22. Mrs. Doubtfire

Mrs. Doubtfire

Come ci riesce? Questo vorrei chiedere, tra un milione di altre cose, a Robin Williams, come ci riesce ad annientare il pregiudizio in modo così, dopotutto, “naturale”? Non senza porsi la questione, ché certo non è il caso di fingere che non esista l’omofobia, per dire, o il razzismo (ancora?! Sì, ancora!), o in generale che ci sia una tendenza a discriminare (chi o cosa… beh, dipende; ma la tendenza è universale). Ma facendo come se non esistessero, o meglio ancora, come se fossero stati affrontati in sé stessi, risolti, e avessero quindi perso per sempre ogni importanza. Contrapporre una intransigente posizione morale a un’altra non fa che dare dignità di opinione anche al ritenere che qualcuno sia meno uguale degli altri. E non solo, ma finisce per spingere ciascuno ad arroccarsi sempre più e costruire muri sempre più alti. Lo vediamo ogni giorno. Però far finta di niente non si può, e allora… allora si ride. Con una grande delicatezza di fondo, però, senza giudicare, perché le paure sono in ognuno di noi ed è prima di tutto lì che dobbiamo combatterle.

Ora, Mrs. Doubtfire è un film su un uomo che diventa una donna, non nel senso di un cambiamento di sesso, ma è molto più di un travestimento. Questo padre, tutt’altro che effeminato, non si limita a truccarsi e indossare abiti femminili, ma con l’aiuto del fratello e del suo compagno (appunto) “si trasforma” in una donna per alcune ore del giorno in modo da poter vedere di più i figli. Diventa, dopo la separazione dalla moglie e all’insaputa di lei (inizialmente anche di loro), la loro tata. Una tata quasi perfetta: comprensiva, cuoca provetta (dopo alcuni infelici tentativi iniziali), dolce ma ferma e autorevole, tutto quello che da padre non aveva saputo essere (tenerissimo sì, però). Ecco, la scena del figlio che si rende conto che sotto le vesti dell’affettuosa e severa tata c’è un uomo e ne è terrorizzato, poi persino quando riconosce il padre non riesce a toccarlo e si ritrae con un evidente profondo disagio è per me grandissimo cinema. Toccante, profonda, coinvolgente, densa di emozioni contrastanti, anche perché fino a cinque minuti prima ci eravamo (io almeno sicuramente) rotolati sulla poltrona nel vedere il malcapitato cercare di barcamenarsi alla meno peggio nel doppio ruolo di magazziniere e padre soggetto alle visite dell’assistente sociale e di anziana, amabile signora, con tutti gli equivoci del caso. Io credo che sia il film più divertente, o quanto meno di certo uno dei più divertenti che abbia visto in vita mia. Da spanciarsi. E però, Robin Williams essendo Robin Williams, non si ride mai senza che rimanga dentro qualcosa di più complesso, di profondamente vero e vivo.

Dio, quanto mi manca…

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How does he do it? This is something I’d like to ask Robin Williams, among a million other things, how does he manage to wipe out prejudice in a way that can be said to be, after all, so “natural”. Not without considering the issue, there is no point pretending that homophobia doesn’t exist, or racism, say (still there, this one? Yup!), or, more generally, that we are generally prone to discriminate (against whom or what… well, it depends, buy it’s sort of a universal trend, isn’t it?). But by acting as if they didn’t exist, or rather, as if they had been dealt with in ourselves and solved, and had thus totally lost importance. Setting two inflexible moral positions against each other only means that we are giving the idea that someone is less equal than the others the dignity of an opinion. And not only that, but this would end up inducing each party to entrench behind higher and higher walls. However, we can’t act as if we didn’t notice, either. So… so we can laugh. But there is great gentleness in the background, no judgement at all, as fears are inside each of us and it’s there that we have to fight them in the first place.

Now, Mrs. Doubtfire is a movie on a man who becomes a woman, not in the sense of a sex change, but much more than mere disguise. This father, who is very far from effete, does not just put make-up on and wear women clothing: with the help of his brother and this latter’s partner (which just proves the point) he “turns” into a woman for a few hours a day in order to see his children more. That is, after the separation from his wife, and clearly unknown to her (even of his children, at the beginning), he becomes their nanny. And an all-but-perfect nanny at that: understanding, a very good cook (after a few unfortunate attempts at first), sweet but firm and steadfast, all what he had been unable to be as a father (apart from sweet, which he actually was). Personally I find that the part in which the son realizes that under the dress of the severe but loving nanny there’s a man, he is deadly frightened, and even after he recognises his father he is unable to touch him and holds back with apparent, deep uneasiness is great cinema indeed. Moving, deep, inspired, rich in conflicting emotions, also because, until just a few minutes before, we were (I for one certainly was) falling out of chair laughing while the hapless guy tried to juggle the double role of stockman and father subject to the social worker’s inspections, on the one hand, and of sweet old lady, on the other hand, with all troubles one can expect from that. I think this is the funniest film I’ve seen in my life, or one of the funniest at least. Makes me roll on the floor. On the other hand, it’s Robin Williams we’re talking about, which means there’s always something more complex in that laughter, something deeply true and alive, that stays with you forever.

