Pensieri

Quando viene criticato qualcuno (o anche qualcosa) che amo in modo viscerale, a volte mi sento ferita, quasi attaccata personalmente. Cerco sempre di restare in equilibrio, specialmente scrivendo ma anche quando si parla (benché sappia essere estremamente polemica a volte). Ma in realtà tutto il mio corpo reagisce, la pancia prima del resto, poi il cuore, le gambe, tutto, quasi che dovessi difendermi, quasi come quando si avverte una minaccia e si prova fisicamente la paura, ma anche l’adrenalina sale, così dicono, e presumo che sia un po’ questa la natura delle sensazioni: un sentirsi profondamente coinvolti, profondamente carichi e pronti a rispondere nel modo più efficace e nel minor tempo possibile. Che può essere un bene ma più spesso anche un male, specialmente quando in realtà non c’è alcuna minaccia, nessun attacco, solo questo bisogno talvolta intemperante di difendere qualcosa che forse non ha poi neppure bisogno di difesa.

Al tempo stesso, riflettevo, chi critica ti spinge a metterti ancora più in gioco, a ripercorrere la storia e le ragioni di quello che pensi, a provare a esprimerlo in altra maniera a te stesso, per poterlo poi meglio trasmettere. Non per convincere, piuttosto forse per mostrare, semplicemente, altri punti di vista, ma soprattutto perché i sentimenti, come le idee, come l’appetito, si rafforzano  alimentandoli: con pazienza, quotidianamente, riprendendo ogni giorno da dove si era partiti il giorno prima, ricordando quello che ci aveva condotti fino a qui e tenendo sempre d’occhio la meta e il motivo per cui siamo sulla strada, ma sapendo anche che vale più la strada della meta. Alla meta si arriverà forse, o forse no, ma è certo che in queste cose, camminare è molto meglio che star fermi, e ogni pezzo di cammino è un pezzo d’amore in più che si aggiunge.

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48 Pensieri su &Idquo;Pensieri

  1. Per mestiere, come sai, sono costretto continuamente a difendere “ciò che amo” (ovvero i contratti, i pareri, i memorandum, le lettere di intese, insomma, i documenti che scrivo con fatica) dagli attacchi esterni, non solo orali, ma anche scritti, e attacchi spesso mirati alle singole parole, alla costruzione delle mie frasi, ecc. Per la discussione orale, entrano in gioco sensazioni che hai descritto benissmo. Ma bisogna dominarle, e soprattutto non si può “negoziare” in preda alla pancia, al sangue che scorre veloce, al battito accelerato. Si perde autorevolezza e lucidità, e si perde soprattutto la capacità di far entrare ciò che di buono c’è nella critica altrui, ci si chiude a riccio, a difesa del proprio io, e non si è convincenti. Ovviamente il mio è un punto di vista “Professionale”; se vuoi questo commento è off-topic, c’entra poco col tuo post, perché le discussioni di cui parli tu sono ben altre. Però ecco volevo dirti che sono assolutamente come te in questo! Solo che il master in management alla Harvard Business School mi ha lasciato questo grande insegnamento, non si negozia sotto tensione, perché già la negoziazione è di per se tensione ;.-)

    • No, non è affatto off topic, tra l’altro conosco bene quelle sensazioni di cui parli nelle discussioni orali, come (forse) sai facevo il tuo stesso mestiere un tempo, e in un settore dove le discussioni orali erano quotidiane e tremendamente soggette al coinvolgimento emotivo (parlo del penale). In effetti uno dei motivi per cui ho lasciato, forse il più importante, col senno di poi, è proprio questa difficoltà che ho e che avevo ancor di più un tempo a essere (specialmente quando devo parlare, non tanto nello scrivere) al tempo stesso coinvolta e lucida, non fredda ma senza perdere autorevolezza, e come dici tu perfettamente, far entrare ciò che c’è di buono nella critica altrui senza chiudersi a riccio per difendere il proprio io a spada tratta. Finiva che mi tenevo dentro certe umiliazioni a cui avrei invece dovuto rispondere – con calma ma anche con una certa fermezza – per paura altrimenti di “sclerare”, oppure invece rispondevo ma troppo emotivamente. Col tempo sono migliorata, credo. Cerco di non negoziare mai sotto tensione, per così dire. Possiamo parlare dal punto di vista professionale ma anche in quello dei sentimenti è spesso così (quante volte in un litigio i toni salgono e salgono e si finisce per esprimere posizioni molto più “estreme” di quelle che si hanno in realtà, almeno a me succede). C’è un senso profondo di serenità che mi aiuta non poco al momento, eppure… Nel caso che avevo in mente era un “dialogo” scritto, per cui penso di aver mantenuto una certa equanimità, diciamo (spero), perché rileggo sempre quello che scrivo, ci penso, cerco di non urtare i sentimenti altrui… è più facile che passi per essere una buonista o magari una cerchiobottista che altro 😀
      Però questa forza di sentimenti, questo aspetto così “fisico”, e così intenso da far male, in questo tipo di situazioni, non c’era, per quanto forte fosse il coinvolgimento emotivo o l’ansia. Ho imparato da poco ad aspettarmelo e mi stupisce sempre un po’, devo farci ancora bene i conti 🙂

