Belfiore – 5a parte

– Cosa fate qui? – chiese la Principessa. – Non sapete che il Re del Fuoco divora ogni malcapitato che si trova a passare di qui? Andatevene, presto, prima che torni.

– Mi manda il vostro sposo, che è stato trasformato in drago, ma vuole ritrovarvi. Non vorreste rivederlo?

– Oh sì, lo vorrei con tutto il cuore, ma questo probabilmente vi costerà la vita. Non si sconfigge così facilmente il Re del Fuoco!

– E va bene, se questo deve essere il mio destino, sia, altrimenti vedremo, chi può mai dire nella vita?

Allora la Principessa gli diede da bere a da mangiare e poi lo fece riposare su un morbido letto di piume perché potesse riprendere le forze.

A mezzanotte, tutto il palazzo fu avvolto da un’intensa luce rossastra, e da un calore che non si può immaginare, un calore che bruciava ogni stilla di vita intorno a sé.

Il Re del Fuoco entrò con un gran frastuono e crepitar di scintille.

– Principessa mia – disse alla Principessa delle Rose – chi è entrato a palazzo?

– Un giovane che è stato mandato dal mio sposo a salvarmi – rispose la Principessa, che sapeva che al Re non si poteva mentire.

– Ebbene, avrà quel che si merita. E dopo aver ucciso lui, ucciderò anche il tuo sposo, ma prima farò in modo che si penta mille volte di essersi messo sulla mia strada!

E con questo, il Re fece una risata diabolica, e si allontanò.

La povera Principessa rimase lì più morta che viva, temendo per il bravo giovane che era venuto fin lì a salvarla, e per il suo sposo.

Ma Belfiore, che era rimasto ad ascoltare, si fece coraggio, e senza uscire dal suo nascondiglio – aveva indossato il Mantello Invisibile – disse:

– Poiché siete senza dubbio molto più forte di me, maestà, e ad uccidermi non ci sarebbe nessun gusto per voi, vorrei chiedervi di darmi una possibilità. Tre prove, e se fallisco potrete fare di me ciò che vorrete, ma se riesco, mi restituirete la Principessa. Non credete che così la sfida sarebbe più divertente anche per voi?

Il Re del Fuoco si guardò intorno.

– Chi ha osato parlare? – chiese. – Abbi il coraggio di farti vedere, senza restare nell’ombra come un vile animale notturno, un amico delle tenebre che non lascia mai che i raggi del sole lo illuminino. Fatti vedere, ed io deciderò se meriti quello che mi hai chiesto.

A queste parole, Belfiore capì che non gli restava altro da fare che farsi vedere, e sperare per il meglio.

Il Re del Fuoco vide quel ragazzo così giovane ed esile, e sorrise tra sé.

– Così tu vorresti sfidare il Re del Fuoco, vero? Ebbene, te lo concedo. Ti darò tre prove, ma bada che se fallirai, lascerò che il tuo corpo arda lentamente per cento anni, fino a che invocherai la morte come una liberazione. Sei disposto, a queste condizioni? Forse sarebbe meglio per te che io ti uccidessi subito, senza dolore.

– Forse, – rispose il ragazzo. – Ma preferisco tentare la fortuna, poiché me lo concedete.

– E va bene dunque. Dovrai portarmi tre cose in cambio della Principessa: la Pietra della Forza, lo Scrigno della Saggezza e la Spada del Coraggio. Se riuscirai, potrai portare con te chi vorrai dal mio palazzo, in caso contrario… sai quello che ti aspetta.

Il ragazzo non si perse d’animo: consultò il suo orologio per sapere dove poteva trovare la Pietra della Forza, e si mise in cammino.

Ora però bisogna sapere che il Re del Fuoco aveva una figlia di nome Stella di Primavera, tutto il contrario di suo padre: tanto il Re era brutto, malvagio e crudele, tanto lei era bella, buona e gentile. Dove suo padre passava portando l’aridità, la sterilità e la morte, lei riportava i raggi di un sole gentile, una pioggia rinfrescante e una brezza che restituiva il soffio della vita ad ogni creatura vivente intorno a lei.

Stella di Primavera sapeva che suo padre non avrebbe mai rispettato i patti: aveva dato al giovane principe delle prove impossibili, e comunque anche se lui chissà come fosse riuscito a superarle, il Re lo avrebbe ugualmente divorato, e in più avrebbe avuto i tre preziosissimi oggetti.

Allora la fanciulla si preparò, mise dell’oro tra i suoi capelli, un abito color zaffiro che aveva ricamate tutte le stelle del cielo, e insieme il sole e la luna,  e perle di rugiada che risplendevano come diamanti. Poi andò dal principe, che rimase abbagliato dalla sua bellezza, incapace di muoversi o di fare un solo gesto.

