Ancora da “Il mio nome è Rosso”

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“Quando vidi suo figlio per la prima volta capii cos’era che, ormai da anni, ricordavo male del volto di Şeküre. […] Per dodici anni, girando di città in città, con la fantasia mi era piaciuto ricordare la bocca di Şeküre più grande, avevo sognato labbra più regolari, più carnose, irresistibili come una grande amarena lucida.

Significa che se avessi avuto con me un ritratto del volto di Şeküre dipinto con i metodi dei maestri italiani, non mi sarei sentito spaesato, a un certo punto dei miei dodici anni di viaggio, credendo di non ricordare affatto il viso dell’amata che mi ero lasciato alle spalle. Perché se dentro di te, inciso sul cuore, vive il volto della persona amata, il mondo è ancora la tua casa.”

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14 Pensieri su &Idquo;Ancora da “Il mio nome è Rosso”

  1. MI pareva di avere detto che il mio preferito è Il museo dell’innocenza, libro dal quale Pamuk ha poi costruito a Istambul il Mudseo che io ho visitato…
    Ma che fine ha fatto il mio commento?
    sherapeccato

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