Belfiore – 4a parte

Camminò e camminò, per sette giorni e sette notti, fino a che giunse sulla riva di un fiume che sembrava non finire mai, e vide diversi giganteschi cavalli selvaggi, ancora intenti a smuovere la terra dal letto del fiume per evitare le inondazioni. Senza neppure attendere che glielo chiedessero, il giovane si offrì di aiutarli, e si mise al lavoro con tanta lena, che da solo faceva quasi più lavoro di tutti loro messi insieme. Il lavoro così venne finito assai presto, e i cavalli gli chiesero:

– Cosa possiamo fare per ricompensarti della tua gentilezza?

– Tutto quello che vi chiedo è di accompagnarmi dal Re del Fiume.

I cavalli si guardarono l’un l’altro, preoccupati.

– Ma sei sicuro? – gli chiesero. – Il re è molto malvagio.

– Sarà – ribatté Belfiore. – Ma io devo per forza parlare con lui.

Allora i cavalli acconsentirono, uno di loro lo prese in groppa e poi tutti insieme si inabissarono, scendendo giù nelle profondità dell’oceano, dove si trovava lo splendido palazzo di cristallo del Re del Fiume. Quando furono al cospetto del Re, i cavalli riportarono l’ambasciata del giovane e poi lo lasciarono lì. Il Re lo guardò con fiero cipiglio e gli chiese.

– Che cosa vuoi da me?

– Vi chiedo di liberare il popolo dei cavalli, e con loro mio fratello.

– Ah! – Disse il Re. – Non è cosa da poco quella che chiedi. Sappi che tutti coloro che vengono nel mio regno devono rispondere a tre domande. Chi non ci riesce viene trasformato in cavallo e diventa servitore ai miei ordini, fino a che è in grado di lavorare, dopodiché lo do in pasto ai coccodrilli del fiume. Poiché tuo fratello e tutti gli altri non hanno saputo rispondere alle mie domande, se vuoi liberarli dovrai farlo tu al loro posto. Accetti le mie condizioni?

– Le accetto – disse Belfiore.

– Allora dovrai dirmi il nome di questo luogo, il mio nome e il nome di mia figlia, ti do tre giorni di tempo per pensarci.

– Va bene, maestà.

Il principe venne accompagnato come suo fratello in una stanza magnifica, piena di tutto ciò che potesse desiderare. Mangiò e bevve tranquillamente, poi andò a riposarsi, e quando fu quasi l’alba si svegliò e interrogò l’orologio:

– Come si chiama questo paese?

E sul quadrante dell’orologio vide scritto: Kindnaloch.

Il Re lo mandò a chiamare, e gli chiese:

– Hai trovato dunque la risposta alle mie domande?

– Soltanto alla prima per oggi, maestà – rispose il ragazzo. – Conosco il nome di questo paese, che è Kindnaloch.

L’ira del re fu tale che il fiume straripò, sommergendo tutta la pianura. Poi prese il Libro Magico e stava per fare un incantesimo contro il giovane, ma in quel momento comparve una creatura con la testa di uomo e il corpo di cavallo. L’uomo-cavallo lottò con il Re del Fiume, gli portò via il Libro Magico e lo diede a Belfiore, dicendogli di tenerlo con sé, e così il Re non poté fargli più nulla.

Quella sera Belfiore tornò a mangiare e bere come si doveva, poi dormì nel suo morbido letto, e all’alba del secondo giorno interrogò nuovamente l’orologio.

– Come si chiama il Re di questo pese?

Vide che sul quadrante c’era scritto: Perdenklar, e così quando il Re lo mandò a chiamare gli disse che aveva la risposta alla seconda domanda:

– Conosco il vostro nome, è Perdenklar.

Il Re andò talmente in collera che il fiume sommerse tutte le colline, poi lo minacciò con la Spada d’Acqua, ma proprio allora riapparve l’uomo-cavallo, che adesso aveva anche braccia e spalle umane, e lottando con il Re gli portò via la Spada d’Acqua e la diede al giovane dicendogli di conservarla con cura.

La terza sera tutto si svolse come al solito, Belfiore si rifocillò e si riposò nella sua bellissima camera, e al mattino interrogò l’orologio:

– Come si chiama la figlia del Re di questo paese?

Sul quadrante comparve la parola “Asharun”, e così il giovane quando il Re lo mandò a chiamare poté dirgli che aveva la risposta anche alla terza domanda:

– Conosco il nome di vostra figlia, è Asharun.

