IL PAESE INFELICE (L’eroe nel mito e nelle fiabe) – Bellerofonte

Foto dal web

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            Deucalione aveva avuto tre figli: Creteo (nonno di Giasone), Elleno (nonno di Atamante), e Sisifo, il fondatore di Corinto. Anche Sisifo era venerato come eroe, e la sua astuzia era così grande che si diceva che da lui, e non da Laerte, la bella Anticlea avrebbe avuto Odisseo, il più furbo tra gli uomini. Laerte l’avrebbe sposata pur consapevole che ella portava in grembo il figlio di Sisifo.

            Era stata la sua intelligenza a consentirgli, per ben due volte, di sfidare e ingannare Thanatos, la Morte. Ma proprio per questo la punizione riservatagli dopo la morte è divenuta il simbolo dell’eterna e vana lotta degli uomini contro il loro destino: egli infatti doveva trascinare in eterno una pietra fino in cima a una montagna, dalla quale essa rotolava sempre giù, rendendo la sua fatica inutile ed eterna.

             Da Sisifo nacque Glauco, padre di Bellerofonte, “quello che uccise la Chimera spirante fuoco”[1].

            Di Bellerofonte si diceva anche che fosse il fratello di Pegaso, il cavallo alato uscito dal collo della Medusa. Infatti si raccontava che dall’unione di Medusa – quando ancora non era un mostro – con Poseidone, fosse nato insieme al cavallo un eroe di nome Crisaore, del quale però non si sa poi più nulla. Qualcuno per questo credeva che Crisaore avesse cambiato nome dopo l’uccisione di un mostro non meglio identificato, il cui nome doveva essere appunto Bellero. Questo avrebbe anche spiegato perché Bellerofonte divenne il primo eroe a cavalcare Pegaso, che avrebbe domato grazie al morso d’oro donatogli dalla dea Atena. Tuttavia secondo altre fonti il nome Bellerofonte significa semplicemente Colui che uccide il mostro delle nubi, o anche Colui che appare nelle nubi, e dunque non necessariamente “uccisore di Bellero”.

            Sia che avesse ucciso il mostro Bellero o che, come dicono altri, evesse invece ucciso per sbaglio un proprio fratello[2], Bellerofonte doveva essere purificato, e si recò a tal fine presso il re Preto, il futuro zio di Perseo, che allora doveva essere ancora giovane e regnava incontrastato su Argo. Ma la moglie di Preto, Antea o Stenebea, si innamorò del giovane, e poiché egli la rifiutava, la regina disse al marito che egli l’aveva insidiata e doveva essere ucciso.

            Preto tuttavia non osò uccidere personalmente l’ospite, e lo inviò in Licia, presso il re Iobate, il quale gli ordinò di uccidere la Chimera, un mostro che aveva la parte anteriore di leone, la parte posteriore di serpente e tre teste di capra, dalle quali sputava fuoco. Dice Apollodoro: Il mostro devastava l’intera regione, e distruggeva il bestiame, perché riuniva in un solo essere la forza di tre belve[3]. Ma Bellerofonte, innalzatosi in aria con il suo cavallo Pegaso, lanciò dall’alto le sue frecce contro il mostro e lo uccise.

            Venne allora mandato dal re contro un popolo prediletto dagli dei, i Sòlimi, e vinti questi ancora contro le Amazzoni. Quando ebbe sconfitto anche queste, uccise i migliori eroi della Licia che il re gli aveva mandato contro, e allora Iobate lo riconobbe come eroe divino e gli diede metà del regno e la propria figlia Laodamia (Filonoe, secondo Apollodoro), come sposa. Da lei Bellerofonte avrebbe avuto il figlio Sarpedone, unendo così la Licia e la Caria col regno di Argo, quello di Preto. Tuttavia per Omero Sarpedone era invece figlio di Zeus e di Laodamia, che sarebbe stata la figlia e non la moglie di Bellerofonte, mentre secondo un’altra tradizione riportata da Apollodoro Sarpedone era figlio di Zeus e di Europa.

            Sembra che in seguito Bellerofonte fosse tornato da Stenebea per vendicarsi, l’avesse convinta a fuggire sul suo cavallo e l’avesse poi precipitata in mare.

            Della sua fine l’Iliade dice solo che quello che prima era chiamato “Bellerofonte perfetto” venne infine anch’egli “in odio a tutti i numi” e “allora errava, solo, per la pianura Alea, consumandosi il cuore, fuggendo orma d’uomini”. Omero non parla della causa dell’odio degli dèi. Secondo Pindaro, fosse per scetticismo o per la presunzione già mostrata da altri eroi prima di lui, l’orgoglio per le proprie gesta, Bellerofonte volle avventurarsi in cielo per entrare nel consiglio degli dei, e così accertarsi personalmente della loro esistenza: allora Pegaso, cavallo divino, lo disarcionò, ed egli cadde nell’Asia Minore dove, ormai vecchio e reso zoppo dalla caduta, conduceva vita solitaria lamentando la sorte degli uomini.

[1]Apollodoro, op. cit., pag. 33

[2]Ibidem, pag. 71

[3]Apollodoro, op. cit., pag. 71

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