Il senso del limite e della libertà

Oggi sono stata a un seminario sul senso del limite, organizzato dalla psicoterapeuta che mi ha avuto in cura per anni, persona splendida, tra parentesi.

Avevo già sentito di quello che è successo stanotte a Parigi e mentre andavo verso la sede del seminario pensavo, probabilmente in tutti o quasi tutti noi c’è un desiderio di onnipotenza e di immortalità. Viviamo annaspando alla ricerca di un senso che in qualche modo giustifichi il nostro essere qui e il nostro essere quello che siamo. Eppure, accettare di avere dei limiti, accettare l’imperfezione, sembra strano, ma è una delle cose più belle che possiamo fare per noi stessi, e forse l’unica che ci permette di superare poi i limiti che invece davvero ci bloccano e ci fanno del male. Possiamo allora amare anche la vita coi suoi limiti, con la sua imperfezione, con il mistero del suo significato, semplicemente perché c’è, e magari anche proprio perché è temporanea. Quando si riesce ad amarla così, anche la morte fa molto meno paura. Se le persone capissero questo, forse non penserebbero più di sentirsi depositarie di una “verità” che per affermarsi ha bisogno di uccidere.

Nell’introduzione, per forza di cose, si è fatto riferimento agli attentati, si è parlato di identità indifferenziata, di gruppi che anziché uno spirito di coesione e una condivisione di intenti e di valori condividono soltanto una fantasia megalomane comune, che necessita di nemici da abbattere e se non li ha, piuttosto li crea. Gruppi in cui invece che trovare “con” gli altri la propria forza e la propria autonomia, una persona si cerca “a scapito” degli altri, ovviamente senza trovarsi, ma ottenendo solo una finta forza data dall’omologazione. Si è parlato delle gabbie in cui ci chiudiamo o ci lasciamo chiudere, del senso di realtà che va unito alla forza del pensiero per conoscere il nostro valore, le nostre risorse e arrivare a essere davvero ciò che si è. Si è parlato di tante cose, è stata una giornata molto intensa e molto ricca, emotivamente e intellettualmente.

Dopo ho avuto un altro pensiero, che i sentimenti verso la vita forse sono un po’ come quelli tra due persone. Prima c’è l’innamoramento, che è idealizzazione e attrazione per un riflesso di noi stessi. Per passare all’amore vero e proprio, profondo e duraturo, c’è bisogno di scegliere di “vedere” la vita e non fermarsi sulla soglia, di andare al di là di sé stessi e amare qualcosa che non coincide con l’idea che ne abbiamo, ma che, se riusciamo ad accettarla per quello che è, può davvero darci moltissimo. C’è bisogno anche di non limitarsi a starci dentro perché l’alternativa potrebbe spaventarci, come chi sta in una relazione infelice piuttosto che rimanere da solo, no, bisogna metterci dedizione e impegno ma avendo in ogni momento la convinzione sicura che ne vale la pena.

Io credo che una guerra, la rinuncia agli ideali e ai principi di responsabilità personale, solidarietà umana e apertura mentale, la contrapposizione di un fanatismo a un altro fanatismo sarebbero sconfitte per il nostro modo di essere, qualunque possa essere l’esito. Mentre sarebbe una bella forma di differenziazione, magari persino contagiosa, vivere amando la nostra vita in ogni momento, fino all’ultimo, perché non solo di questo amore un terrorista non è capace, ma è proprio la prima cosa che cerca di toglierci.  Non permetterglielo vuol di riprendere in mano la responsabilità della nostra vita, perché il nostro valore di persona possiamo conoscerlo solo noi e nessun altro.

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29 Pensieri su &Idquo;Il senso del limite e della libertà

  1. E’ stupendo quello che hai scritto. Anche molto coraggioso l’incipit in cui, quasi en passant, ci informi di avere avuto una psicoterapeuta per anni. Le conclusioni cui giungi le condivido in pieno, tanto in pieno che senza saperlo l’ho scritto, forse non così chiaramente, nel mio post di oggi. Che io vivo l’amore, e mi immergo in esso ed è quello che mi differenzia da loro ma, soprattutto, è quello che farà sempre vincere la civiltà sulla barbarie. Brava Viandante!

    • Sì, ho letto e commentato, mi sono anch’io riconosciuta molto in quello che hai scritto.
      Quanto alla terapia, per fare il primo passo è vero, ci vuole coraggio, e a volte anche nel corso del tempo, a volte è anche doloroso, ma quando ti rendi conto delle risorse che hai, e di come riesci a vivere con una pienezza prima sconosciuta capisci che ti sei davvero fatto un grande regalo. Ci sono altre strade, naturalmente. E poi ci vuole fortuna a trovare la persona giusta. Ma se succede, ti metti in mano degli strumenti incrediibili.

