Cadillac Man – Mr. Occasionissima

Cadillac ManQuesto è probabilmente uno di quei film che la critica ha snobbato, preferendo rivolgere tutta la sua attenzione ai lavori più impegnati. Dopotutto, Dead Poets Society (L’attimo fuggente) è dell’anno prima e Awakenings (Risvegli) è dello stesso anno. E’ abbastanza spontaneo chiedersi che cosa mai abbia spinto RW a interpretare questo ruolo così apparentemente poco in carattere in un film che penso abbia avuto un successo relativamente scarso, nonostante la presenza di Tim Robbins, e abbia deluso coloro che si aspettavano un altro Adrian Cronauer o un altro Capitano Keating.

Mentre Joey O’Malley… Mi viene in mente in questo momento che a parte tutto, RW ha interpretato varie volte (grazie del resto alle sue qui più volte decantate capacità linguistiche e vocali) ruoli di appartenente a “minoranze etniche” o “minoranze” tout court. Un ebreo polacco in Jakob the Liar (anche in Seize the Day veniva da una famiglia ebraica), un omosessuale (in Piume di Struzzo, ovvero The Birdcage, film secondo me meraviglioso), un profugo russo, un re della luna con palesi ascendenze italiane, un pinguino ispano-americano… Joey O’Malley non può che avere origini irlandesi (edit: anche se ha ancora una volta, stranamente, una madre italiana, di cui non mi ricordavo. Ma il cognome racconta, da parte di padre, di cui non si sa nulla, una storia tutta irlandese), e ha tutti i difetti di un irlandese quasi da macchietta. Parla sempre, è un piazzista nato e un donnaiolo impenitente. Si barcamena alla meglio (o anche alla peggio, secondo i punti di vista) tra un’ex moglie a cui tiene ancora molto (tra parentesi, l’idea di RW come family man, che era una delle varie etichette che gli hanno attribuito, potrebbe anche venire da questo film, dove c’è una battuta sul tema) e almeno un paio di amanti, una più improbabile dell’altra, più una figlia in crisi adolescenziale. Ciliegina sulla torta, deve dei soldi a un creditore mafiosetto e ha problemi sul lavoro, perché la ditta per cui lavora minaccia una “ristrutturazione” in cui lui rischia il posto, a meno che non riesca a vendere dodici macchine in un giorno.

E quello è il giorno che Larry, marito geloso (con ragione) di Donna, una dipendente della ditta, sceglie per irrompere nell’autosalone armato di mitra, minacciando mari e monti se non gli verrà detto chi è (o chi sono), l’amante (o gli amanti) di Donna.

Così Joey, per salvare la situazione (e il posteriore del figlio del titolare) decide di assumersi una delle poche colpe che non ha, e dichiara, mentendo, di essere stato lui l’unico a portarsi a letto Donna. Non che non gli sarebbe piaciuto, ma lei gli aveva preferito il collega che presumibilmente aveva come unica attrattiva l’essere, appunto, figlio del padrone della ditta e che nell’occasione peraltro si dimostra parecchio coniglio.

Comincia allora un tiremmolla con i poliziotti in assetto di guerra, Larry che è pericoloso soprattutto in quanto sprovveduto e pasticcione, e Joey che deve far leva sulle sue capacità da imbonitore per calmare gli animi degli uni e dell’altro e portare a casa la pelle sua e degli altri ostaggi.

Devo dire, a me questa commedia mette allegria. Non saprei neppure se definirla una commedia nera, come è stato detto, a me sembra piuttosto virare verso il demenziale intelligente, se mi consentite l’ossimoro. Tra il maldestro Larry e l’uomo che in teoria dovrebbe voler uccidere si crea una buffa, surreale complicità basata in fondo sull’assurdità dell’amore e della vita in genere, che avrà conseguenze positive non solo sulla situazione contingente, e che sembra alla fine confermare il detto che non tutto il male viene per nuocere. Forse è la bravura dei due protagonisti, ma i dialoghi tra Joey e Larry secondo me (e non solo secondo me) sono qualcosa che vale comunque il film di per sé.

E così sembrano insinuarsi, un po’ alla chetichella, nascosti tra una battuta e l’altra, almeno due o tre principi molto “robinwilliamsiani”: primo, di solito, quando hai a che fare con bulletti da strapazzo o con persone che hanno perso il controllo a causa delle loro emozioni, ma che non sono veri criminali, la violenza è peggio che inutile: è stupida e crudele (sull’argomento c’era almeno una puntata memorabile già in Mork e Mindy, per dire); secondo, le persone apparentemente più mediocri hanno spesso reazioni e risorse insospettate (questo tema è talmente ricorrente in quasi tutti i film interpretati da RW, che certo non può essere un caso); terzo, è sempre bene conoscere l’animo umano. Oltre che essere un argomento affascinante (a cui lui ha dichiaratamente dedicato la vita), c’è il caso che possa aiutarti a venir fuori da un brutto ginepraio. 🙂

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11 Pensieri su &Idquo;Cadillac Man – Mr. Occasionissima

  1. Ciao! Ho visto questo questo film diversi anni fa (in un periodo in cui ero andata in fissa per Robin Williams) e tutti mi dissero che potevo risparmiarmelo. In realtà io non l’ho trovato da cestinare o da black-list. L’ho trovato scanzonato, ma sotto la patina leggero-demenziale mette in evidenza le caratteristiche dei venditori e fa capire come si usi la tecnica del “ricalco”. Quanto ai giudizi negativi su Robin Williams in particolare, credo che dipenda dal fatto che molta…moltissima gente quando inquadra un artista (sia egli un pittore, un musicista, un attore, etc) in una certa maniera, si aspetta che questo proponga lo stesso standard di cose… la deviazione dalla norma, li sconcerta.. che noiosi! :)))

    • Una delle tante cose che amo di RW è proprio il fatto che non si è mai lasciato ingabbiare in nessun modo. A parte forse un paio di cose che davvero ha scelto solo perché aveva bisogno di soldi, ma proprio solo un paio, ha sempre interpretato con la massima libertà quello che gli piaceva o toccava qualche corda che sentiva sua (vedi ad esempio “Al di là dei sogni”, film criticatissimo di cui io ho amato alcune parti visceralmente). E ha sempre cambiato. E’ sempre stato attentissimo a non farsi incasellare in un personaggio (anche se, è inevitabile, Mork e Keating gli venivano ricordati a ogni nuovo film). A non farsi inquadrare, appunto. Tanto è vero che Henry Winkler diceva che RW aveva sempre interpretato tutte le sue parti, quasi nessuna esclusa, con un’empatia che non aveva riscontro in nessun altro (e io condivido in pieno). La sua libertà profonda e assoluta in tutto è una delle ragioni per cui non solo ho per lui (credo te ne sarai accorta, basta poco) una passione inestinguibile, ma soprattutto, una stima e un’ammirazione sconfinata. come ho sempre detto, è la mia stella guida 🙂

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