God, do I miss him…

 

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31 Pensieri su &Idquo;22. Mrs. Doubtfire

  1. Un film che voglio rivedere, mi ha sempre emozionata molto. Mi fa riflettere il ruolo che assume il padre nel divorzio, come viene tutelato, se viene messo da parte e via così. Questo film è dolcissimo 🙂

    • La prima volta che l’ho visto (ero abbastanza “piccola”) ricordo solo di aver riso senza ritegno. Un’altra volta avevo inizialmente provato quasi una solidarietà per la moglie (prima del tutto assente), perché devo dire, la festa era tanto carina ma anche tanto esagerata e poi in effetti c’è da rimettere tutto in ordine… aargh! Anche se poi la sua acidità era veramente fastidiosa, ma questa cosa poi viene rilevata proprio nel film a un certo punto, quando lei stessa dice che non voleva più essere la donna che si trovava a essere quando era con lui, e viceversa. A quante coppie succede! Due persone che sono assolutamente “amabili” normalmente, diventano insopportabili nei reciproci rapporti.
      Questa volta che l’ho rivisto, devo dire con grandissimo piacere, per la recensione, mi sono ritrovata con un bel carico di emozioni. risate come ne ho sempre fatte soltanto con lui, una dolcezza indescrivibile, questa caratteristica che ho sempre amato tanto, di rispettare chiunque sempre, fino a che non ti dia motivo col suo comportamento di fare il contrario (l’assenza totale di pregiudizi di cui dicevo), quindi questa ammirazione che cresce ogni volta, e con quella… bè, diciamo lacrime come solo per lui… vedi come divento “loquace”, anche adesso 😀

      • Io la prima volta che l’ho visto ho pianto come una pazza, pensando che il papà mi facesse una gran pena. Ahimè, credo che rimanga il sentimento dominante: il dispiacere per lui, poca comprensione per lei. Ma devo rivedermelo con occhi “adulti”. Poi va beh, Robin Williams mi ha sempre intenerita e fatta commuovere, perciò ero pure di parte. Appena me lo rivedo ti faccio sapere le nuove impressioni 😀

      • Non mi parlare di essere “di parte” per Robin Williams, per me lui è… mi limiterò a dire il mio “capitano” e neanche vado avanti tanto se solo fai due passi nel mio blog capirai presto. Diciamo che è… abbastanza presente, ecco… (tanto per utilizzare un understatement tipicamente anglosassone) 🙂

      • Un pezzo bellissimo. Ti dico la verità, spesso penso a quanto vorrei ringraziare persone che mai vedrò (come cantanti ad esempio) per l’eredità preziosa che ci hanno lasciato e che continuano a lasciarci.

  2. Un gran bel film, un grande attore.
    Un uomo
    che alla fine non ha saputo/voluto accettare una tremenda malattia e si è reso vittima della paura, della discriminazione dell’impietosa società verso i malati mentali.
    Manca a tutti noi.

