10. Pecos Bill

20151019_131317

Siamo di nuovo a lunedì, giornata che abitualmente dedico alla recensione dei film con Robin Williams.

Oggi è un po’ come se mi prendessi una piccola vacanza. Si tratta pur sempre di lui, ma quella di cui vi parlo è una perla che non è un film e non è uno spettacolo e nemmeno un’intervista. E’ piuttosto una sorta di antenato degli audiolibri, un po’ come le nostre storiche “Fiabe Sonore”(a mille ce n’è / nel mio cuore di fiabe da narrar…).

Qui però siamo in America, che è sì terra di Walt Disney, e quindi anche di fiabe classiche, sia pure molto rimaneggiate, ma anche (e soprattutto) terra di frontiera, di padri pellegrini e di epopea del west.

Ecco, prendete un vecchietto, sì, come quelli che si trovano sempre nei film western. Dategli il ruolo di narratore che gli spetterebbe di diritto, perché le storie, da che mondo è mondo, le raccontano i nonni, di solito accanto al camino, in questo caso sostituito da un fuoco da campo, intorno al quale possiamo benissimo immaginarci gli ascoltatori.

Gli ascoltatori, poi, sono degli zotici, dei mandriani, gente rozza e dura, abituata ad avere a che fare più che altro con vacche, ladri di bestiame e pistoleri e non poco incline alle rodomontate. Anche i duri amano le storie, però, come tutti. E alla sera, probabilmente un po’ ubriachi del whisky grezzo dei saloon, fatto di alcool puro, tabacco e zucchero, quello che veniva chiamato acqua di fuoco, o magari anche succo di tarantola, occhio rosso o vernice per bare* si lasciano tutto sommato volentieri cullare dalla voce querula e sgraziata del vecchio matto, di cui pure si fanno beffe ad ogni occasione, non sempre bonariamente.

Pensate poi ad un racconto che è un po’ mito fondativo, con qualche elemento totemico legato all’antenato comune e al suo rapporto con gli animali (cresciuto come un coyote, nella fattispecie, e a darn good coyote too!), un po’ storia per bambini, un po’ divertita caricatura delle prodezze di un fanfarone decisamente larger than life, iperbolico, spropositato, come del resto è un po’ nel carattere degli Americani, no? 🙂

Hadn’t it been for Pecos Bill, there wouldn’t have been a Wild West, just a plain, mundane west. And who wants to hear the story of the Great Mundane West? Before he came on the scene, cowboys didn’t know a thing about cows. They read some books about sheep, but what’s that gonna do? And let me tell you, a cowboy who doesn’t know about cows is pretty lame. [Se non fosse stato per Pecos Bill, non si sarebbe neppure stato, un selvaggio West. Solo un piatto, insignificante west. E chi vorrebbe mai sentire la storia del Grande Insignificante West? Prima che lui arrivasse sulla scena, i cowboy non sapevano niente di mucche. Avevano letto qualche libro sulle pecore, ma non so che pensassero di farci, con quelli. Credetemi, un cowboy che non sa niente di mucche, non è che va molto lontano.]

Ecco, ci siete? Dovete immaginare tutto questo come un cartone animato, di quelli che i nostri bambini forse, abituati alle Winx e ai Simpson considererebbero irrimediabilmente “vecchi”, ma a ben guardare hanno un’espressività tutt’altro che da buttar via.

Ora, questo materiale è tutto sommato ancora un po’ caotico. Per dargli forma, mettetelo in mano a Robin Williams. Che fa, unicamente con la voce, il vecchietto narratore, mamma coyote col pannolino di Bill in bocca per trascinarlo con sé nella tana, Bill adulto che ulula alla luna col branco, un puma, il primo cowboy umano, quello che convince Bill di non essere un coyote nonostante abbia le pulci e ululi alla luna perché “lo sanno tutti che non c’è un Texano che non abbia le pulci e non ululi alla luna” e del resto anche la lingua dei coyote e dei Texani era più o meno la stessa a quei tempi. Fattosi il primo lazo con un serpente a sonagli lungo oltre 12 metri, Bill se ne va bel bello a esplorare il territorio a cavallo del puma di cui si diceva, grande due volte un orso, (excuse me, pardon me, what are you doing on my back, excuse me, pardon me, I’m a coguar, I’m not a pony!). Ecco, cominciate a vederli i fuochi d’artificio?

Come diceva un giornale dell’epoca, non si potrebbe parlare proprio di una “lettura”, date le ampie, meravigliose libertà che RW si è preso con la sceneggiatura, se pure una sceneggiatura c’era, in primo luogo.

E insomma, sono venticinque minuti a briglia sciolta, venticinque minuti che passano in un lampo eppure potrebbero racchiudere una vita di pezzi di bravura. Fino a quando Bill si innamora di Sue, e proprio quando sta arrivando in Kansas per  sposarla, arriva un tornado, e non è certo un tornado come gli altri (avrebbe mai potuto essere una piatta, insignificante, normale tromba d’aria? Era ovviamente il più grande uragano che mai si fosse visto!). Bill lo prende al lazo e così vorticando formano il Grand Canyon e il Great Salt Lake e un po’ tutti i simboli della Frontiera come li conosciamo anche noi. E poi, a forza di roteare e salire sempre più su, arrivano da Dio, che fa a Bill: “Wow, boy, you’re home”.

E adesso immaginate di ascoltare ancora quella stessa voce del “vecchio narratore”, sempre sardonica, eppure diventata improvvisamente più morbida, con la punta di tenerezza che un nonno burbero potrebbe avere per i nipotini nel narrare la fine del loro eroe, che va avanti così: Now don’t you go feelin’ sorry for Bill, he would have laughed at you for bein’ so sentimental, now, come on, after all Bill isn’t really gone. [Non vi rattristate per Bill, lui avrebbe riso a vedervi così sentimentali, andiamo, su, dopotutto non è mica davvero scomparso]. Ecco, ad un tratto, quel suono sgraziato ha preso una dolcezza che mi scioglie tutti i possibili grumi del cuore, e se anche mi fermo qui, voi potete continuare a vedere Bill oltre i canyon e ascoltare il vento, quando comincia a ululare come un coyote, e guardare su in alto, verso il cielo. Garantito che Bill  è lì, con Sue, a cavalcare tra una nuvola e l’altra.

* Notizie prese da qui

qui una prima parte del video

qui dovreste forse riuscire a vederlo tutto, andando sul link a Vimeo

Le mie precedenti recensioni, in ordine cronologico, le trovate qui:

  1. Popeye
  2. Il Mondo secondo Garp /The World According to Garp
  3. The Survivors / Come ti ammazzo un killer
  4. Moscow on the Hudson / Mosca a New York
  5. Seize the Day
  6. Club Paradise
  7. The Best of Times
  8. A Night at the Met
  9. Good Morning Vietnam
Annunci

3 Pensieri su &Idquo;10. Pecos Bill

  1. Pingback: 17. Hook | intempestivoviandante's Blog

  2. Pingback: 18. The Fool and the Flying Ship. Read by Robin Williams | intempestivoviandante's Blog

  3. Pingback: L’elenco promesso – I parte | intempestivoviandante's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...