Il Bosco – Parte I – Capitolo 2 – V – seconda parte

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La prima parte la trovate qui

Diversamente da Monica, Andrea si ribellava di fatto, ma raramente a parole o con gli atteggiamenti esteriori. I contrasti con i suoi genitori erano in generale così poco espliciti da poter passare quasi del tutto inosservati e lui non usava quasi mai con loro l’ironia talvolta gentile, ma altrettanto spesso pungente e persino sardonica, che rivolgeva agli altri e in primis a se stesso. Poco usi a essere criticati da lui, il signor Giampietro e la signora Marta potevano illudersi di avere almeno un figlio obbediente, perfettamente integrato nella società di cui loro facevano parte e pienamente soddisfatto del mondo in cui viveva, a compenso della croce che era loro toccata in sorte con quella benedetta ragazza sempre irrequieta, scontenta di tutto e di loro più che di ogni altra cosa. E comunque, riguardo a entrambi i suoi figli, se pure le era capitato di sentire da qualche conoscente sfuggenti e malevole insinuazioni sul rischio che le occupazioni delle università di Milano e Torino e gli stili di vita di “certi giovinastri pigri e ingrati” potessero estendersi pericolosamente, Marta Bruzzo le aveva sempre accolte senza neppure rabbrividire all’idea. Quelle cose erano tanto lontane dal suo mondo quanto la Russia o la Cina.

Tuttavia, ogni volta in cui era stato in disaccordo con loro su questioni importanti, Andrea era sempre riuscito a far prevalere il suo punto di vista con un’abilità di cui lui stesso si sarebbe stupito, se glielo avessero fatto notare. La sollecitudine che usava verso i genitori, dettata dall’affetto e del tutto priva tanto di condiscendenza quanto di timore reverenziale, non gli impediva di mostrare una determinazione ferrea quando si trattava di difendere le proprie scelte di vita e le cose in cui credeva.

Sull’università, ad esempio, si era creata una considerevole divergenza di opinioni. Il signor Giampietro era sempre stato certo, senza mai neppure aver bisogno di sollevare l’argomento, che il figlio sarebbe andato a lavorare con lui, frequentando magari economia e commercio, se proprio voleva – lui, Giampietro Bruzzo, non aveva avuto bisogno dell’università per arrivare dove era arrivato, ma i tempi cambiano… – Quando Andrea aveva annunciato di essersi iscritto a medicina, era stato come un fulmine a cielo sereno.

“Ma… ma…”, aveva balbettato, “non c’è nessun medico nella nostra famiglia. E chi porterà avanti le mie fatiche? Sai bene quanto lavoro mi è costata la mia piccola azienda, quanto sudore, quante ansie… e adesso che tu potresti aiutarmi a espanderla e portare avanti i miei sogni…”

Andrea non si era lasciato commuovere. Aveva, dei sogni, un concetto decisamente diverso da quello del padre. Ne aveva molti di più, e molto più grandi, di quanti lui avrebbe potuto approvarne in una vita intera.

“Mi dispiace, papà”, aveva ribattuto con affettuosa fermezza. “Avrei voluto con tutto il cuore che la tua attività piacesse anche a me, ma proprio non ci sono tagliato, non riesco ad amarla e se lavorassi con te senza passione per quello che faccio, non ti sarei di molto aiuto”.

E medicina era rimasta.

Sei mesi dopo aveva chiesto, come regalo a lungo promesso e non ancora elargito per il diploma ottenuto col massimo dei voti, un viaggio di tre mesi in Africa, per lavorare in un ospedale privato della Tanzania (aveva taciuto il fatto che si trattava di una baracca di latta praticamente senza attrezzature). Una sorta di stage, una straordinaria esperienza professionale… anche se, naturalmente, non riconosciuta a nessun titolo dall’università.

La cosa strana era che non aveva dovuto neppure affrontare tutte le resistenze che si era aspettato. Suo padre lo aveva guardato con sospetto, ma lui era riuscito a presentargli la cosa come un importante momento di formazione, e lo aveva manipolato così bene che quasi il signor Giampietro si era convinto di aver avuto lui l’idea. E di fronte alle proteste della moglie era stato lui a tagliar corto, dicendo: “Un uomo non può stare sempre attaccato alle gonne di sua madre. Sarà l’ultima ragazzata prima di assumersi le sue responsabilità di adulto. E sarà anche un’ottima opportunità. Questi mercati del terzo mondo…”. Non aveva perso del tutto la speranza che, se non altro come medico, suo figlio avrebbe manifestato una dose anche minima di senso degli affari. La signora Marta, che lo conosceva un po’ meglio, sapeva che era altamente improbabile, ma non aveva contraddetto il marito. “Ti prego”, aveva detto invece ad Andrea, “cerca di ragionare!” Sennonché, gli argomenti basati sulla ragione non avevano mai molto successo con lui.

Andrea aveva già ottenuto il rinvio del servizio militare per l’università e aveva promesso che avrebbe dato comunque il numero di esami necessario a non perdere il beneficio. Promessa che naturalmente aveva mantenuto, ma su questo i suoi sapevano di poter dormire tra due guanciali.

Quella mattina, per quanto sollevata, la signora Marta ebbe una sorta di cupo presentimento, che tuttavia scacciò con irritazione. Aveva trascorso la vita a cercare di leggere nella testa del figlio, qualche volta persino riuscendovi, eppure neanche lei avrebbe potuto immaginare le conseguenze nefaste della conversazione appena conclusa. Sarebbe trascorso ancora qualche mese, ma era stato quella mattina che l’idea che ronzava da tempo nella mente di Andrea, un’idea che lui stesso aveva fino a quel momento etichettato come il frutto dei raptus di incoscienza cui di tanto in tanto andava soggetto, aveva preso infine la forma di una decisione irrevocabile.

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60 Pensieri su &Idquo;Il Bosco – Parte I – Capitolo 2 – V – seconda parte

  1. che bello Alex, dove ci stai portando? Villa Genziana mi ricorda quelle case eleganti, con un giardinetto di rose e ortensie ben curato, che si vedono in Via Zara o in Via Piave, quante volte ho passeggiato per quelle stradine scendendo in Corso Italia 🙂

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