    • Copio e incollo qui la risposta che ho dato qualche giorno fa a un commento, anche perché ho intenzione, su suggerimento della persona che commentava, di inserirla nel libro che sto scrivendo su Robin Williams.
      “Lo so che per tanti è stata una cosa difficilissima da accettare, da una parte, e dall’altra poi si è cominciato a vedere tutta la vita come se fosse il riflesso della sua morte, e non il contrario. Trovare giustificazioni, oppure restare delusi, persino giudicare con cattiveria (non nel tuo caso, spero sia chiaro).
      Al di là del fatto che forse negli ultimissimi anni davvero soffriva di depressione (era stato operato due volte di cuore e aveva il morbo di Parkinson e anche quello di Lewy… tutte cose che sono, si dice, possibili cause di depressione e non è che ci sarebbe da stupirsene).
      Poi magari questa è una ragione mica secondaria del mio libro: in primo luogo il fatto che voglio porre la massima attenzione sulla sua vita, e non sulla sua morte. E in secondo luogo…
      Vedi, magari poi qui la tua stima nei miei confronti diminuirà, non so, ma io credo profondamente in una libertà piena, che comprende il decidere della propria vita e della propria morte. Io so (e lo so con certezza) che Robin Williams ha amato la vita con tutto sé stesso ed è stato di una coerenza cristallina. Ma la sua vita era quella che ha vissuto e che non poteva più vivere. Prima di uccidersi ha ultimato tutti i film che aveva in lavorazione (si era detto che l’ultimo fosse incompleto, ma si è poi saputo che non era così). Perché il suo amore era vero e profondo e la sua etica era quella.
      Una settimana prima ha chiamato un amico colpito dal parkinson per chiedergli quali esercizi fare per poter re-imparare a fare i movimenti della faccia. I movimenti della faccia! tu hai presente che stiamo parlando di uno che con la sua faccia ha giocato sempre come e quanto voleva. era parte di quella vita di cui dicevo. E proprio stamattina mi è capitato di leggere un post con un dialogo tratto da Patch Adams. ecco, lì parla della morte come ne vorrei parlare io. Ed è quello che lui ha sempre fatto, parlare della vita e della morte come due aspetti della stessa cosa. Solo chi ama moltissimo la vita è capace di accettare la morte con quella naturalezza. Questa è una delle innumerevoli cose che ho imparato da lui. Una delle più preziose e insostituibili. Quella che mi permette, oggi, di sentire tutto con ancora più intensità, di vivermelo proprio letteralmente attimo per attimo.
      Ora dirò io un’eresia, e lo penso fino a un certo punto, ma una parte di me molto profonda lo ama di più ancora perché la libertà e il coraggio di cui parlo così spesso comprendono sicuramente prima di tutto la sua vita ma anche e non secondariamente la sua morte. Avrei solo voluto che non dovesse morire da solo e con così tanta sofferenza dietro le spalle, ma è uno di quei desideri su cui non puoi fare proprio nulla. se mai ci fosse qualcosa al di là dei sogni… mettiamola così, sarebbe la prima persona che vorrei abbracciare.”.
      Solo per dire che ai miei occhi la sua morte non toglie nulla al suo essere un uomo straordinario, per cui ho un rispetto infinito…
      Grazie, un abbraccio, a presto
      Alexandra

      • Forse nel mio commento sono stata troppo sintetica. Ho apprezzato moltissimo Robin Williams in molti suoi film, specie in L’attimo fuggente, è stato davvero un bravo attore, con seri studi di drammaturgia alle spalle. Se sia stato anche un uomo straordinario, non so dirti; leggendo la sua biografia mi pare sia stato un bravissimo attore e un uomo come tanti altri. Per me le persone straordinarie sono altre, sono quelle che oltre a saper fare benissimo il proprio mestiere, riescono a far molto altro spendendosi per cause importanti per la società e il modo intero. Robin era un uomo pubblico e doveva mantenere alti certi parametri del suo essere: cosa non facile per nessuno, poi nel mondo dello spettacolo direi difficilissimo. Da qui la sua fragilità, prettamente umana e che ce lo ha reso ancora più caro e affettivo.
        Personalmente apprezzo di più chi sa invecchiare, anche pubblicamente, e sa affrontare ciò che la vita “regala”. Il suicidio come amore per la vita…non so, forse in certe situazioni, forse se si è davvero soli, forse se non si hanno figli cui stare accanto sino a che è consentito in modo degno. E Williams di figli ne ha avuti dalle sue mogli. Il coraggio…sì, ci vuole coraggio per una scelta del genere, tanto, ma ce ne vuole altrettanto, e di più, a continuare a vivere, alternando periodi buoni ad altri pessimi. La libertà…sicuramente sì: sono favorevole all’eutanasia e contro l’accanimento terapeutico. Non confondiamo, però, l’eutanasia con il suicidio da depressione: sono due cose diverse. Di uguale hanno solo la drammaticità dell’evento.
        Ma dici bene:meglio porre l’attenzione sulla sua vita di grande attore che sulla sua morte.

