Belfiore – Seconda Parte

Invece, i cavalli continuarono a galoppare sott’acqua come fossero stati nel loro ambiente naturale, e presto giunsero ad uno straordinario palazzo, immensamente più ricco e splendido di qualunque castello il giovane avesse mai visto. Era tutto di cristallo e risplendeva di luce come se fosse stato in pieno sole. Dentro non c’erano altro che cavalli. Cavalli nelle stalle, cavalli che pulivano le stanze, cavalli nelle cucine. Un cavallo aveva loro aperto la porta e li aveva introdotti, annunciandoli poi ad un altro cavallo più grande ed evidentemente più importante, che a sua volta li aveva accompagnati da quello che sembrava il Re di quello strano luogo.

Quando furono in sua presenza, i cavalli che avevano accompagnato il giovane raccontarono ciò che era accaduto vicino al fiume, e il Re lo guardò accigliato.

– Ah, così si è comportato? – Disse, in tono che fece gelare il sangue nelle vene al malcapitato. Poi si rivolse a lui. – Ebbene, allora ti porrò tre domande. Dovrai indovinare il nome di questo luogo, il mio nome e il nome di mia figlia. Ti do’ tre giorni di tempo, e se allo scadere di questo termine non saprai rispondere verrai tramutato in cavallo.

Il giovane venne poi accompagnato in una stanza riccamente adornata, e colma di ogni ben di dio, ma tanta era la sua disperazione che non poté toccare nulla, né gioire della bellezza che lo circondava. Come avrebbe mai potuto conoscere le risposte a quelle domande? Non solo non era mai stato prima in quel luogo, ma non ne aveva mai neppure udito parlare, ignorava del tutto la sua stessa esistenza.

Il giorno dopo venne ricondotto alla presenza del Re, che gli chiese:

– Ebbene? Hai la risposta alle mie domande?

– No. Maestà – rispose il giovane, che si stava pentendo amaramente dell’atteggiamento sprezzante che aveva tenuto prima.

Lo riportarono allora nella sua stanza, ma ancora una volta egli passò l’intera giornata e la notte a piangere senza pensare a come avrebbe potuto risolvere il suo problema. E la stessa cosa accadde il secondo giorno e il terzo giorno, e così alla fine egli venne trasformato in cavallo.

Ora però avevo dimenticato di dirvi che prima di partire il giovane aveva lasciato al fratello minore una clessidra magica. Fino a quando egli fosse stato in salute e non si fosse trovato in pericolo, la clessidra sarebbe rimasta sempre nella stessa posizione, la parte piena di sabbia in basso. Ma se gli fosse accaduto qualcosa, la clessidra si sarebbe girata da sola e la sabbia avrebbe cominciato a riversarsi dall’altra parte. Quando questa si fosse completamente riempita, ciò avrebbe significato che egli era morto.

Naturalmente Belfiore tutti i giorni guardava la clessidra e la trovava sempre nella stessa posizione. Ma un giorno l’aveva trovata voltata, ciò era accaduto proprio mentre il giovane veniva condotto al palazzo del Re dei cavalli. Dopo tre giorni trovò che la sabbia si era trasferita quasi completamente dalla parte opposta della clessidra, e allora disse a suo padre che voleva partire e andare a cercare suo fratello. Il re smosse i mari e le montagne, proibì e minacciò e pregò e pianse, poiché se anche quell’ultimo suo figlio, il suo prediletto, fosse morto la vita per lui non avrebbe avuto più alcun senso. Ma a nulla valsero preghiere o minacce, lacrime o divieti.

Belfiore partì, e cammina cammina giunse anche lui all’incrocio delle tre strade da cui i suoi fratelli erano passati prima di lui.

“Probabilmente”, pensò, conoscendo i due fratelli maggiori, “Pietro avrà preso la strada in discesa, e se seguissi anch’io quella strada, forse scoprirei il modo di salvarlo; tuttavia quasi certamente Giovanni avrà preso la strada di mezzo, e se io facessi lo stesso, forse lo ritroverei. Nell’incertezza, meglio prendere la terza strada, sperando che si riunisca presto o tardi alle altre”.

Così, presa la sua decisione non stette più tanto a pensarci su, e anche se la salita era ripida e faticosa, e le spine gli martoriavano le gambe, non perse tempo a lamentarsi. Andando avanti, vide che dopo un po’ la salita cominciava ad attenuarsi, le piante spinose sparivano, e presto si accorse di camminare su una comoda strada larga e pianeggiante, costeggiata da file di bellissimi alberi secolari  che con i loro rami lunghi e fronzuti gli facevano gentilmente ombra. Dinanzi a lui si estendevano prati pieni di fiori, e gli animali gli si facevano intorno senza fargli male e senza fuggire.

– Che luogo meraviglioso – disse ad alta voce. – Gli alberi e gli animali sono così gentili con me, eppure io non posso dar loro in cambio nulla. Se potessero sentirmi, gli direi che per la loro gentilezza, io farei tutto ciò che posso per dar loro qualunque cosa chiedessero.

