Scegliere il tempo

Riprendo il mio prezioso dialogo, il mio scriverti, in parte all’antica, con la penna, in parte direttamente al computer. Perché mi piace quel poco di cura in più che richiede il mettere giù le cose a mano, ma mi piace anche questo mezzo che è più im-mediato, ha meno filtri tra la testa e il cuore. Poi si rilegge, certo, magari si cancella qualcosa, si aggiunge dell’altro, si corregge un errore di battitura. Ma comunque, si scrive quasi nel momento stesso in cui si pensa. Cosa che tu capiresti credo, essendo come me vissuto a cavallo di due epoche, mai del tutto antiquato, mai troppo moderno o (dionescampi) postmoderno. Sempre nel “qui e ora”, quindi sempre presente, l’unico tempo davvero importante. Uno per cui il prendersi cura delle cose che si fanno ha altrettanto valore del mettere meno schermi possibile tra il pensiero e la voce, tra l’oggetto vivo da raccontare e le parole con cui portarlo fuori da te e condividerlo con gli altri. Così le parole diventano sangue che ferisce e rigenera, preziose come tutto ciò che si presta a diverse interpretazioni.

Questo tempo, questo tempo è breve sempre ma per pensarti proprio non mi basta mai, e penso ai tuoi orologi, se ti servivano forse per essere sempre un passo avanti, in fondo in inglese un orologio avanti rispetto all’ora esatta lo si definisce fast, veloce, parola che ti si addice, non c’è dubbio. Ma potevano anche servirti per tenere il passo scelto di volta in volta, secondo l’estro del momento, perché il tempo è tanto o poco a seconda di quello che vuoi metterci dentro, questo mi hanno insegnato, e dunque si può scegliere. Oggi voglio avere tanto tempo. Tanto tempo per i miei pensieri, per i miei amori, per i libri e la musica, per le parole. Per fare regali. Che questo tempo tu lo hai sempre avuto in abbondanza visto che in tutto quello che facevi c’era un regalare e regalarsi, regalare tempo e spazio e luce e parti di sé che gli altri potevano prendere senza farti male e lasciandoti in cambio quel lampo negli occhi e nel sorriso che è vita in più. Non necessariamente in termini di giorni, mesi e anni, ma in termini di intensità, cosa c’è di meglio?

Cerco immagini dentro di me, immagini che possa trasformare poi in piccoli segni su fogli di carta o su uno schermo, ma che contengano anche la musica e i colori, che si possano anche vedere e non solo leggere. Il mio albero, che dopo quell’inverno si è rivestito con le tue foglie. La mia finestra, da cui continuo a cercare di guardare il mondo a modo tuo, quasi che il panorama là fuori fosse il Golden Gate e la Baia,  e un oceano perennemente scompigliato che ha prestato ai tuoi occhi il suo colore, e una terra tanto meravigliosa da fartela amare anche quando trema, invece che queste immobili case, in cui tutto ciò che può cambiare è una finestra aperta o chiusa. Quasi che potessi vedere non un piccolo frammento, ma un intero cielo che non finisce mai né in alto né in basso (che su o giù, dicevi, è difficile a dirsi nell’iperspazio). Quel ripiano del mio scaffale che racchiude tanti dei tuoi lavori, quasi a conservare e proteggere pezzi di amore. Che noi esseri umani ci consoliamo in strani modi. Ma quanto bene fa sapere che una parte di mondo, anche piccola (ma certo meglio se così tanto grande) sente i tuoi respiri e i battiti del tuo cuore come se fossero i suoi respiri, il suo cuore?

Ho bisogno di orizzonti più ampi, della leggerezza appresa da chi ha amato e lottato sempre con tutto sé stesso contro le difficoltà proprie e altrui senza che mai diventassero zavorra. Mi servirebbe la tua capacità di disegnare l’immenso in piccoli spazi, e anche quella di cantare la canzone del mondo con ben più di sette note, senza confonderti, ché io invece, lo sai, m’incasino a volte, troppi sogni, troppi sentimenti, troppe cose da dire, troppi suoni e rumori tutti insieme, troppe sfumature. E le parole formano nodi che non si possono tagliare come quello di Gordio, ma a districarli ce ne vuole però. E allora torno qui  a cercare quei segni, quelle impronte lievi che danno forma al mio essere forte con dolcezza. A cercare di sentire i tuoi respiri e i battiti del tuo cuore come se fossero i miei respiri, il mio cuore.

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9 Pensieri su &Idquo;Scegliere il tempo

    • Copio dalla Treccani: “postmoderno -Termine usato per connotare la condizione antropologica e culturale conseguente alla crisi e all’asserito tramonto della modernità nelle società del capitalismo maturo, entrate circa dagli anni 1960 in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. In connessione con tali fenomeni, e in contrasto con il carattere utopico, con la ricerca del nuovo e l’avanguardismo tipici dell’ideologia modernista, la condizione culturale p. si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l’abbandono dei grandi progetti elaborati a partire dall’Illuminismo e fatti propri dalla modernità, dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso, ironico e spregiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui è abolita ogni residua distinzione tra i prodotti ‘alti’ della cultura e quelli della cultura di massa.” Devo dire sì, fa molta paura 😀

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