Il senso dell’amore per la vita e della bellezza

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Stasera in un commento si parlava di questa vita che abbiamo in prestito e che non è “nostra”. Il che è verissimo, pensavo, però io la sento molto “mia”, per il tempo in cui mi è data. Non, naturalmente, nel senso di una proprietà di qualcosa che appartiene solo a me ed esclude tutti gli altri, ma nel senso di un’individualità e una universalità che meravigliosamente si sfiorano, poi si toccano, poi s’intrecciano e infine, forse, tornano a distaccarsi, tutto in un modo assolutamente unico per ciascuno di noi.

Sono andata sul mare, ho camminato un paio d’ore, mi sono nutrita ancora una volta di bellezza, perché penso che ogni volta che ascoltiamo musica, leggiamo un libro, scriviamo, andiamo a teatro, al cinema, a una mostra, o semplicemente regaliamo bellezza ai nostri occhi, mettiamo in atto una piccola ma significativa forma di ribellione contro le paure indotte. Non solo siamo vivi, ma ci piace esserlo, riempiamo le nostre giornate di stupore e meraviglia perché non ci sia alcuno spazio per l’odio o il terrore. Certo, questo vale di più per chi fa queste cose dove sono proibite e possono costare persino la vita. Ma ribellarsi ad ansie subdolamente instillate richiede talvolta, se non lo stesso coraggio, un impegno e una fatica simili.

Sappiamo, in fondo, quanto può essere difficile, dovunque, difendere la libertà di ciascuno di amare chi e come vuole (non c’è bisogno che specifichi “se entrambi sono consenzienti”, vero?). Sappiamo quanto può essere difficile difendere la libertà delle donne, la libertà della ricerca scientifica, la libertà di chi intende scegliere una morte dignitosa e non una sofferenza protratta a tempo indefinito che non considera vita. Nessuno di coloro che difendono queste libertà intende imporre la propria scelta agli altri, eppure, spesso, la scelta di altri viene loro imposta.

E allora, il rispetto di sé e degli altri, del modo di essere di chiunque che non limiti l’altrui libertà, resta per me il miglior modo di nom piegarsi. mantenendo fermi quei principi che diciamo essere i capisaldi della nostra civiltà, salvo poi rinnegarli inneggiando alla distruzione totale dei “barbari” e invocando la stessa spietatezza che in loro ci indigna.

Mi chiedevo se sarei capace di dire cose simili se un giorno mi trovassi a sopravvivere a un attentato. Posso dire che spero di sì, che “credo” di sì, ma non ne sono certa. L’altro giorno ho incontrato, per lavoro, un giovane uomo proveniente da uno di questi paesi di cui si parla molto, diciamo. Ho sentito come una piccola sconfitta il fatto che un frammento di me dicesse “speriamo bene”. Ho sentito come una piccola vittoria il fatto di aver fatto il lavoro e preso un caffè con lui come avrei fatto con chiunque, come se nulla fosse, senza che quel fastidioso retropensiero interferisse. i traumi possono forse agire su di noi in modi che non riusciamo a immaginare. Ma io voglio credere che non lascerei a nessuno il potere di cambiare così radicalmente il senso di me stessa, delle cose in cui credo e di quello che rende la mia vita degna di essere vissuta.

E’ buffo, poi, che a urlare con più violenza “guerra, guerra” siano di solito quelli che in guerra sanno che non ci andrebbero mai. “Armiamoci e partite”, come diceva Olindo Guerrini in tempi non sospetti nella sua ode “Agli eroissimi“. E’ tornato di moda disprezzare chi non è convinto delle soluzioni militari, quasi che l’accettazione del senso profondo della vita di cui sono capaci le persone miti fosse indice di debolezza. No, ve lo assicuro, la mitezza richiede una grande forza d’animo, chi è mite conosce il dolore e le ferite ma non le brandisce come armi contro gli altri, chi è mite ha una capacità di sentire su di sé anche la sofferenza altrui come se fosse la propria, ma conosce il confine, pur talvolta labile, tra il dolore e la rabbia. Chi è mite ha saputo diventare adulto, mantenendo magari una parte bambina che permette la leggerezza, ma non ricadendo nell’infantilismo del “tu mi hai dato uno schiaffo e io te ne do due”, che tra i grandi può essere davvero pericoloso. Chi è mite ha principi saldissimi, una identità profonda e così veramente “sua” che nessuno la potrà mai distruggere, radici ben ancorate alla terra e ali che gli permettono di non lasciarsi mai immobilizzare, ma non ha verità da rivelare. Chi è mite non lascerà mai che gli tolgano quella sua preziosa determinazione a vivere senza far male agli altri.