Allora per la furia il Re del Fiume mandò le acque a sommergere le montagne, minacciando il cielo. Poi indossò il Mantello Invisibile e si preparò a distruggere Belfiore con le forze delle acque:

– Onde e Cavalloni, sommergetelo! Coccodrilli e Capitoni, divoratelo! Rapide e Mulinelli, annegatelo!

Così il ragazzo, assalito dalle acque, inseguito dai feroci pesci e coccodrilli del fiume, a fatica evitando di precipitare in una rapida o essere trascinato a fondo da un mulinello, era ormai stremato dalla fatica e stava per soccombere, ma ecco di nuovo la creatura che già lo aveva aiutato le altre volte, e che ormai aveva solo le zampe e la coda di un cavallo, ma per il resto era un uomo in tutto e per tutto. La lotta fu molto dura, questa volta, il Re del Fiume era potentissimo e fortissimo, e l’uomo-cavallo non  riusciva a ucciderlo.

– Per uccidermi dovresti poter prendere il Luccio Longevo che nuota nel fiume, e aprirgli la pancia. Dentro la pancia c’è un Serpente Pitone che ha mangiato un’acciuga, e tu dovresti far uscir fuori l’acciuga, che ha intorno al corpo l’Anello di Lapislazzuli. Se prendessi quell’anello e lo lasciassi attraversare da un raggio di sole, la luce pura della pietra mi ucciderebbe. Credi di riuscirci? – Gridò il Re del Fiume.

Ma mentre si accaniva contro l’uomo-cavallo, si era momentaneamente dimenticato di Belfiore, che in un lampo, grazie al Libro Magico, trovò il Luccio Longevo, e con la Spada d’Acqua gli aprì la pancia. Il Mago del Fiume cominciò ad avere un po’ di vertigini, e la furia delle creature che tormentavano l’uomo-cavallo si placò appena. Dentro la pancia del Luccio Longevo il ragazzo trovò il Serpente Pitone, e prima che quello potesse fuggire, lo bloccò e lo costrinse a sputar fuori l’acciuga. Allora l’acciuga, per la gratitudine di essere stata liberata, si tolse l’Anello di Lapislazzuli e glielo diede. Il Mago del Fiume sentì una grande stanchezza, le acque infuriate si ritirarono e lambirono appena  il povero uomo-cavallo sfinito, rinfrancandolo. Coccodrilli e capitoni sparirono.

In quel momento Belfiore alzò gli occhi e vide il sole di mezzogiorno sopra di lui. Alzò l’anello e un raggio di sole lo attraversò. Allora il principe tornò indietro, mostrò l’anello al Mago del Fiume e la pura luce azzurra della pietra con la luce d’oro del sole furono troppo per il Mago, che morì all’istante. Le acque del fiume tornarono placide nel loro letto, l’uomo-cavallo tornò ad essere uomo dalla testa ai piedi, e tutta un’enorme folla di uomini e donne che il mago aveva trasformato in cavalli uscì dall’acqua, ringraziando Belfiore con le lacrime agli occhi. Il giovane ritrovò anche suo fratello Giovanni, che lo abbracciò felice.

Il re di quel popolo allora gli disse:

– Per il tuo aiuto, voglio darti qualcosa che sia d’aiuto a te. Ti darò questa ampolla di acqua fatata. Se agiterai l’ampolla, potrai avere una goccia d’acqua, o un fiume, o un oceano, secondo le tue necessità.

Il principe lo ringraziò e si rimise in cammino.

Aveva ancora con sé l’orologio che gli era stato tanto utile, e che questa volta gli diede le indicazioni per trovare il Grande Vulcano dove il Re del Fuoco aveva la sua dimora e dove teneva prigioniera la Principessa delle Rose.

Lì si diresse, e quando scese nel cratere del Vulcano vide un regno straordinario, in cui ogni cosa pareva ardere senza bruciare, avvolta in eterno da fiamme che non distruggevano, e che tuttavia sottraevano la vita a tutto ciò che toccavano.

Belfiore aveva già affrontato cose terribili, ma questa gli parve la più spaventosa di tutte, e per un momento, ebbe paura. Ma si fece forza, ed entrò nel palazzo. Girò molte stanze, una più risplendente di tesori dell’altra, e nell’ultima, la più bella, vide finalmente la Principessa delle Rose, che era così bella che non si può descrivere.

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26 Pensieri su &Idquo;Belfiore – 4a parte

  1. Ho delle considerazioni che mi tengo per il finale con l’idea di fare bella figura e di risultare profondo, ma me le terrò, come detto, per il finale!
    Ti è scappato un doppio «aveva» nella seconda comparsa dell’uomo cavallo che aiuta Belfiore…

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