Un solo tratto di pennello

Ti parlo dei miei passi tra le spine
di una strada affaticata, dell’inatteso
riaffiorare d’orme sul filo della schiuma
di onde senza riva, spietate
nel loro frangersi in alto mare,
nello sbriciolarsi dei più fragili giorni.
Ma mi commuovono le albe ribelli all’azzurro
mi commuove questo accenno di bacio,
piccola scossa di corrente e tenerezza
memoria irrisolta, sorprendente e un poco,
forse, fuori stagione, un giugno di neve
che va sulla mia bocca come un viaggio,
tra nuove parole e altri silenzi e luoghi e treni.
Se potessi scegliere vorrei amarti
come fanno gli uccelli migratori, di un amore
capace di distanza e di ritorni
che non sia d’intralcio, che non abbia peso
e faccia solo un piccolo rumore, un tic-tac
a tempo con la musica del volo
nel fiammeggiare tardivo di luci all’orizzonte.
Questo fuoco di foglie crepitanti in attesa
dei nostri piedi lungo il viale è la bellezza
crudele e dolce della mia felicità indomata
come tutti i fiori del giardino tratteggiati
con un solo, veloce tratto di pennello

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