Tocaia Grande

Tocaia GrandeDi recente sono andata a ripescare le mie recensioni su Anobii, alcune delle quali le ho tradotte anche in inglese per il mio sito. Altre, come questa, sono semplicemente ricordi di cose meravigliose che ho letto, e quindi ci sono particolarmente affezionata. In generale, Amado mi piace molto. Questo libro secondo me si avvicina al capolavoro.

Una ballata sensuale, allegra e malinconica, fluida e densa come una tazza di cioccolata, amara come i semi del cacao, allegra e dura e drammatica come la vita degli abitanti di Tocaia Grande, la Grande Imboscata, “brutto nome per un posto bellissimo”, conquistato a spari e coltellate. Una danza, sullo sfondo malinconico di un mondo che avrebbe potuto essere e non è stato. Personaggi che sono persone, che si imparano a conoscere poco a poco proprio come nella vita, destinati ad essere ricordati per lungo tempo, anche quando la memoria della trama e delle descrizioni comincerà a svanire.
Il Capitano Natàrio e il “colonnello” Boaventura Andrade, Il mercante turco Fadul, “deportato dal buon Dio dei maroniti nelle sperdute solitudini di Tocaia Grande”, Tizzone Abduim, ex schiavo nero diventato fabbro, la Coroca, puttana di età che alterna il mestiere a straordinarie doti di levatrice, e tutto un universo di altre “ragazze” e di uomini dediti alla terra e al cacao, alle danze, alla cachaça e alle donne e all’innata tolleranza e solidarietà di gente che è venuta dai luoghi e dalle storie più diverse e si è trovata per caso a condurre una comune lotta per la costruzione e la sopravvivenza di qualcosa di unico. Gente durissima capace di insospettate generosità e sentimenti profondi, una mescolanza di provenienze, religioni e modi di vivere a cui porrà fine la legge. La legge, impostura pudica, in realtà, velo a coprire la prepotenza e l’inganno, con l’aiuto della missione cristiana, religione di maledizioni e di inferno, di intransigenza e di potere. Eppure, nonostante tutto, qualcosa di Tocaia Grande resterà sempre, anche dopo la sconfitta bruciante che le impone persino un nuovo nome. Un grandissimo libro, una lettura che è un balsamo, persino quando racconta tragedie. Fa pensare che l’umanità sia capace, quando vuole, di riscattare i propri stessi peccati.

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20 Pensieri su &Idquo;Tocaia Grande

  1. Splendida recensione Alex.
    Di Amado ho letto molti libri, ma non questo. La letteratura sudamericana è lenta, densa e corposa come il caldo umido delle sue estati e non sono mai riuscita ad entrare completamente in sintonia.
    Secondo te esiste una correlazione tra clima e modo di scrivere e di leggere? Secondo me sì!
    Ho letto tutto i libri del ciclo del cacao, un affresco potente e durissimo che mi viene in mente ogni volta che mangio un quadretto di cioccolato, a tratti straziante. Sino passata poi al ciclo dei romanzi di Bahia, una boccata di ossigeno e allegria. Il mio preferito rimane Santa Barbara dei fulmini, che mi ha affascinato molto per la descrizione della macunba, l’insieme delle religioni africane, il candonblè e le eredità religiose degli Yoruba. È un argomento che desta da tempo il mio interesse e il libro una lettura comunque piacevole.
    Ho scritto un poema, perdonami!
    Un bacio di buona giornata 😉

    • Io ho letto solo Dona Flor e Gabriella garofano e cannella, oltre a questo. Immagino che la connessione che dici tu ci sia, vedo un certo filo conduttore che però più che altro per me è quel rapporto così stretto tra realtà e immaginazione, vita e morte, esseri viventi e spiriti, razionalità e magia. Scrivo come se ci fosse un dualismo, ma una delle caratteristiche di quella letteratura secondo me è proprio che non c’è più questo dualismo, tutto è strettamente intrecciato. Come anche la durezza e lo strazio di cui parli tu, uniti a una musicalità linguistica, a un modo di scrivere poetico e a tratti anche dolcissimo.
      Parlo più che altro di Amado però qui, perché (questa è una lacuna gravissima, lo so) non sono mai riuscita, per esempio, a leggere Garcìa Marquez…
      Bacio e buona giornata anche a te 🙂

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