IL BOSCO – continua

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Per l’ennesima volta, guardando suo padre, Elisa si disse che c’era qualcosa che non andava. Certo, c’era la faccenda di Federica, la donna che era entrata nella sua vita, uscendone però dopo appena qualche mese. Faccenda di cui lui non aveva assolutamente voluto parlare, dicendo che non aveva poi tanta importanza, ma Elisa sapeva benissimo che ne era rattristato molto più di quanto sarebbe mai stato disposto ad ammettere, però…

Però non era solo quello.

Suo padre scherzava sempre molto, “prendeva sempre tutto in ridere” come qualche volta aveva sentito dire a sua madre anni prima, quando ancora non erano separati. Si rendeva conto che aveva sempre usato il sorriso come un’arma contro le avversità della vita. A lei piaceva molto però il modo in cui ridevano insieme di tante cose, a volte anche le più sciocche. Quanto tempo era che non succedeva più?

In quel momento alla televisione il Quartetto Cetra riproponeva una delle sue straordinarie parodie, che di solito li facevano sbellicare tutti e due dalle risate, e invece suo padre non faceva che fissare lo schermo con aria assente, lo sguardo inquieto e sempre triste, la testa evidentemente da un’altra parte.

E poi c’era il mare. Lui amava nuotare quanto lei, ma durante quella prima settimana in cui era stata da lui, solo una volta aveva acconsentito a venire alla spiaggia, dietro sua insistenza, e non aveva fatto il bagno, perché era troppo stanco. Era sempre troppo stanco. Non era mai stato così, prima.

Si alzò di scatto, innervosita da questi pensieri, tanto sapeva che lui non le avrebbe detto niente.

– Preparo il pranzo.

– Cosa fai di buono? – Lui tentò, senza molto successo, di mostrare un moderato interesse, ma il suo tono era inesorabilmente piatto.

Elisa cercò di calmare la sua inquietudine con una battuta, quella era una cosa che aveva preso da lui.

– Non fare quella faccia, non ti preoccupare che ho eliminato rospi e lucertole dalla mia dieta da un po’ di tempo, ormai.

Ma suo padre tornò a dedicarsi al suo irrequieto girovagare tra televisione, giornale e passeggiate avanti e indietro sulla terrazza, senza l’accenno di un sorriso.

Dopo pranzo, parve riprendere un po’ della sua antica vivacità e le propose una passeggiata in campagna. Il resto del tempo lo passarono a ricordare le leggende di quei luoghi, che lui aveva raccontato tante volte quando Elisa era bambina che ormai lei le conosceva a memoria.

Nei giorni successivi parlarono di scuola. Suo padre le aveva chiesto se avesse risolto le sue difficoltà con i compagni e i professori, e questo aveva dato la stura ad un amaro sfogo da parte di Elisa su quanto i programmi fossero antiquati e del tutto inadatti a prepararli alla loro vita futura, sull’incapacità degli insegnanti di interessare la classe alle materie che dovevano studiare, e sull’assurda mentalità di quelli che pensavano solo ad avere buoni voti sulla pagella e non erano minimamente interessati a “farsi una cultura”.

“Non parlare come quegli scalmanati coi capelli lunghi che fumano dio-sa-cosa e fanno cortei in giro per la città sperando di ricostruire il mondo a loro modo!” La rimbeccò aspramente suo padre.

Elisa rimase tanto male che non rispose. Certo, non si era aspettata che suo padre fosse entusiasta del fatto che lei facesse cortei, scioperi e occupazioni, e si era ben guardata dal parlare di un suo coinvolgimento personale che del resto avrebbe potuto non esserci mai. Ma non gli aveva mai sentito usare questo tono, le pareva quasi che sotto quell’aggressività ci fosse la paura, e trovava strano aver paura di quelle persone di cui lei aveva avuto un’idea del tutto diversa. Avrebbe potuto capire se fosse stata sua madre, lei si preoccupava sempre che loro non facessero “sciocchezze”, ma…

“Promettimi che non ti mescolerai a quella gente”.

Elisa lo guardò, e per un attimo pensò di dirgli che sì, lo prometteva. Sarebbe stato tanto più facile, per amor di pace, e visto che era già tanto triste, ma qualcosa dentro di lei si ribellò.

“Mi dispiace, ma non posso farlo. Posso prometterti che non mi metterò con persone violente, questo sì. Ma… non so ancora cosa farò. Non sono sicura di aver capito esattamente cosa succede e cosa è giusto fare ma conosco persone a cui il mondo non va bene così com’è, e se devo dirti la verità, neanche a me piace poi tanto, papà. Molti di questi ragazzi odiano la violenza, la guerra, l’ipocrisia, e vorrebbero le stesse cose che volete voi adulti: più giustizia, una pace vera, meno conformismo. ‘Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria’. Lo ha detto un prete, sai, si chiama Don Lorenzo Milani”.

“Ah, sì, l’ho sentito. E’ uno che ha strane idee sull’educazione, dicono”.

Suo padre lasciò cadere il discorso, ma lei poteva vedere che era arrabbiato. Parlarono d’altro, fecero finta che non fosse successo niente, ma il loro tono era stranamente formale. Sentiva ancora la puntura di quel senso di colpa infantile, perché con Fabrizio parlava di guerra, pace, politica, religione, e con suo padre finiva per poter parlare praticamente solo dei voti presi e qualche volta, se l’argomento non diventava troppo spinoso, di letteratura, di miti e di leggende. Lui sapeva ancora raccontare bellissime storie, ma qualche volta Elisa si trovava a pensare che avesse confinato la sua stessa vita in un mondo di sogni e fantasie, che aveva ben poco a che fare con le battaglie di tutti i giorni per capire gli altri e il mondo e tirare fuori dalla vita quel po’ di senso che si poteva.

L’ultimo giorno prima di tornare a casa, Elisa decise che non poteva più sopportarlo.

“Non voglio andarmene facendo finta di niente, papà. Non abbiamo litigato, ma c’è qualcosa che non va, come se non riuscissimo a essere noi stessi. Io… io ti voglio bene, anche se non sono d’accordo con te su certe cose”.

Suo padre sorrise.

“Voi ragazzi volete sempre tutto subito, vi fate le vostre ragioni con troppa rabbia e troppa impazienza. Ma anch’io ti voglio bene, ricordatelo sempre, questo”.

Elisa rabbrividì. Un’ombra era passata nei suoi occhi, e aveva detto quelle parole come se non fosse certo di rivederla.

Che cosa diavolo mi viene in mente, pensò.

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