Sottosopra

Non posso chiederti niente, lo sai
neppure il primo caffè del mattino, insieme,
solo che non si plachi la tempesta
in queste sere di fuoco e di viole,
questo agitar d’onde, che fa il mare obliquo
e mi capovolge i pensieri e i giorni
– che tremo come un germoglio al primo sbuffo –
e mi scuote e commuove, e si agita e frulla
e rimesta e tùrbina proprio qui, tra ventre e gola.
Ma è un sottosopra che testardamente cerco
con la stessa avidità con cui scavo le parole
e scrivo, ché non ho altro modo
di abbreviare le strade e le distanze,
di mescolar le carte tra allegria e dolore.
Perché la conosco, la ruvidezza di quel vento,
il tuo sospiro d’acqua, il canto della pioggia
che t’imbizzarrivano gli occhi
a farli scalpitare a colpi di libeccio
occhi di cielo e brezza, di perle e foglie.
I tuoi occhi, mandorle amare
e l’indomita dolcezza del legno e del miele,
l’impossibile miele della quercia,
che s’illumina d’oro al tuo passaggio;
la tua bocca un taglio, un confine,
raggio di sole, ponte e cancello, ferita che racconta
e cuce storie con un filo d’incanto e stupore;
la linea della vita sulle mani che accolgono
i fiori e il sangue con la stessa carezza,
lo stesso lampo malandrino e mite;
e un cuore di cristallo, che è sempre un rischio, sai
perché sei veloce come il lampo, ma trasparente,
visibile anche a chi non vuol vedere.
Allora ricordo che il riso e le lacrime
sono fatti della stessa terra, e m’immagino
seduta su un divano a dondolo in giardino
a parlarti d’api e d’amore con lo stesso
sorriso lieve con cui si scacciano i fantasmi
al mattino e si fa alba a chiacchierare
d’inutili cose e a cercarsi tra l’uva e le lenzuola.
E questo amore è il mio orgoglio,
il mio regalo a ciò che non ha un senso,
una logica comune, una plausibile ragione,
a questa sete indocile, che non si spegne e che m’è cara.
Non c’è niente di più spiazzante e più felice
di questo fiore che sboccia in mezzo all’uragano
come il sussurro gentile di tutto ciò che lascia
tracce incancellabili, la consapevolezza
del tuo sguardo di viaggiatore di memorie,
l’ombra che vela il tuo silenzio e ne fa musica,
a smorzare la durezza della rabbia e delle spine
e portare la vita là dove non c’era.

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40 Pensieri su &Idquo;Sottosopra

  1. Quando si apprezza uno scritto, è perchè ci si ritrova sempre un po’.” Non c’è niente di più spiazzante e più felice
    di questo fiore che sboccia in mezzo all’uragano” questo lo trovo magnifico!

    • E’ vero, anch’io devo quasi sempre, se non sempre, “riconoscermi” nelle cose che leggo per poterle davvero apprezzare. A volte mi succede di amare cose che mi sembrano tanto diverse da me, ma di solito poi scopro che non sono poi così diverse 🙂
      Grazie, mi ha fatto proprio piacere il tuo commento!
      Buona serata
      Alexandra

  2. crei una specie di concatenamento di immagini, una dopo l’altra, come un testo rap, ma piú profondo, come un brano blues, dove i musicisti si collegano alla parte solista l’uno dell’altro..

    l’immagine del fiore in mezzo all’uragano é meravigliosa. Complimenti, davvero.

    • Grazie, mi piace molto l’idea del blues, non avevo in mente proprio quello, però sicuramente la musica in genere è una delle cose che “partecipano” ai miei pensieri, specialmente poi quando li metto in “forma poetica”, per così dire 🙂

      • nel blues e nel jazz, si usa (e soprattutto si usava in passato) suonare un tema e poi dare modo ai musicisti, uno per volta, di esibirsi nella variazione solista dello stesso.. talvolta trovo delle registrazioni dove un musicista si riallaccia alla parte finale del solo del musicista che lo ha preceduto nel “giro”.
        Hai una forma poetica profonda, studi tutte le parole, una dopo l’altra, si vede, per questo forse sei molto musicale, perchè crei una lirica armonica in ogni passaggio, nella tua testa vi é una qualche ritmica che segui 🙂

      • No, so che sei un intenditore di musica, chissà… forse mi illudo ma magari con le parole riesco a recuperare quel ritmo e quella musicalità che mi mancano altrove, come ti dicevo, quel suono in un certo senso lo sento anch’io, “dentro” ce l’ho e se viene fuori ne sono felice.
        Grazie mille, anzi! 🙂

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