Un cambio di cielo

albero-nell-orario-invernale-rami-coperti-di-neve-bianca-e-ghiaccio-48618973

Foto dal web

Vorrei vedere i rami nudi di foglie,
coperti solo da cristalli bianchi di ghiaccio
le scheletriche braccia protese
ad implorare un cambio di cielo,
di vento, d’umore, un cambio qualunque
che qui è tutto immobile da secoli
e le ragnatele ormai hanno fatto altre ragnatele
e potresti anche chiamarle merletti
ma non sarebbe che un inganno
Per quanta bellezza tu possa vedere
In un pizzo di neve o di tela di ragno
Restano sempre frammenti di freddo
E trappole mortali intessute
Per ingannare una preda
Datemi tempo, vi prego, datemi vita
Che qui in fondo è gelido il buio
E chi potrà sentirmi se urlo senza voce
Chi potrà vedermi se viaggio in un grigio
Confuso di nebbia e dolore
E non ho contorni da mostrare
Nulla di nitido, di distinguibile
Nulla che si possa riconoscere,
uno stile poetico, un modo di vestire
che qualcuno vedendomi possa dire
ecco, non puoi essere che tu, e nessun altro.
Questo bozzolo caldo mi coccola e m’imprigiona
Tu riesci a vedermi forse?
Riesci a riconoscermi, a sentirmi?
O è solo uno specchio appannato
L’eco indistinta di voci scomparse?
Il cielo resta chiuso, in sterile tinta unita
E neanche una goccia di pioggia
a confondermi le lacrime
e non una cartina, una mappa, una guida
turistica, uno scalcinato ufficio informazioni,
che poi, forse, non sono io, forse
è la strada ad essersi smarrita
e adesso, angosciata, mi cerca
mentre su ogni cosa un’ingrata indifferenza
stende il suo monotono velo senza scampo

Annunci

19 Pensieri su &Idquo;Un cambio di cielo

  1. La notidezza… la goccia di pioggia nelle tue lacrime… la strada smarrita… c’è sicuramente chi ti vede. Chi ti conosce. Anche se fuori è nebbia. Anche senza alcuno stile poetico. Anche senza un filo di voce. Perché tu sei una persona vera. E nella vita ci sono verità che non hanno bisogno di alcuna esperienza umana per essere acquisite e svelate all’io di un altro che non sia te. Ricordati che i neonati dopo 9 mesi di buio assoluto e vuoto e senza aria… appena escono nella vita conoscono già tanto della mamma, dove ha il seno… dove devono bere e come devono farlo… che profumo ha la sua pelle anche se manco sapevano cosa fosse un profumo… manco ce l’avevano un naso pochi mesi prima. Tu sei verità. E allora non hai che da trovare quel neonato che ti conosce già.

    • Sai Avvo, mentre scrivevo pensavo, certo, queste sensazioni le provo, questo buio è in questo momento anche il mio buio, però in realtà in parte è come se stessi frugando in quello che provavo tanto tempo fa, quando ero una ragazzina e non sapevo nulla di me e meno ancora degli altri. Magari quella parte c’è ancora, ma è come se adesso la rivivessi per capire come può sentirsi un bambino quando annaspa emozioni forti troppo grandi per lui, che magari sa da dove vengono però non come gestirle. Certe cose, è vero, si “sentono” senza bisogno di conoscerle razionalmente. Per altre c’è un bisogno profondo di essere non soltanto riconosciuti a pelle, ma anche capiti, ascoltati, visti, riconosciuti e servono sguardi, parole, strumenti della ragione e del cuore che ne so, forse anche forza nelle gambe e nelle spalle e nelle braccia. Specialmente quando da neonato senti profumi e impari cose e sperimenti sensazioni che poi devi “disimparare” mperché la mamma che credevi di conoscere non è quella che ti farà poi da mamma “per la vita” e vabbè, non vado avanti oltre, ho parlato un po’ di queste cose anche nei post precedenti sul coraggio e il freddo, in genere scrivo poco sulle questioni familiari, sono più riservata, ma a volte ho davvero una urgenza di tirare fuori anch’io il mio male e non solo il mio.
      Grazie, di cuore.