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31 Pensieri su &Idquo;Il senso dell’amore per la vita e della bellezza

    • Tutto merito del telefonino, e della bellezza della mia città 🙂 Io ci ho messo solo l’inquadratura, il cogliere lo scorcio 🙂
      E’ un periodo che ho molta voglia di fotografare, la uso anche come scusa per camminare, visto che mi fa bene ma sono un po’ pigra in queste cose. Sarà forse proprio un bisogno di fermare questi momenti di pura contemplazione del bello…
      Grazie, come sempre. E viva le persone miti, sì. La mitezza, intesa come nel post, è una qualità che ammiro profondamente, come forse sai 🙂

  1. Ciao, mi è molto piaciuto l’articolo che hai scritto. E’ profondo e veritiero: oggi sono molto amareggiata e preoccupata anche io ma secondo me non dobbiam ochiduerci in casa e nascondere la testa sotto alla sabbia, Le nsotre vite, quelle dei nostri mariti, moglie figli devono continuare nel migliroe dei modi. Non dobbiamo darla vinta a chi vuole distruggerci! Facciamolo anche per chi non è più tra di noi. Un pensiero per te e ritornerò a visitarti!!! Fabiana Schianchi.

    • Grazie di cuore delle tue parole, che ovviamente condivido in tutto e per tutto. Penso anch’io che tra l’altro una vita “densa” (di senso e di emozioni, di amore, di cose belle) sia anche in fondo uno dei modi migliori di ricordare chi non c’è più, anche perché, se ci manca, è proprio perché ha saputo prima portarci senso, emozioni, amore e cose belle. E anche per le persone che non conosciamo, vale sempre l’idea che sia più giusto “sentire” quello che hanno dato piuttosto che quello che è stato loro tolto.

  2. Questo post è bellissimo e mi rispecchia molto. Molte volte ho provato questo retro pensiero “oh mio dio e se fosse un terrorista” in metropolitana, in aereo al Bar … Ma anche se mi vergogno di averlo pensato l’ho combattuto … O attaccando un discorso, o con un sorriso o un saluto. Non posso essere io per prima a farmi sovrastare da paure ed ansie e non è giusto guardare con diffidenza per paura di questi folli, un nostro fratello.

    • Purtroppo in questi tempi è diventato quasi “naturale” che succeda. Bisogna in qualche modo “risettarsi” per tornare alla responsabilità personale e ricordare che comunque questi atti terribili li hanno compiuti singole persone, istigate da altre singole persone. Instillare la sfiducia e la diffidenza è lo scopo dei manovratori, credo. E in questo senso penso che continuare a comportarsi come sempre sia un piccolo atto di ribellione. Tanto fare diversamente non ci eviterebbe certo di poterci trovare in attentati o simili, se per caso questo fosse per così dire il nostro “destino”. Nel frattempo però ci farebbe vivere molto peggio…

  3. Stupendo articolo, hai dato voce anche ai miei pensieri. Non ne ho voluto scriverne in prima persona perché pur essendo “una mite”, non lo sono molto con chi non concepisce il senso profondo di restare radicati a questa idea di mitezza. Quindi ringrazio te per essere riuscita alla perfezione a scrivere un post equilibrato, senza ombre e sbavature, cosa che io non sarei riuscita a fare. Certi ” Armiamoci e partite” mi scompensano la tranquillità e mi fanno vibrare il sistema nervoso 😉

    • Ti capisco bene. Ogni volta che sento parlare con disprezzo di “pacifisti”, come se fossero dei poveri illusi che vivono su una nuvoletta rosa, la mia mitezza corre un serio pericolo 🙂
      Però alla fine, preferisco cercare, per quanto posso, di spiegare la mia posizione. Sarà una goccia nel mare, ma penso che forse a qualcosa serva, se non altro a sentirsi meno soli 🙂

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