Una non-introduzione a una non-biografia

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No, non una biografia.
Una biografia richiederebbe tra l’altro contatti con la famiglia, gli amici, i conoscenti, gli intervistatori… Lo so che non è un obbligo, altrimenti non si scriverebbe della vita di personaggi vissuti secoli fa. Dunque questo non sarebbe un ostacolo insormontabile. Ma credo che una biografia necessiterebbe di obiettività e io non sono obiettiva, non posso e non voglio esserlo. Quindi questa non sarà una biografia. Racconterò piuttosto, al meglio che posso, il lavoro che Robin Williams ha fatto, i principi in cui credeva, le cose di cui ha parlato, anche la sua vita, nei limiti (tutt’altro che angusti comunque) in cui lui ha ritenuto di aprirne le porte agli altri. Tutte cose rigorosamente pubbliche. Tutto quello che si può conoscere, film, spettacoli, interviste, aneddoti, retroscena curiosi, dovunque si possano trovare le sue parole condivise con il mondo. Alcune sono molto intime, ma nessuna è segreta o strettamente privata.
E parlerò inevitabilmente anche di me, in rapporto a lui. Le cose in cui mi riconosco, l’infinito, incondizionato rispetto, la luce che ancora resta come il suo elemento, la sua luce nella mia vita. Ho un blog in cui parlo moltissimo di lui e di tutto quello che mi ha dato e che continua a darmi: dal blog è nato il suggerimento di scrivere su di lui qualcosa di più organico e l’idea mi è piaciuta, perché probabilmente quella luce è appartenuta, appartiene e potrebbe appartenere in futuro a una buona parte di mondo, per generazioni a venire. Senza dire che la scusa è ottima per fare ulteriori ricerche, studiarlo meglio, conoscerlo di più, e in generale parlare di lui, cosa che mi è molto cara. E così, eccomi qui.
Giocherò a carte scoperte, quindi, raccontando con tutta l’intensità di queste emozioni che sarete liberi di trovare eccessive e persino scomposte, perché anche lui era così, ai miei occhi almeno. Non è una parte trascurabile del suo fascino, il fatto che la sua libertà riguardasse in primo luogo l’essere “sentimentale”, ossia, per come lo intendo io, non avere paura di esporsi, mai, perché quello che per alcuni è esagerato, per altri significa semplicemente essere sé stessi, senza filtri, nella maniera più piena e immediata possibile.
Per questo non fingerò che questa sia una biografia. Dirò solo che nel tempo ho approfondito tutto quello che lo riguardava, ho intuito delle cose e quello che ho pensato mi è poi stato quasi sempre confermato da cose che ho letto, dette da lui o da chi lo conosceva. Non è accaduto sempre, e quando si tratta solo di mie supposizioni lo farò presente. Ma è un fatto che lo sento molto, molto vicino.
Un’altra ragione per cui questa non potrebbe essere una biografia è che dovrebbe essere sistematica, mentre non lo sarà, perché per quanto io mi renda conto che un certo grado di organicità è indispensabile, penso che in questo caso non si possa prescindere da un che di estroso, da una scintilla di follia, se volete.
Insomma, credo di averlo detto, questa non è una biografia. Cos’è allora? È una storia d’amore, direi. Non se ne può fare mai a meno, no? Si racconta sempre di ciò che si ama, non importa che si scriva un capolavoro o una sciocchezza. Si parla d’amore nei romanzi, nelle poesie, ma si finisce per parlarne anche nei saggi, quando ci si sofferma su un autore venerato, su uno scienziato che ha posto le basi di una teoria rivoluzionaria. Io ho deciso di scrivere una storia d’amore su quello che ho sempre considerato e che continuerà a essere il mio maestro, la mia stella guida, il mio capitano.