      • E’ proprio questo il fatto, vedi, io lo seguo praticamente da tutta la vita, ho letto le interviste, visto i suoi spettacoli, ascoltato le persone che lo conoscevano… l’amore, il rispetto e l’ammirazione che ho nei suoi confronti sono sconfinati, non li ho mai provati per nessun altro.
        Nel suo campo è stato un innovatore ed è universaìmente considerato un genio dai colleghi. Aveva una creatività e un’intelligenza impressionanti come comico, tutte le sue battute le ha praticamente sempre inventate lui.
        Il bene che ha fatto (senza mai sbandierarlo) è stato immenso.
        Il suo rifiuto dei luoghi comuni, il suo essere un rivoluzionario mite, nel senso di porre questioni continuamente, spingendo la gente a farsi domande, senza mai giudicare, li considero unici.
        La sua empatia, la capacità di stare vicino agli amici anche nei momenti difficili…
        Non credo che sia stata la depressione, la causa del suo suicidio. credo che abbia scelto, in tutta consapevolezza, per tantissime ragioni, perché non voleva dipendere da nessun altro e voleva una vita che valesse la pena (per lui) di essere vissuta e che fosse libera come è sempre stata. Ha sempre scelto. Questo intendo quando parlo di libertà e di coraggio. Non si è mai lasciato imporre niente da nessuno (tranne quando era agli inizi della carriera. Non si è mai lasciato condizionare dal “senso comune”.
        I suoi figli sono grandi e indipendenti e lo adorano e da quello che posso vedere sono persone meravigliose. Sono stati moltissimo per lui, proprio per questo… certo che sarà stato un dolore immenso, ma sarebbe morto comunque entro tre anni, nel frattempo diventando l’ombra dell’uomo che era, irriconoscibile, tra atroci sofferenze anche per chi gli stava vicino.
        Personalmente vorrei avere il coraggio di fare quella scelta, ma lui ha sempre detto che la morte è parte della vita, non c’è nulla di strano o di particolarmente spaventoso o incomprensibile.
        Per me è un punto di riferimento da sempre, la persona a cui più vorrei assomigliare, in tutto e per tutto, la persona per cui scrivo, la persona che mi ha insegnato di più nella mia vita, la mia luce nei momenti bui, quella che ancora dà senso a tutto. Lo so che sembra esagerato. Come ho detto altrove, è una specie di ossessione, ma non vorrei mai farne a meno, è un’ossessione che a me ha fatto e continua a fare un’immensità di bene.
        Non sto scrivendo una biografia, non potrei mai farlo. Sto scrivendo una storia d’amore. Ma mel mio non essere obiettiva, parlo comunque di cose che ho studiato nella maniera più approfondita possibile.

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  5. Penso che sia uno dei più bei film che abbia fatto. La figura del padre e il suo amore totale per i figli (un tipo di amore che sempre più padri al mondo iniziano a conoscere), il difficile rapporto con la moglie che alla fine del film non si risolve completamente ma comunque lascia intendere che qualcosa potrebbe succedere, la diversità (però questo stereotipo del gay-checca ha un po’ stufato), le opportunità sul lavoro (il magazziniere che diventa amicone del superboss) sono tutti temi affrontati con serietà e ironia. Un film che diverte e fa pensare.
    Mi è piaciuto tantissimo anche “Vita da camper”, qui i figli son grandi e si tratta un tema diverso: il rapporto difficile con i figli adolescenti. La scena iniziale del film è eccccezzzionale!

    • Sì, anche a me piace molto Mrs. Doubtfire, e anche RV (non sono ancora riuscita a finirlo s’incanta!! grrr!), anche se ce ne sono altri che personalmente amo di più. Hai ragione, la scena iniziale è fantastica!
      Io trovo che la questione dell’omosessualtà l’abbia sempre affrontata nella maniera migliore, senza nascondersi pregiudizi che esistono e al tempo stesso senza mai dimenticare che tutto ciò che non va contro gli altri è normale. Adoro piume di struzzo, ma forse da questo punto di vista ce ne sono altri in cui è ancora più evidente questa sua totale accettazione: Il Mondo secondo Garp (uno dei film più belli della storia del cinema, secondo me, anche se il mio parere vale poco, in effetti), Moscow on the Hudson, The Night Listener, e persino l’ultimo che ho appena iniziato a vedere e che dev’essere bellissimo, Boulevard. E’ una caratteristica che non si limitava all’omosessualità e non si limitava ai film. Raccontavano che quando faceva spettacoli per i ragazzi che combattevano in Iraq, con tutto che aveva un’opinione molto netta nei confronti di Bush Jr. (ovviamente), e non lo aveva risparmiato negli spettacoli dal vivo, in quell’occasione si trattenne perché si era reso conto che questo metteva a disagio i soldati mentre lui voleva portar loro un momento di serenità (vedi anche Good Morning Vietnam). Cioè, era un rispetto totale, veramente raro, che non rinunciava mai alle idee ma non le imponeva. Vabbè, perdonami, tu sai… 😀
      Bentornato, è un piacere averti qui e leggere i tuoi commenti in cui si sente la “partecipazione”. Spero di leggere presto anche dei post nel tuo blog 🙂
      Grazie, a presto

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