Perdono

Forse non avrei voluto conoscerti ragazzo,
il tuo talento acerbo mi avrebbe
di certo ferita, io permalosa, e tu
m’avresti creduta altera, incapace
di leggerezza, scambiando per arroganza
quel velo di serietà con cui mi difendevo
dalla paura di desideri inconfessati,
così distante dal tuo il mio senso della vita.
O forse invece avrei voluto, allora,
veder crescere il tuo tempo a poco a poco
e poi tu quel velo lo conoscevi bene,
lo avresti scostato con dolcezza,
sfiorandomi i capelli, levando una ciocca
da davanti ai miei occhi e scrutandoli
attento per leggervi ciò che già sapevi,
e con te mi sarei davvero divertita,
al tempo giusto, quello che poi resta.
E avrei visto come la solitudine e il dolore
li avresti rivestiti d’amore da spandere
sul mondo a piene mani, studiando gli altri
per affetto e conoscenza, curioso
come un gatto o come quella scimmia, sì, il gorilla,
che ha pianto tanto, sai, dopo quel giorno
ché di amici veri, forse, neanche gli animali
ne hanno tanti, dico di quegli amici
che leggono dentro di loro fino in fondo
e li amano di più proprio per questo.
Avrei visto i tuoi giovani giorni duri,
quelli dell’amico che non si è salvato
ma anche i tuoi figli, silenziosamente
accettando che fossero di un’altra
e avrei visto crescere i tuoi no,
i tuoi respiri riprendersi lo spazio
di pari passo col tuo diventar grande.
Dicono sia inutile accanirsi col destino
ma non so fare i conti delle volte
che ho vinto oppure che ho perduto.
Quante cose avrei da farmi perdonare?
Quante, chissà, da perdonarti, che
l’affetto è fatto di piccoli perdoni quotidiani
per non doversene rimangiare poi
uno troppo ingombrante da poter portare.
E allora sai cosa ti dico, che ti perdono
per ogni singolo giorno, ogni singolo
istante, ogni prezioso granello
di sabbia ch’è entrata nei miei occhi
costringendomi a vedere ciò ch’era nascosto;
per ogni parola e gesto, ogni silenzio,
ogni spazio occupato nel mio cuore
per ogni stella che guardo, per ogni
lontananza di cui non so che fare.
Ti perdono per ogni poesia letta,
per ogni oggetto smarrito, per ogni
chiave che non ha girato ed ogni
porta ch’è rimasta muta e chiusa,
per ogni volta che ti cerco ed anche
per quando ti trovo solo per riperderti
e rivivere tutto da principio. Non so
alla fine, perdonarti per cosa, per nulla
forse. Diciamo per tutto, e così sia.

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8 Pensieri su &Idquo;Perdono

    • Questo è un perdono che non parte da nessuna colpa. Neppure io so fino in fondo perché ho parlato di perdono, ho usato questa parola d’istinto, forse perché legata a un dolore, ma un dolore non consapevolmente inflitto. Mi viene da dire (rileggendola), è’ come se il mio perdono contenesse in parte anche un ringraziamento per i doni che ho ricevuto (perché in realtà, parlo di perdono per cose a cui non rinuncerei mai), che poi però in un certo modo sono anche la causa del dolore (una persona non ti manca se non ti ha mai dato nulla). Non so se è più difficile o più facile questo tipo di “perdono”, ma che renda le cose più lievi è vero. Grazie, un abbraccio ❤

  1. “una persona non ti manca se non ti ha mai dato nulla”
    Concordo in pieno.
    E aggiungo che ci sono persone che ti danno anche indipendentemente dalla loro volontà. Ti arricchiscono solo frequentandole. Ti ispirano, ti stimolano, ti fanno crescere.
    E quando le perdi ti mancano. Da morire.

  2. È una lettera, una dichiarazione, una autoanalisi intensa…e nel perdono vedo quel senso di accettazione e di accoglienza che ci vuole per vivere e costruire relazioni solide. E belle. È un post ispirato! Molto bello!

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