Questo è l’inizio che ho pensato per questo libro (al momento non so definirlo meglio) che ho cominciato a scrivere su Robin Williams. Scrivendo ho messo comunque un po’ a punto la linea che intendo dare al libro. Se avete voglia, ditemi cosa ne pensate. E intanto grazie di cuore a tutti perché con il vostro passaggio (di qualunque natura, che comprenda o meno commenti, like, ecc.) aumenta ancor più la mia (già pressante) voglia di raccontare, che è per me una fonte di energia incredibile, come forse non avrei neanche creduto. 

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36 Pensieri su &Idquo;Una non-introduzione a una non-biografia

  1. L’incipit è molto interessante, la scrittura inutile dirlo! terapeutica, medicamentosa e portatrice di benessere in chi la esercita con amore. Non posso che spronarti a proseguire, conosco l’attore da te menzionato, morto suicida per qualche suo film da me visto. Lo ricordo nei primi tempi eravamo negli anni ottanta, quando al pomeriggio dopo i compiti lo guardavo mentre interpretava quell’uomo che veniva da Ork…

    Mork & Mindy! Aveva il volto triste già allora anche se interpretava una parte comica. Nel fim “L’attimo fuggente” fu memorabile, e anche travestito da donna in “Mrs. Doubtfire” era un portento. Figura nevrotica, intelligente, strana da conoscere meglio. Intrigante sarà la descrizione di questo uomo ed attore. Non fermarti Alexandra! Un abbraccio.

    • A me ha salvato non dico la vita, ma certo il senso della sua bellezza. A parte il debito di gratitudine immenso che ho nei suoi confronti, e non solo per me, lo ritengo un uomo che dire straordinario è dire poco. Non l’ho mai considerato nevrotico (o meglio, sì, all’inizio della sua carriera, un po’), né triste. Malinconico sì, e questo è uno degli aspetti a cui mi sento affine: la malinconia accompagnata a un amore grandissimo per la vita e ad un ancor più grande amore per la libertà. Ha vissuto intensamente, pienamente, mettendo una grande passione in quello che faceva. Io cerco costantemente di avere almeno un pizzico della sua empatia e del suo coraggio. Scrivere di lui è forse uno dei modi in cui posso sperare di riuscirci.
      Ti ringrazio tanto e ricambio l’abbraccio

  2. Vorrei aggiungere una cosa. Chi mi segue da un po’ avrà trovato molte cose di cui ho già scritto molto (e un po’ me ne dispiace, cioè, spero di non essere troppo troppo ripetitiva), ma in forma diversa, pensata per un libro e non per il blog.
    Naturalmente continuerò a parlare dei film e degli spettacoli di RW come ho sempre fatto (ogni lunedì, per la precisione 😀 ), però il libro è una cosa diversa, non posterò tutto, qualche parte magari sì, anche per avere una vostra opinione, e comunque vi terrò aggiornati sull’andamento del progetto! :).

  3. “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.”
    Che altro potrei aggiungere? Non sai quanto sia felice di aver letto queste tue parole, non riesco ad esprimere la mia gioia ma ti dico solo avanti, avanti sempre con il cuore e la positività che sento in te.

  4. ricordo la prima volta che ne hai parlato, e forse era la prima cosa che leggevo qualcosa di tuo, i contorni sfumati, la bella incomprensione, per me che leggevo, dei termini esatti del rapporto tra voi senza volerne saperne di più perchè era bastevole quell'”essere sentimentale” che traspariva dalle tue parole, cioè, quel non avere paura, come dici qua riferendoti a lui (ma io invece mi riferisco a te), di mostrare le proprie emozioni, esporle con candore come peperoni lucidi che il contadino esibisce al mercato con orgoglio. Ecco, vorrei che continuassi a scriverne così, con quella scintilla di follia, con quel risvolto emozionale che ho ritrovato in ogni “recensione” dei suoi film.
    Una sola raccomandazione, non chiamarlo RW, non usare la sigla che lo fa sembrare un prodotto industriale (“ehi, ragazza, ti direbbe lui, mi hai scambiato per una motocicletta? semmai sono un rasoio elettrico a tre testine stupide”)
    ml