– Ascolta, Belfiore, ho sentito quando mio padre ti ha fatto tutte quelle promesse, ma devi sapere che sebbene egli uccida tutti coloro che mentono dinanzi a lui, egli stesso è solito mentire e rompere ogni suo giuramento. I compiti che ti ha dato sono molto difficili, ma più difficile di tutto è che il Re ti lasci in vita, se pure dovessi portarli a termine. Dovrai usare tutto il tuo coraggio e tutta la tua astuzia, ma se tu lo vorrai, io ti aiuterò.

– Con un simile aiuto, non potrò mai fallire – disse il giovane, che ancora era incantato da quella dolce visione. La fanciulla sorrise, e gli disse:

– Se riuscirai a prendere gli oggetti che il Re mio padre ti ha chiesto, come prima cosa vieni a parlare con me, e io ti dirò cosa fare.

Il principe promise, e poi proseguì la sua strada alla ricerca della Pietra della Forza.

Dopo tre giorni di cammino incontrò un elefante, che gli chiese:

– Dove vai, bel giovane?

– A cercare la Pietra della Forza – rispose Belfiore.

– Sappi che la Pietra della Forza è custodita dalle Fiamme del Tempo, ma non potrai arrivarci altro che in groppa ad un uomo-drago. Ma bada, che dovrai cavalcarlo ad occhi chiusi, se dovessi aprire gli occhi anche solo per un istante durante il volo, precipiterai immediatamente al suolo, e morirai.

– Ebbene, allora prometto di tenere gli occhi chiusi – rispose il ragazzo, e immediatamente gli comparve dinanzi un essere che aveva la testa di un uomo e il corpo di un drago. Senza esitare, Belfiore gli saltò in groppa e chiuse gli occhi.

Non fu un compito facile, tenere gli occhi sempre chiusi. L’uomo-drago si alzava vertiginosamente in volo e poi scendeva in picchiata, prendeva velocità inimmaginabili e poi di colpo si bloccava e restava così a mezz’aria per un tempo che al povero principe sembrava non finire mai. Pure, intuiva di potersi fidare, e comunque aveva promesso.

Finalmente, dopo un viaggio lungo e tormentato, l’uomo-drago depositò Belfiore a terra, e gli disse:

– Sei arrivato. Ora tocca a te, per prendere la Pietra della Forza dovrai sconfiggere le Fiamme del Tempo, pensa tu a come fare. – Il ragazzo aprì gli occhi e lo vide scomparire in una nuvola di fumo, e di fronte a sé aveva un terrificante cerchio di fuoco. Come attraversarlo? In quel momento gli venne in mente l’ampolla dell’uomo-cavallo. L’agitò, chiedendo tanta acqua che servisse a spegnere il fuoco. Si scatenò allora una forte pioggia, che colpì solo il luogo dove si trovava il cerchio delle fiamme. Le Fiamme del Tempo si spensero, e il giovane vide una meravigliosa pietra, che non aveva colore poiché rifletteva in sé tutti i colori della luce.

La prese, e si incamminò per tornare al palazzo del Re del Fuoco.

Quando giunse a palazzo, per prima cosa andò a parlare con la figlia del Re.

– Stella di Primavera, sono riuscito a prendere la Pietra della Forza, ora dimmi cosa dovrò fare.

– Tienila con te. Per nessuna ragione dovrai darla a mio padre prima di avere gli altri due oggetti che ti ha chiesto. Quella pietra dà a chi la possiede una forza senza uguali, e se il Re dovesse averla nelle sue mani, nulla più potrebbe fermarlo.

Il Principe fece come la fanciulla gli aveva detto. Il Re lo minacciò, lo pregò, gli fece mille promesse, ma il giovane non si smosse dalla sua posizione. Disse – ed era la verità – che gli erano state minacciate cose terribili se la Pietra della Forza avesse lasciato le sue mani prima che egli avesse in suo possesso gli altri due oggetti che doveva cercare. Alla fine il Re dovette cedere, perché non poteva prendere la Pietra contro la volontà di colui che l’aveva conquistata.

Il secondo giorno Belfiore consultò ancora una volta il suo orologio per chiedergli il cammino che lo avrebbe condotto allo Scrigno della Saggezza, dopodiché partì.

Dopo tre giorni e tre notti incontrò un barbagianni, che gli chiese:

– Dove sei diretto, bel giovane?

– A cercare lo Scrigno della Saggezza – rispose Belfiore.

– Ebbene, sappi che lo Scrigno della Saggezza è custodito dal Lago di Ghiaccio, ma non potrai raggiungerlo se non cavalcando un uomo-drago. Però bada che non dovrai dire una sola parola per tutta la durata del tragitto. Se un solo suono dovesse uscire dalla tua bocca, precipiterai a terra e morirai.

