Father and Daughter

Stasera ho deciso di parlare di mio padre.
Ecco, da mio padre, in effetti, devo avere preso più di quanto pensassi.

Una cosa che non sapevo, o non ricordavo, è che lui scriveva. Me ne ha parlato mia madre di recente, dice che il mio modo di raccontare le ricorda il suo, e mi ha lasciata di sasso. Perché io sapevo di certi parenti non vicinissimi del ramo materno, un geologo viaggiatore e un biologo marino. Sapevo anche delle filastrocche di mia nonna, un aspetto tenuto un po’ in disparte, celato dietro la patina elegante, discreta e molto poco propensa alle sciocchezze, tanto che lo avevo dimenticato, fino a che non è tornato fuori, pochi giorni fa. Ma insomma, a farla breve, da una parte o dall’altra che guardi, trovo qualcuno che scriveva. Ma che lo facesse mio padre è qualcosa di diverso.

E questa somiglianza che va oltre il fatto che io non gli abbia mai parlato, che non ricordi neppure di averlo visto (sebbene sia accaduto, in quell’età di cui purtroppo perdi memoria senza rimedio) mi ha stupito e commosso.

Non ho mai letto niente di suo, non so se ho sentito mai la sua voce, non ho memoria delle cose che può avermi detto. Così poche, c’è stato tempo per così poche, eppure, c’è rimasto evidentemente così tanto di lui dentro di me.

Ho ripensato alle sue fotografie, quelle in cui il viso appare così dolce, dopo tutto quello che aveva passato. Non molto tempo fa parlavo di mitezza, e di come si tratti di una caratteristica conquistata a costo di grandi battaglie contro sé stessi e contro una certa visione crudele del mondo. Una caratteristica che comporta molto più sacrificio e un’infinita forza d’animo in più, spesso, del “cattivismo” imperante, quello per cui gli uomini sono comunque una razza che dovrebbe estinguersi, quello per cui ci sono sempre città da radere al suolo, sale da spargere sulle rovine, nemici a cui affidare la nostra inciviltà e per cui qualunque cosa porti gioia è un male da estirpare a ogni costo.
Mio padre è stato in guerra in Indocina.
Mio padre è sempre rimasto la persona dolce che era. Ma sarà vero, questo? Nelle fotografie ha un viso dolce. E sono poche, le sue fotografie, perché di solito era lui a fotografare. Fotografava mia madre tanto, come poi non ha mai più voluto essere fotografata. E’ già qualcosa se riesci a rubare qualche scatto con lei che fa no, no, io non voglio. E lui invece la fotografava sempre e ogni volta lei sorride, in quelle immagini.
Sì, penso sia restato dolce, nonostante tutto. Nonostante i suoi “mostri”, che ha cercato di sconfiggere come poteva, perché certi mali non c’era nessuno che sapesse curarli, un tempo. Forse neanche adesso. E non erano neanche veramente i “suoi” mostri. Gli erano entrati dentro a tradimento, bruciati dentro la pelle come le ferite e le ustioni che sicuramente avrà visto, nella gente che era andato a combattere, nei suoi compagni.
Di lui ho poco più di questo. Fotografie di pochi momenti sereni. Lui che mi guarda con tenerezza. E pochissimi dettagli che un tempo dovevo strappare a mia madre quasi con le tenaglie, una a una, spietatamente. Ce n’era bisogno?
Sì, ce n’era bisogno.
Perché lei aveva paura, per me. Paura che quel male che lo tormentava non fosse frutto solo della guerra, paura che io dovessi portarmelo dietro, e tremava a ogni mio minuscolo “sgarro”, alla più piccola ribellione, e io non capivo perché.
Oggi non lo fa più da tempo. Oggi sappiamo che quali che fossero i suoi mostri, lui li ha portati via con sé, e mi ha lasciato solo la gioia di essere viva, la voglia di lottare, di essere felice, di spargere il sorriso intorno, quando posso, quando ci riesco. Con un dolore costante ma leggero, come quelle ombre che sanno rendere la luce più morbida, darle volume e consistenza e senso.

Quando sento qualcuno enumerare le ragioni per cui far nascere un figlio è un errore (in questo mondo o in quello di cinquanta o cento o mille anni fa, poco importa) sorrido e penso che per me è stata un’opportunità che lui ha voluto darmi nonostante sapesse sicuramente che non sarebbe stato un letto di rose, ha voluto che nascessi, ha voluto darmi un nome che ricordasse il paese da cui veniva e che forse aveva almeno un importante motivo per odiare, ma che invece ancora doveva amare, forse contro sé stesso, chissà, visto che era lui che aveva voluto lasciarlo.
Forse è per lui, per mio padre che sono diventata traduttrice, per collegare due mondi, due lingue, due culture che mi appartengono entrambe, senza che debba sentirmi divisa, ché ho la fortuna di credere solo in quel tipo di confini che si possono attraversare liberamente con le parole e con i ricordi.