  2. Condivido ogni tua singola parola e ogni tuo singolo pensiero… li condivido così tanto che penso potrei averli scritti io. Li condivido sia per quanto concerne il modo di prendere e interpretare la vita, sia per quanto riguarda l’attualità e la guerra. Gran bel post.

    • Quello che mi conforta è che nonostante tanta violenza e risposte assurde che circolano, ci sono anche tanti, specie qui tra i blogger, che non si fanno accecare. Certo, magari è un mondo un po’ a sé, di persone che mediamente riflettono sulle cose e pensano prima di parlare. Però ci sono.
      Oggi ho dovuto spiegare gli attentati a mio figlio di 12 anni, perché riceveva dai compagni questi messaggi pieni di rabbia e livore (del tutto comprensibili, intendiamoci, a quell’età poi). E dopo aver parlato con me ho sentito che rispondeva a qualcuno parlando dell’idea che dovremmo avere noi di un dio, e di non pensare mai che sappiamo quello che lui vuole, e come dire… ho pensato che l’arma migliore che abbiamo è la speranza 🙂

      • Non sai quanto condivida questa parola: speranza. Il post che ho scritto, parla proprio dell’effetto terribile di “doccia fredda” che mi ha fatto leggere tante cose, soprattutto su Facebook. C’erano tante di quelle parole arrabbiate (di cui molte stolte) che c’era da avere paura perchè sentivo alimentare più del dolore per quanto accaduto, un egoistico senso di rivalsa che non porta ad altro che inutili tensioni. Immagino cosa abbia voluto dire dover spiegare a un ragazzo di 12 anni quanto avvenuto… sei stata molto attenta, i genitori di molti suoi coetanei invece avranno – purtroppo – superficialmente commentato con dei “sentito dire” e il risultato è quello.

      • Per quel poco che li conosco, forse anche diversi altri genitori dei compagni di mio figlio avranno cercato per quanto possibile di dare risposte meno “buttate lì”, però certo, in giro ce ne sono tanti che sparano la prima cosa che gli viene in mente, e i figli poi crescono con paure e rabbie a cui non sanno porre un argine, né canalizzarle in maniera positiva. Spesso ognuno cerca di fare quello che può con gli strumenti che ha…

  3. Sono giorni strani questi, giorni di nebbia venata di sole, giorni in cui fare cooconing è la sola cosa che desidero, entrare nel mio letto, chiudere fuori un mondo che non ho mai capito, in cui non mi sono mai sentita veramente altro che un sassolino sul cammino di altri, più importanti, intelligenti o semplicemente integrati di me.
    Non lascerò nulla e nessuno dopo di me, in fondo non mi dispiace, cerco di essere qualcosa, per quanto mi è possibile, per le persone che sono ora con me, per chi posso ancora accarezzare, finchè il suo e il mio tempo non sarà consumato, per chi leggerà le mie parole, finchè non esploderanno in un pulviscolo di bit.
    Non ho paura, sono depositaria temporanea di una scintilla che non mi appartiene, posso solo cercare di non spegnerla, come il fuoco di Prometeo, e poi lasciare che passi ad altri dopo di me e visto che non possiedo nulla, nessuno può strapparmi ciò che non è mai stato mio.
    Non mi lascio intrappolare da schemi che non sento miei, da un odio che non ho la costanza e la pervicacia di mantenere.
    Coltivo l’arte del dubbio e dei forse, mi nutro di domande più ancora che di risposte, le annaffio, talvolta con lacrime, e le lascio crescere libere di avvilupparsi dove desiderano, perchè so che anche la pianta più piccola ha radici forti, potenti e incredibilmente flessibili.
    Stringiamoci, questo fa tanto bene.

  4. Un articolo che non richiede commento ma condivisione.
    Non saprei cosa aggiungere anche sul fatto che uno psicoterapeuta consente sempre e comuncque una visuale serena su molte cose.
    Sheraconnabbraccio

  5. ierii sera dal cellulare ho letto questo tuo post, che trovo molto bello. mi ha colpito molto e ne parlerò da me, non tanto il contenuto di per sè meraviglioso, ma per i commenti che ne sono scaturiti. grazie

  6. Pingback: siamo ancora a questo punto? | Mai troppo tardi per....

  7. Un articolo profondo che induce a riflessioni. Conoscere i nostri limiti è un atto di onestà intellettuale verso di noi e verso gli altri. Non si deve mai smettere di confrontarci con gli altri, avendo rispetto anche se non si condividono idee, valori e ideali.
    Il fanatismo non porta da nessuna parte ma pare che sia la molla che guida questo mondo. O sei con noi o sei contro di noi. Questo nan va bene.

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