All’inferno e ritorno – 7a parte

L'inferno di Hieronymus Bosch

L’inferno di Hieronymus Bosch

Due giorni dopo Viola venne a trovarmi.

– Ma in che guaio ti sei cacciato? – Era molto meno spaventata di quello che mi sarei aspettato, e sembrava determinata a starmi vicino.

– Non preoccuparti, ne uscirò vivo – le dissi, col mio abituale sorriso sportivo. – Me la caverò. Adesso è bene che tu sparisca e non ti faccia vedere per un po’ di tempo.

Lei mi guardò.

– Sparire?

Cominciavo a diventare impaziente.

– Senti, non che ci sia veramente pericolo ma non voglio che tu e la piccola siate coinvolti in nessun modo. Cambia città, fammi scrivere da qualcuno di cui ti fidi se vuoi, ma il meno possibile. Passerà presto vedrai. – Avevo paura e non avrei voluto farglielo capire, ma stava diventando evidente che c’era più di quello che avevo lasciato trasparire.

– E tu come puoi farcela da solo? Hai bisogno di me, adesso più che mai. No, non intendo abbandonarti. Io e la bambina saremo qui, voglio essere vicina se dovesse servirti qualcosa.

Avevo davvero paura di non farcela. Ma che lei mettesse a nudo la mia debolezza era una cosa che non potevo permettere.

– di te? – Le dissi con un sorriso di scherno. – Io non ho bisogno di nessuno, meno che mai di te, piccola. Vedi bene di mettere in salvo la bambina, perché è di lei che mi importa. Tu stai con uno che combatte dalla parte sbagliata della trincea. Ma chi credi di essere? Credi di potermi cambiare, sarebbe un bel trofeo per te, vero? Un delinquente riportato sulla buona strada. Non hai capito mai niente di me. Beh, lascia che ti dica una cosa. E’ con me che ti sei messa, è con me che stai, se non ti piaceva potevi scegliere un altro. Non voglio più vedervi, né te né lei, mai finché avrò vita, hai capito?

Non avevo mai usato parole così dure con nessuna donna. Sapevo, nel momento stesso in cui le dicevo, che stavo ferendola senza nessuna ragione valida tranne il mio orgoglio idiota. Mi piacerebbe dire che davvero in quel momento pensavo alla sicurezza sua e della bambina, ma non era così. Più tardi ho capito che perdere mia figlia è stato il vero castigo, il peggiore. Avrei accettato non uno ma tre ergastoli, se mi avessero permesso di rivederla. Ma mi capitava di pensare, nei momenti più neri, che forse le avevo salvato la vita, e anche se non fosse stato così, almeno l’avevo salvata da uno che non sapeva essere padre.

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32 Pensieri su &Idquo;All’inferno e ritorno – 7a parte

  1. Mi tocca profondamente questo pezzo sublime…da corpo alle mie paure più ataviche…dover rinunciare a mia figlia per indegnità! O peggio per protezione da me stesso.ti stimo sempre più!

  2. da figlio ho desiderato sentire l’amore da un padre che ne era colmo ma che allo stesso tempo non riusciva a donare. Un uomo mite e gentile ma di pochissime parole e poche presenze : non era una scelta la sua ma l’incapacità di conoscere quello che aveva dentro abituato in una famiglia dove ruoli e “mestieri” erano rigidi e schematici. Non riuscii mai a capire perchè non riuscisse a esternarlo soprattutto perchè intravedo in lui una forza e una passione enorme, già dalle piccole cose. Per esempio mi sono mancati moltissimo gli abbracci e i baci. Poi la sua morte fermò per sempre ogni possibilità di provarci. Ho imparato ora, a distanza di anni, ad amarlo con tutto me stesso conscio delle sue non colpe. Ora da padre provo a trasmettere ai miei figli l’energia del contatto : il buongiorno di un bacio o l’abbraccio quando arriva sera.

    • La capisco bene questa cosa del contatto, è una cosa che è mancata anche a me, ma come dici tu, era proprio l’educazione di una volta che dava poco spazio alle “effusioni”. Ha lasciato tracce anche in me questa cosa, nel senso che a me piace molto il contatto, riesco a esprimerlo bene per esempio con mio figlio piccolo che è molto “fisico”, ma quando intravvedo una difficoltà dall’altra parte, come con mio figlio grande (ma anche con tutti i bambini con cui non ho confidenza), mi ritiro subito e mi prende il timore di infastidire e sembro quasi fredda, il che mi dispiace tanto. Essendone consapevoli, si può comunque almeno cercare di trasmettere per quanto si riesce quell’energia di cui parli.

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