      • Le sensazioni che provo quando anche io, nel buio o nella luce presente poco cambia, frugo nei pensieri di quel ragazzino che stento a riconoscere, quello che nei miei diari scriveva che sperava di ricevere un regalo per Natale… che sperava di trovare una donna che lo amasse e basta, quando frugo io a differenza tua, quasi mi convinco che ne sapesse molto più lui di me sia di me che degli altri. Col tempo ho visto che quando un bambino “annaspa” per “emozioni forti troppo grandi per lui”, come dici tu, lui reagisce limpido e corrosivo, e sapeva come gestirle… cioè non gestendole! Le emozioni quando le gestisci scolorano un poco, non credi? Verissimo quello che dici… sono sempre così meravigliato dalla conoscenza senza esperienza che a volte dimentico che c’è anche e forse soprattutto l’altra parte delle verità, quelle che cogli solo dal grado di intensità di un abbraccio fisico, o dall’umettatura che trovi in due occhi spalancati a un millimetro dai tuoi. E quanto al “disimparare” la mamma che credevi di conoscere che non è quella che ti farà da mamma… sembra che tu abbia pescato questi concetti pari pari dal libro! Non vedo l’ora che lo leggi! Sono sicurissimo ti piacerà. A costo di parere arrogante e saccente e presuntuoso, sono sicuro che ti piacerà moltissimo. Attendo!

      • Nel caso del mio bambino (ma dovrei dire di entrambi,m pur in modo e misura diversa) non sa come gestirle perché si fa a volte molto male, fatica a vivere e ogni delusione, anche per noi “piccola”, la vive con intensità dolorosissima. Come dicevo, ha tante risorse. Ma nella mia esperienza, le risorse che acquisisci nel tempo, non solo quelle razionali ma anche quelle emotive, aumentano, e oggi mi permettono di vivere con maggiore equilibrio situazioni che forse in passato mi avrebbero schiacciato. Spero che questo sia vero anche per i miei ragazzi. Scolorate.. no, anzi, direi che le vivo con molta maggiore intensità e molta meno paura, solo lasciando che quelle belle mi avvolgano e mi confortino, e quelle meno belle abbiano pure il loro spazio ma senza opprimere 🙂

  2. I pizzi intessuti con la polvere dei ricordi, la galaverna che decora rami scheletrici non possono essere velature gentili che ammorbidiscono i contorni della realtà, anziché trappole gelide?
    La nebbia sfuma i contorni, ovatta i suoni, addolcisce le asprezze. Troppa luce, troppo sole sono impietosi e crudeli, inchiodano senza possibilità di appello. Chi vuole conoscerti ed amarti lo farà anche nel buio esteriore più assoluto. Non saranno necessarie mappe o vie tracciate, basterà seguire la via istintiva del cuore.

    • Certo che spesso è così. io amo molto quei merletti che il ghiaccio crea, in realtà (la nebbia molto meno, ma io sono donna decisamente mediterranea, sotto questo aspetto). Ma a volte il ghiaccio è ghiaccio, il buio è buio e i ragni sono in agguato e non c’è tanto da fare… se non tenere accesa la propria luce interiore e mantenere salda la fiducia nel sole 🙂
      in realtà quando ho parlato di mappe e strade forse avevo proprio in mente il fatto di sentirci così sballottati (noi adulti, dico) in una situazione particolare, certo, non esistono mai ricette o manuali a prova d’errore ma a volte vorresti avere almeno una bussola. Vabbè, la stella guida io ce l’avrei, ma a volte mi aiuta più che altro a trovare la forza per “resistere”. Intanto però, visto che della “voce negativa” che cerca di buttarti giù e riportarti indietro ne avevamo già parlato, oggi gli ho parlato anche dell’importanza di trovare la propria “voce positiva”, a cui puoi dare l’aspetto che vuoi, un personaggio immaginario, qualcuno che ammiri. Gli ho parlato anche della “mia” voce positiva, appunto, la stella che tu sai. E lui capisce, immagazzina, rielabora, prende quello che gli serve. E cresce.

      Quindi, a parte i momenti fortunatamente brevi di sconforto, sono molto consapevole del cammino che stiamo percorrendo, che per quanto difficile è anche denso di emozioni belle e di progressi sulla strada verso cose buone che i miei figli stanno trovando sempre di più per sé.

      A volte basta una poesia, sembra triste, ma è un modo per esorcizzare, tirare fuori e rendere i “mostri”, molto più abbordabili 🙂

      Grazie davvero, un abbraccio

  3. L’importante è fornire gli strumenti, dialogare e dare tutto l’amore possibile e questo tu lo fai in maniera impeccabile! Te lo dice una persona che si è dovuta purtroppo arrangiare da sola. Un abbraccio

  4. A volte ci vorrebbe proprio un cambio di cielo… Ma saichecc’è?… Ricordiamoci che nonostante il grigio… Alla fine non cade mai… E la nebbia… Se s’inspessisce ancora noi la lavoriamo con le dita e ne facciamo dei meravigliosi riccioli…
    Un abbraccio 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...