lavoro anche solo con i tuoi tempi e per il tuo piacere. Magari soffermandoti su quello che conosci di piú o al contrario che conosci meno.
        Io almeno ti leggerò. E sono sicuro che anche altri lo faranno! 🙂

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