    • Non so, RW è un soprannome affettuoso che ho visto dargli molto spesso in America da chi lo ha amato. E’ che a volte vorrei chiamarlo solo “Robin”, perché mi sembra di conoscerlo, e al tempo stesso mi sembrerebbe inopportuno, in qualche modo. E’ solo per questo. Ma forse hai ragione,e forse lui non si offenderebbe se lo chiamassi Robin, sapeva di essere entrato in tante case come se fosse stato un amico da sempre, anche se da lontano… e grazie infinite come sempre 🙂

  5. Una storia d’amore sui generis, che è rivolta in primo luogo a chi condivide l’oggetto del tuo amore! Una grandissima iniziativa! Da portare avanti con coraggio e tanta determinazione. Scusa se mi permetto, ma nell’introduzione inserirei anche un qualcosa che mi pare mancare: un elemento che invogli chi, come me, non condivide il tuo amore, a proseguire nella lettura. Non so, tipo un accenno al fatto che parlerai anche della storia del cinema (come immagino farai, si può parlare di RW senza conoscere la storia del cinema, o almeno di un certo cinema?), o che svelerai retroscena curiosi, insomma, un pizzico di “suspance” ripeto per chi non ha già il tuo stesso amore. Non che non siano sufficienti i lettori che già amano RW, voglio dire, può essere un grande successo anche solo rivolgendosi ai cultori, ma se riesci a interessare anche chi non lo conosce proprio, anzi, direi, proprio chi non lo conosce? 😀

    • In realtà per me è proprio una storia d’amore. Senza qualificazioni.
      Diciamo che uno potrebbe anche leggerlo come un romanzo in fondo, volendo.
      L’ultima cosa che mi aspettavo poi era che tu non amassi Robin Williams 😦
      Però sì, capisco, il problema è che non è mia intenzione parlare della storia del cinema se non, come giustamente dici, nei limiti in cui è strettamente legata a lui.
      Nel libro inserirò sicuramente tutte le recensioni dei suoi film e dei suoi spettacoli che sto postando sul blog, approfondendole magari ulteriormente (nei limiti del possibile e dell’umano, visto che solo i film sono oltre cento), ma come ho detto, gioco a carte scoperte: mi interessano non per fare della critica o della storia cinematografica (che non è proprio nelle mie competenze), ma perché attraverso quelli (e altre cose) lui ha detto delle cose che secondo me sono interessanti e importanti. Perché era lui a essere un uomo eccezionale, anche al di là del valore dei suoi singoli lavori.
      Certo, mi rivolgo potenzialmente anche a chi lo conosce poco ma un interesse per lui, come persona e per quello che ha fatto penso sia necessario in partenza anche solo perché uno si decida a leggere il libro. Poi leggendo spero (mi illudo?) che l’interesse cresca.
      Quanto ai retroscena, avevo messo “aneddoti” nell’elenco delle cose di cui avrei parlato ma sembra sia sparito, devo averlo tolto per sbaglio, lo riaggiungerò e magari penserò a qualcosa, sempre sul fermissimo e ineludibile presupposto che non ci saranno pettegolezzi.
      In ogni caso sono contenta di sentire il punto di vista di una persona che potenzialmente non sarebbe un lettore del libro, penserò a quello che hai detto e a come in qualche modo tenerne conto nell’introduzione, perché anche se a non conoscerlo penso siano veramente in pochissimi, e non so se sia una cosa in grado di avvicinare qualcuno a cui proprio non interessa, ci proverò, proprio perché hai ragione tu, può essere importante. cercherò di far leva su quel pizzico di curiosità che comunque spero i miei lettori abbiano sempre 😀