Mi piacerebbe che fosse orgoglioso di me, mi piacerebbe potergli dire che io lo sono, orgogliosa di me, orgogliosa di lui. Credo che se ci fosse un paradiso, dovrebbe esserci un posto speciale per le persone troppo fragili, quelle che muoiono dentro se costrette ad andare contro il loro istinto per la vita, che non sanno forse sempre scegliere, essere forti e decise e nelle quali le decisioni imposte lasciano lacerazioni da cui non si riprendono. Quelle che qualunque cosa succeda pagano sempre il prezzo più alto. Almeno in apparenza. Perché comunque, io credo che se la terra non è un inferno lo dobbiamo a chi si tiene stretta la sua mitezza, la sua sensibilità, le sue emozioni, e non importa se sembrano fragili, queste persone sono la forza del mondo.

Annunci

48 Pensieri su &Idquo;Father and Daughter

  1. Fortissimo… un pezzo feroce. .. intimo. Cosa dire… mi pare impossibile pensare che lui possa non essere orgoglioso di te. Non so se sei andata poi avanti con la lettura di Abele… ma sappi che che ti somiglia…

    • Qualcosa ho cominciato a vedere sì. C’è una parte che forse ha anche contribuito a farmi tornare su questo pezzo di diario, scritto in parte tempo fa e che stasera ho ripreso dopo il dialogo con mia madre cui accennavo. Nel tempo mi sono resa conto di quanto la condivisione possa essere infinitamente più preziosa di un certo eccessivo pudore. Per me e anche per gli altri. Se il pezzo sia feroce non so, intimo sicuramente, ma ho pensato che possa essere in un certo senso “universale” e spero poter trasmettere anche il senso e la bellezza (per me) del mio voler mantenere quello che a volte viene definito il peccato di ingenuità 🙂
      Grazie, un abbraccio

  2. Non credevo prima di cena di leggere un pezzo di vita intima così ben descritta! Io riconosco ogni singola parola che scrivi, ho provato e li provo ancora e conosco quei mostri oscuri dei quali parli. Purtroppo ti dico che qualcosa nel DNA e nei geni dei nostri figli lo trasmettiamo. Non entro e non entreremo nei dettagli in questo luogo soggetto al pubblico giudizio, ma siamo figli dei nostri genitori. Nel bene e nel male. Ed è inevitabile che ci portiamo dentro eredità belle ma a volte, anche molto pesanti. Non vado a leggere la tua sezione”about me” tra 5 minuti perdo la scarpetta, cioè la connessione. Posso sapere come ti chiami? Ti abbraccio stretta e ti dico che io purtroppo, so di cosa parli. Non saranno situazioni identiche, io sono ancora qui anche se a volte vorrei raggiungere mio papà. Che è mancato nel 2007. Ti mando un abbraccio.Fabiana,

  3. È feroce nell’assenza… nel dubbio sul se tu abbia o meno sentito la sua voce… nel tuo interrogarti… nel tuo scavarti dentro. Sono felicissimo di aver contribuito seppur marginalmente ad averti tirato fuori un pezzo d’anima. La condivisione è potente… purché a condividere siano persone capaci di bucare la pagina. Cosa che di solito fai tu 😘

    • Anch’io ne parlo raramente (qui non l’ho mai fatto), ma era diventato in qualche modo “necessario”, In questo caso ricordare per me aveva sicuramente un perché molto forte.
      Grazie del tuo passaggio, un abbraccio
      Alexandra

  4. Com’è bello questo tuo scritto. E nella parte finale trovo conforto…nel pensare che nelle persone fragili c’è una forza che nessuno vede. Grazie di averci regalato questi tuoi pensieri.

  5. L’ha ribloggato su intempestivoviandante's Bloge ha commentato:

    E visto che è la festa del papà, che del mio, non avendolo praticamente conosciuto, parlo pochissimo, che è passato del tempo da questo post, io lo ripropongo. E’ raro anche che parli così direttamente delle vicende della mia famiglia in generale, eppure questo pezzo è entrato “di prepotenza” nel mio libro, che per certi aspetti non è per nulla autobiografico, per altri lo è più di qualunque cosa abbia mai scritto. Molti lo hanno già letto, chiedo scusa, ma ovviamente potete saltarlo a pié pari 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...