Non aveva finito di dire così, che gli si avvicinarono un leone, un cavallo e un drago.

– Bada bene, non fare promesse se non hai dentro te la ferma intenzione di mantenerle. – disse il leone.

– E anche se avessi l’intenzione, potrebbe mancarti il coraggio – gli fece eco il cavallo.

– E anche se avessi il coraggio, ancora non è detto che tu possa riuscire contro le forze della Magia Nera. – Continuò il Drago.

Il giovane aveva un po’ paura, quei tre animali erano enormi, e non sembravano proprio così gentili e inoffensivi come tutti gli altri, però si fece coraggio, e disse:

– Ho promesso di fare tutto ciò che posso, e questo farò. Se avete qualcosa da chiedermi, non esitate. La mia promessa è sincera, e ci metterò tutto il mio coraggio, ma se poi non dovessi riuscire, pazienza, non sarà certo per non aver tentato con tutto il cuore.

– Parli bene – ribatté il leone – ma sappi che contro la Magia Nera non c’è da scherzare. La Strega dei Boschi ha trasformato me e mia sorella Fiordimaggio in leoni, e solo di notte possiamo riprendere le nostre sembianze umane. Quello che ti chiedo è di togliere l’incantesimo, ma se non dovessi riuscirci, la strega ti ucciderà, e se non lo farà lei, sarò io a divorarti.

– Quanto a me – disse il cavallo – il Mago del Fiume ha trasformato in cavallo non solo me, ma tutto il mio popolo. Io ero il re, e adesso tutti i miei sudditi, dal Gran Ciambellano allo spazzacamino, sono tutti finiti in fondo all’oceano, tutti agli ordini del Mago del Fiume. Ti posso assicurare che il Mago del Fiume è peggio della Strega dei Boschi, e se lei non ti ucciderà, sarà lui a farlo, e se dovessi sfuggire anche a lui, io stesso ti schiaccerò sotto i miei zoccoli, se non riuscirai a riportarmi il mio popolo.

– Io invece ho perduto la mia sposa – disse il Drago. – Il Re del Fuoco mi ha trasformato in Drago e me l’ha rapita, e adesso la tiene prigioniera nel suo palazzo in fondo al Grande Vulcano. Il Re del Fuoco è molto peggio della Strega dei Boschi e del Mago del Fiume messi insieme, e anche se tu dovessi scampare alla loro furia, lui ti distruggerebbe, e se non fosse lui a farlo, sarò io a bruciarti con le fiamme che escono dalle mie fauci, se non mi riporti indietro la Principessa delle Rose.

Chiunque altro si sarebbe pentito di aver fatto quella promessa avventata, ma non Belfiore. Lui non perse tempo a pentirsi, chiese la strada per trovare la Strega dei Boschi, e avuta l’indicazione si incamminò.

Camminò e camminò, senza quasi fermarsi, protetto dall’ombra degli alberi. Gli animali gli portavano bacche e noci per sfamarsi e gli facevano letti di foglie per riposare un’ora ogni tanto, quando era proprio sfinito. Per dissetarsi beveva acqua di fonte. Ma dopo sette giorni e sette notti di cammino, crollò addormentato così come si trovava, sulla nuda terra, senza aver né mangiato né bevuto, tanto era esausto.

Al suo risveglio, vide accanto a sé un leone, e balzò in piedi, temendo che fosse venuto a divorarlo, vedendolo dormire. Ma questo era un altro leone, infatti sebbene fosse una bestia imponente, era più piccolo dell’altro e tutto bianco. Il ragazzo pensò che forse poteva essere la sorella del leone del bosco, e prese ad inseguire l’animale, ma più lui correva, più quello si allontanava. Ad un tratto scomparve, e il ragazzo, disperato, non sapeva più dove cercarlo, ma ecco che si trovò davanti ad un magnifico castello, con un bellissimo giardino, e nel giardino c’era la fanciulla più bella che avesse mai visto che lo aspettava.

– Sono io Fiordimaggio – gli disse. – E’ stata la Strega dei Boschi a trasformarmi così. Devi sapere che io sono la sposa di tuo fratello Pietro, che è giunto qui prima di te. Lui avrebbe potuto salvarmi, ma non ne è stato capace. Se tu riuscissi a non parlare di me con nessuno per tre giorni e tre notti, qualunque cosa accada, mio fratello ed io saremmo liberati dall’incantesimo, e la Strega del Bosco morirebbe, ed anche tuo fratello sarebbe salvo. Bada però, che in questo tempo potranno accadere cose spaventose, e tu potrai trovarti in grave pericolo, ma non dovrai fare il mio nome, e neppure menzionare di avermi incontrato, altrimenti tutto sarà vano. Credi di avere abbastanza coraggio per riuscire?

– Ho certamente il coraggio per tentare – disse il giovane. – Non sapendo quali pericoli mi aspettano, non posso promettere di riuscire, ma il desiderio di salvare voi e mio fratello è forte, e se posso manterrò il cuore saldo

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