      • No no no no frena! Non volevo dire che “non amo” RW che detta così pare che lo odi! Né mi è indifferente, affatto, trovo che sia uno degli attori più bravi che abbiano calcato i palchi del cinema degli ultimi 30 anni come minimo. Dico solo che non mi sento “innamorato” di lui né ho scorto i messaggi che hai scorto tu, ma questo per me vale in generale, io sono un “lettore sentimentale” per intenderla alla Pamuk, ovvero “sento” che c’è il filtro della finzione e non squarcio il velo, quindi. Guardo gli attori senza chiedermi se hanno meta-messaggi… è un mio limite, ma per me l’attore recita sempre una parte e non mi va di mettermi a indagare quando finge e quando è sé stesso fino in fondo… in tal senso non amo nessun attore! Però già da questo tuo commento la voglia di prendere il libro è triplicata! Mi sono permesso il suggerimento perché so per esperienza vissuta che un buon “inizio” è tutto!

      • pheeew!! Meno male, questo è un sollievo 🙂
        Vedi, il caso di Robin Williams è particolare perché lui ancor più che attore (pur bravo ovviamente) era un grandissimo creativo, si costruiva da sé le battute a partire da Mork & Mindy ed è nato in teatro più che nel cinema, ha sempre fatto spettacoli comici che ha continuato per tutta la vita a creare da sé. Ha innovato la comicità, ha tracciato una strada che poi altri hanno percorso (non lo dico io :D)
        Io ho intuito delle affinità che si sono poi nel tempo rivelate sempre più grandi (per mio grande onore e fortuna) però il fatto che a lui premesse portare avanti delle idee e una certa visione sua delle cose l’ho capito sentendolo parlare “dal vivo” e in retrospettiva mi sono resa conto che anche nei suoi film c’era un certo filo conduttore. Ovviamente non sono cose a cui pensavo le prime volte in cui li guardavo.
        Però condivido l’opinione di Henry Winkler, che diceva che Robin interpretava tutti i suoi personaggi con molta empatia.
        Questa empatia, che come è stato poi sempre più evidente, era in lui innata e riguardava anche e soprattutto le persone reali con cui aveva a che fare, penso che la si intuisca in certa misura comunque, magari non ci si fa caso se non la si studia, però è quella secondo me la caratteristica che lo differenzia da altri attori grandissimi (e per certi versi anche più grandi, magari).
        I’m sorry, ma credo che ormai avrai capito anche se non volevi capirlo, che sull’argomento Robin Williams sono “touchy”, diciamo ipersensibile e anche un po’… chiacchierona… 😀
        E grazie ancora tanto tanto, spero da qui a quando uscirà il libro di triplicarla ancora (sperando che la base di partenza non fosse 0) 😀

      • Assolutamente base di partenza eccellente! E quanto a lui io ho notato una coerenza d personaggi… me lo immagino col naso di pagliaccio che fa ridere la gente… e poi il film più amato da me è Al di là dei sogni e anche lì come in MssDoubtfire lui appare come un uomo ecco… sai non voglio adesso dire una eresia proprio a te che lo ami ma ecco io mi ci ritrovavo sempre nei suoi personaggi. Un poco folle… innamorato della vita e del colore e dei bambini e dell’amore e anche con una vita incasinata però. Tuttavia… ecco… ti dico la verità e qui son sicuro partirai asta in resta e son sicuro che mi risponderai violentemente ma… ecco per me con la sua morte mi ha fatto capire che era tutto e solo finzione…

