IL PAESE INFELICE (L’eroe nel mito e nella fiaba) – Gli eroi della Guerra di Troia

 

La Guerra di Troia, voluta dagli dei per esaltare la schiatta degli eroi greci nel momento stesso della loro distruzione, scoppiò a causa di un uomo, ma un uomo che era stato guidato dagli dei a compiere quella nefasta azione.

Paride, figlio del re di Troia Priamo, era stato allevato come un pastore dopo che i genitori lo avevano abbandonato sul monte Ida, proprio perché era stato loro predetto che il ragazzo sarebbe stato causa della distruzione del loro regno.

A lui gli dei diedero l’incarico, una volta divenuto uomo, di scegliere tra le tre grandi dee, Era, Atena e Afrodite, quale fosse la più bella. E non si trattava in realtà di un giudizio sulle attrattive erotiche, delle quali Afrodite era regina indiscussa. La scelta riguardava piuttosto i doni che le dee avevano proposto al giovane principe: Atena gli avrebbe offerto la grandezza nelle battaglie, l’eroismo; Era la signoria sull’Asia e sull’Europa; Afrodite l’amore di Elena, moglie del re greco Menelao, la più bella tra le donne di ogni tempo, che si diceva figlia di Zeus. Alla guerra e al regno Paride preferì l’amore, e appena ne ebbe l’occasione rapì la sposa di Menelao, scatenando così quella guerra che, come l’oracolo aveva predetto, sarebbe stata causa di orrore e di morte non solo tra i Troiani, ma anche tra i Greci. Da tanta rovina si sarebbero salvati i meno eroici tra tutti coloro che vi avevano preso parte: Enea fra i Troiani, molto più noto come fondatore di stirpi che come guerriero; e tra i Greci  l’astuto e “domestico” Odisseo, e il paziente, mite Menelao, che non riuscì ad uccidere l’amata moglie neppure nel momento della maggior furia e rimase con lei “compagno obbediente di una moglie divina” che lo avrebbe portato ancora vivente negli Elisi[1].

Agamennone, il capo dell’esercito greco, sopravvisse alla guerra solo per essere massacrato, appena giunto a casa, dalla moglie Clitemnestra. Questa aveva fatto del vile Egisto il suo amante, e inoltre non aveva mai perdonato al marito l’inganno con cui le aveva tolto la figlia Ifigenia. Era stato, naturalmente, Odisseo l’artefice della crudele menzogna. L’indovino Calcante aveva detto che per placare l’ira di Artemide, offesa dallo stesso Agamennone, e far partire le navi rimaste bloccate in una bonaccia senza un filo di vento, egli avrebbe dovuto sacrificare la figlia. Così venne detto a Clitemnestra che la fanciulla doveva venire data in sposa ad Achille (il quale, quando lo seppe, ebbe uno dei suoi accessi di ira, e già come è noto non provava certo un grande affetto per Agamennone). Si disse poi che Artemide avesse salvato la giovane, sostituendola al momento dell’uccisione con una cerva e facendo di lei una sua sacerdotessa. Ma certo per Clitemnestra la figlia era perduta, e la madre ferita divenne un’assassina sanguinaria, capace di colpire tre volte con l’ascia lo sposo a tradimento, quando non poteva difendersi.

Le storie successive, che non fanno parte della guerra di Troia, ci sono state tramandate soprattutto dai grandi tragediografi: Oreste, figlio di Clitemnestra, ancora bambino, sarebbe forse stato a sua volta ucciso dalla madre inferocita, se la sorella Elettra non lo avesse salvato. Più tardi avrebbe vendicato il padre, uccidendo sia la propria madre, sia il suo amante Egisto. Per molto tempo Oreste, nonostante avesse ricevuto da Apollo l’ordine di vendicare il padre, sarebbe stato perseguitato, come omicida, dalle Erinni. Fino a che un giorno gli venne detto di recarsi in Tauride a prendere la statua di Artemide. Di questa statua Ifigenia era divenuta la sacerdotessa e la custode. Così Oreste, con l’amico Pilade, era stato in realtà mandato a sua insaputa proprio dalla sorella. Quando avvenne il riconoscimento, e la sacerdotessa tornò in patria, poté avvenire il perdono definitivo, e così Menelao e Oreste, benché colpiti dalla maledizione della stirpe di Atreo, furono anche coloro che vi posero fine.

Ma tutto questo naturalmente sarebbe avvenuto molto tempo dopo. All’epoca della guerra di Troia Agamennone era solo un guerriero potente e presuntuoso, arrogante perfino con gli dei, ciò che in più di una occasione sarebbe stata causa della morte di tanti suoi compagni.

[1]K. Kerényi, op. cit., p. 512

Annunci

42 Pensieri su &Idquo;IL PAESE INFELICE (L’eroe nel mito e nella fiaba) – Gli eroi della Guerra di Troia

  1. Come al solito c’è tanto da imparare qui. Tipo che odisseo aka Ulisse fosse “domestico”… quanto a Paride, ricordo male o fu un pomo (divenuto poi il celebre pomo della discordia) gettato dalla dea discordia in mezzo alle tre dee con su scritto “dedicato alla più bella” a mettere Paride in condizione di dover scegliere? Ah forse lo hai detto ma io leggo distrattamente anzi non leggo mai veramente i tuoi post 😛

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...