– Va bene, prometto di non dire una sola parola – disse il giovane, e allora trovò vicino a sé l’uomo-drago, che adesso aveva anche le spalle e le braccia di un uomo, ma per il resto era ancora drago. Subito gli si mise a cavalcioni, e l’uomo-drago si alzò in volo, sorvolando cose che gli avrebbero strappato oh! di meraviglia ed altre che lo avrebbero fatto gridare per l’orrore, ma Belfiore non disse nulla. Uccelli mostruosi gli rivolsero la parola, minacciandolo con i loro becchi adunchi e i tremendi artigli perché rispondesse, ma benché spaventato, il ragazzo continuò a tacere. E finalmente, quando credette che quel viaggio non sarebbe mai finito, l’uomo-drago lo depositò a terra.

– Siamo arrivati. Adesso sta a te vincere il Lago di Ghiaccio e prendere lo Scrigno – e detto questo disparve nella notte.

Cosa poteva fare Belfiore? Agitò la sua preziosa ampolla, chiedendo tanta acqua tiepida che sciogliesse i ghiacci: ed ecco che piano piano lo strato di ghiaccio cominciò a spaccarsi, e le spaccature divennero sempre più grandi, fino a che il lago fu completamente sciolto, e il giovane poté tuffarsi e prendere lo Scrigno.

Allora tornò a palazzo, e andò a parlare con la Principessa.

– Stella di Primavera – le disse – sono riuscito a prendere anche lo Scrigno, e adesso cosa devo fare?

– Tieni con te anche questa, fino a che non avrai anche la Spada del Coraggio, altrimenti si preparano per te grandi sciagure! Lo Scrigno consente di conoscere tutti i segreti del mondo, e non immagini cosa potrebbe fare mio padre se l’avesse in mano.

Così tutto andò come la prima volta: minacce, preghiere, promesse di doni inestimabili, ma il giovane non si lasciò smuovere, e lo Scrigno non poteva essere sottratto a chi lo aveva conquistato senza il suo volere.

Il terzo giorno il ragazzo, consultato per l’ultima volta il suo orologio, partì alla volta del luogo dove si trovava la Spada del Coraggio.

Camminò per tre giorni e tre notti, poi incontrò un lupo, che gli chiese:

– Che cosa cerchi, bel giovane?

– Cerco la Spada del Coraggio – rispose Belfiore.

– Ah! Sappi che la Spada del Coraggio è custodita dal Vento del Terrore, e nessuno si può avvicinare se non lo accompagna in volo un uomo-drago. Ma se vuoi arrivarci vivo, non dovrai mangiare né bere per tutto il viaggio. Se anche un solo boccone o una sola goccia d’acqua sfiorano le tue labbra, precipiterai subito a terra, e morirai.

Ancora una volta, il ragazzo promise, e ancora una volta gli comparve di fianco l’uomo-drago, che ormai però aveva solo le zampe, le ali e la coda di un drago, mentre per il resto sembrava un uomo in tutto e per tutto.

Il giovane salì sulla sua schiena, il drago si alzò in volo e immediatamente il povero Belfiore fu assalito da una fame e una sete da non dirsi. Gli parve di non riuscire neppure a tenersi seduto, per la gran debolezza, il suo stomaco era come un immenso buco vuoto, e la gola riarsa come se fosse avvolta nelle fiamme. Più andavano avanti, meno gli sembrava di riuscire a resistere, era come se mille diavoli gli mordessero la pancia e l’inferno gli infiammasse la bocca. Allora comparvero fanciulle meravigliose che gli offrivano ogni ben di dio: carni, pesci, ogni tipo di prelibatezza, e vini squisiti da bere. Ma quando ormai sarebbe stato disposto a morire pur di assaggiare anche solo un boccone di pane secco e bere anche una sola stilla d’acqua di pozzanghera, improvvisamente il drago lo depositò a terra, e ogni traccia di fame e sete scomparve, benché il povero giovane fosse ancora piuttosto spossato dalla lotta sostenuta per non cedere.

– Bene, adesso non ti resta che affrontare il Vento del Terrore e prendere la Spada del Coraggio – disse l’uomo drago, dopodiché sparì come se non fosse mai stato là.

Belfiore agitò ancora una volta la sua ampolla, perché pensava che spesso con una dolce pioggia sottile, il vento si placa e le tempeste si acquietano. Infatti, così fu. Quando il luogo fu completamente tranquillo, non più scosso neppure da un lieve alito di brezza, il giovane vide la Spada del Coraggio scintillare come l’oro ai raggi del sole, e subito l’afferrò e la portò al palazzo del Re del Fuoco.

 

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17 Pensieri su &Idquo;Belfiore – 5a parte

  1. Qui c’è il rapporto padre figlia che viene fuori. Gli adolescenti, scoprendo le incongruenze dei genitori si trovano innanzi a due opzioni: stare con i genitori annientando se stessi o ribellarsi e rifiutare i genitori… La tua principessa ha fatto la sua scelta. Quindi è questa quella che sposerà… vado a vedere 😉

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