      • No, lancia in resta no (lui non lo avrebbe mai fatto :D). No, lo so che per tanti è stata una cosa difficilissima da accettare, da una parte, e dall’altra poi si è cominciato a vedere tutta la vita come se fosse il riflesso della sua morte, e non il contrario. Trovare giustificazioni, oppure restare delusi, persino giudicare con cattiveria (non nel tuo caso, spero sia chiaro).
        Al di là del fatto che forse negli ultimissimi anni davvero soffriva di depressione (era stato operato due volte di cuore e aveva il morbo di Parkinson e anche quello di Lewy… tutte cose che sono, si dice, possibili cause di depressione e non è che ci sarebbe da stupirsene).
        Poi magari questa è una ragione mica secondaria del mio libro: in primo luogo il fatto che voglio porre la massima attenzione sulla sua vita, e non sulla sua morte. E in secondo luogo…
        Vedi, magari poi qui la tua stima nei miei confronti diminuirà, non so, ma io credo profondamente in una libertà piena, che comprende il decidere della propria vita e della propria morte. Io so (e lo so con certezza) che Robin Williams ha amato la vita con tutto sé stesso ed è stato di una coerenza cristallina. Ma la sua vita era quella che ha vissuto e che non poteva più vivere. Prima di uccidersi ha ultimato tutti i film che aveva in lavorazione (si era detto che l’ultimo fosse incompleto, ma si è poi saputo che non era così). Perché il suo amore era vero e profondo e la sua etica era quella.
        Una settimana prima ha chiamato un amico colpito dal parkinson per chiedergli quali esercizi fare per poter re-imparare a fare i movimenti della faccia. I movimenti della faccia! tu hai presente che stiamo parlando di uno che con la sua faccia ha giocato sempre come e quanto voleva. era parte di quella vita di cui dicevo. E proprio stamattina mi è capitato di leggere un post con un dialogo tratto da Patch Adams. ecco, lì parla della morte come ne vorrei parlare io. Ed è quello che lui ha sempre fatto, parlare della vita e della morte come due aspetti della stessa cosa. Solo chi ama moltissimo la vita è capace di accettare la morte con quella naturalezza. Questa è una delle innumerevoli cose che ho imparato da lui. Una delle più preziose e insostituibili. Quella che mi permette, oggi, di sentire tutto con ancora più intensità, di vivermelo proprio letteralmente attimo per attimo.
        Ora dirò io un’eresia, e lo penso fino a un certo punto, ma una parte di me molto profonda lo ama di più ancora perché la libertà e il coraggio di cui parlo così spesso comprendono sicuramente prima di tutto la sua vita ma anche e non secondariamente la sua morte. Avrei solo voluto che non dovesse morire da solo e con così tanta sofferenza dietro le spalle, ma è uno di quei desideri su cui non puoi fare proprio nulla. se mai ci fosse qualcosa al di là dei sogni… mettiamola così, sarebbe la prima persona che vorrei abbracciare.

      • Io metterei questo commento AL POSTO dell’intera introduzione! Mi hai appena convinto a comprarlo e leggerlo e ricredermi su tante cose… GRANDISSIMA. O almeno se non sostituire… mettici l’ultima frase del commento. Da brividi.

  6. “””Un’altra ragione per cui questa non potrebbe essere una biografia è che dovrebbe essere sistematica, mentre non lo sarà, perché per quanto io mi renda conto che un certo grado di organicità è indispensabile, penso che in questo caso non si possa prescindere da un che di estroso, da una scintilla di follia, se volete.”””

    Ecco questa è quanto mi aspetto : un po’ di follia, perchè in quanto a “genio” lui era in assoluto il più dotato!!!

    Ti auguro con tutto il cuore di portare a termine questa tua avventura : ne hai la capacità e la passione!
    Ho conosciuto questo fantastico attore con Mork e ho proseguito con tutti i suoi meravigliosi personaggi che hanno sottolineato la grandezza dell’uomo : senza sarebbe stato uno dei tanti attorucoli! Un abbraccio carissima

  7. Da persona sentimentale, tendo a impormi obiettività… il che significa che da bacchettona quale sono una parte di me direbbe che in alcun modo non può essere considerata una biografia, ma la parte rimanente (l’80% del mio essere, grosso modo) pensa che potrebbe essere qualcosa di meglio di una biografia. Potrebbe essere la tua storia alla luce di una grandissima affinità, di una distanza che non è sempre stata tale. Non solo con Wallace, di cui abbiamo detto in questi giorni, ma anche con altri personaggi per quanto mi riguarda c’è stata questa affinità importante, soprattutto con uno a dire il vero, un uomo di cui non si sa molto, ma la cui vita mi ha detto qualcosa. Ho scritto per una vita di quest’uomo, un marinaio, in ogni modo. Come sarebbe andata la sua vita se avesse fatto altre scelte, cosa ha sentito quando ha avuto da compiere determinate azioni. Le sue responsabilità. Cosa cercava dalla vita. C’era molto di me in tutto quello che scrivevo, d’altra parte mi stavo costruendo e lui era una compagnia che c’era sempre, anche se solo nei libri di storia. La cosa che ci accomuna, credo, sia la necessità di scrivere la storia di una persona, in cui noi siamo comunque attori, in modo differente. Siamo osservatori, ma c’è qualcosa di noi che si infiltra in quella storia, perché alla fine se non è la storia della loro vita, è la storia della nostra “rappresentazione” di loro, un’interpretazione più o meno aderente, obiettiva fino a un certo punto proprio perché tratta di sensazioni e riflessioni. Voglio dire, non abbiamo chiarezza noi per primi delle nostre emozioni, dubito fortemente che ci sia al mondo una biografia (ma anche un’autobiografia) che si possa dire “obiettiva”. Al massimo ci si può avvicinare… Per cui, la mia parte bacchettona non la ascoltare, accetta il sorriso di quella sentimentale che ti dice “scrivi se lo desideri”. Tanto, le storie da qualche parte devono trovare uno sfogo 🙂
    Anzi, ti devo confessare che mi sei di ulteriore sprone a scrivere la mia, di storia.

    • Sono molto felice che tu mi scriva questo, contrasti, conflitti, pensieri in cui in buona parte mi ritrovo. Di una biografia in effetti non so se sarei in grado e soprattutto non credo sia quello che voglio scrivere. No, è proprio questo insieme di affinità, interpretazioni, sensazioni, riflessioni, la sua storia attraverso i miei occhi, se vuoi, perché io da quando l’ho visto per la prima volta ho continuato a cercare di vedere il mondo attraverso i suoi. All’obiettività posso cercare di avvicinarmi quando parlo dei “fatti” della sua vita. Per il resto, sono anche consapevole, tra l’altro, che i miei sentimenti verso di lui sono troppo intensi, troppo impetuosi, persino, direi, per poter essere frenati dall’obiettività.
      Vorrei dirti, ascoltalo anche tu, il sorriso della tua parte sentimentale. Essere sentimentali, detto da una che è stata iper-razionale per tanta parte della sua vita, è una delle conquiste più belle che possano esserci. E scrivila, la tua storia, se in qualche modo ti ho spronato a farlo ne sono orgogliosa 🙂
      Se poi, visto che sei stata così gentile e visto che condividiamo questo affetto e questa ammirazione, ti lascio ancora un altro link. Non sono stati moltissimi i post in cui ho parlato direttamente della sua morte ma questo in particolare mi era in molti sensi “necessario”,
      https://intempestivoviandante.wordpress.com/2016/01/14/dialogo-con-dio-scherzoso-ma-non-troppo-andante-moderato/
      Grazie di cuore, un abbraccio
      Alexandra

  8. Personalmente non credo che si scriva sempre di ciò che si ama, a meno di non considerare l’amore per l’atto stesso della scrittura, ma di certo è un punto di partenza privilegiato, che offre una base solida a cui poggiare la concatenazione dei pensieri.

    • E’ un’affermazione “forte” la mia e probabilmente necessita di qualche spiegazione. Voglio dire, non penso veramente che chi scrive horror, poniamo, ami i massacri. 😀
      Ma credo che comunque ciò che ami venga fuori da quello che scrivi, anche a volte per contrapposizione, o magari tra le righe. Nel mio caso è solo particolarmente esplicito 😀
      L’amore per la scrittura, ah, quella è una passione. Con tutti gli alti e bassi che una passione comporta 🙂

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