  2. “..ogni pezzo di cammino è un pezzo d’amore in più che si aggiunge.” con questo finale TI ADORO!… è ufficiale, posso? 🙂
    … io se criticano qualcosa che amo, soffro… tanto… e la testa va totalmente in crisi… soprattutto se si tratta di critiche rivolte al distruggere piuttosto che aiutare nella costruzione…

    • Ma cara, non solo puoi, ma ne sono molto orgogliosa e felice e la cosa è reciproca 🙂
      In questo caso non posso dire che si trattasse di una critica rivolta a distruggere, assolutamente. era proprio l’oggetto della critica, la persona e i fatti a cui si rivolgeva che mi hanno “mandato in tilt”. Si soffre, sì. Però forse bisognerebbe imparare a non soffrire per questo, ad ascoltare, discutere anche, dialogare ma senza soffrire. Quello che volevo dire nel post è che in realtà certe critiche (non distruttive) sono semplicemente punti di vista diversi, che non solo si dovrebbero poter accettare anche se riguardano cose che ci stanno a cuore, ma che magari, prese nel modo giusto, possono persino rafforzare il nostro pensiero, nel confronto.
      Però anch’io sono come te, nel momento la testa va in crisi… poi, forse, a freddo… 😀

      • infatti c’è molta differenza tra una critica costruttiva e una che non lo è…
        con la prima, anche se faccio fatica a reagire, alzare la testa… comunque la rimugino e mi serve per rivedere la mia posizione ed eventualmente rafforzarla o modificarla…
        l’altra critica…. mi sembra solo una caterva di schiaffi… e nulla più…
        🙂

  3. dipende dalla motivazione alla base della critica, che può essere anche aspra, ma costruttiva. Spesso la critica è rivolta più all’autore che al contenuto, è un peccato veniale mosso da gelosie e altri sentimenti che nulla hanno a che fare con l’oggetto della discussione.

    • no, non credo sia questo il caso, come dicevo a Tati, è proprio una cosa mia, su quell’argomento vado in crisi. O almeno, mi è successo in questa occasione, poi passa, però mi ha colto in parte di sorpresa, cioè, sapevo di essere molto coinvolta ma l’intensità della reazione mi ha un po’ colpito e spinto a riflettere…

  4. Anche io soffro se criticano chi amo, ma a dire il vero amo poche persone, quindi per fortuna non soffro spesso. Non sopporto chi critica gratuitamente, se non ti ho chiesto un parere non devi esprimerlo, se invece ne stiamo parlando accolgo ogni punto di vista e magari mi metto pure in discussione. Tornando al tuo punto iniziale, che è quello che mi è piaciuto di più, quando criticano chi “amo” io soffro perché alla fine criticano una mia scelta.

    • A quel livello io ne amo veramente pochissime. Sono affezionata a tante, ma qui parliamo di qualcosa che coinvolge veramente tutta me stessa.
      E’ chiaro che se io pubblico un post poi devo poter accettare anche altri punti di vista. Però sì, probabilmente qui ho sentito (probabilmente esagerando, ma così è) coinvolto un affetto profondo ma anche una mia scelta o meglio, i principi che stanno alla base di quella scelta.

  5. Ho trascorso la mai giovinezza a contatto col diverso da me. Ho preso tante botte e sarebbe stato molto più facile e comodo rientrare giudiziosamente nel coro, nei vari cori che man mano incontravo nella mia vita.
    Sui blog cambia qualcosa? Direi di no,
    Ma incontrare un’idea diversa, radicalmente diversa è difficile da gestire. Sempre. Provo le tue stesse sensazioni e vorrei sinceramente acquietarmi su un colloquio più pacato e proficuo perchè , hai ragione, le diversità “civili” aiutano a migliorarsi.
    Non ho mai trovato in rete e fuori qualcuno disponibile in questo senso. Non capisco perchè non si possa criticare una scelta…non capisco nemmeno perchè la si debba crocifiggere.
    Il problema sta in ciò che precede la scelta, nelle letture e nei contatti a senso unico che spesso si hanno. Nelle frequentazioni ( in questo caso virtuali). Si dice che se vai in pubblico devi accettare il contraddittorio, bene ma possiamo specificare meglio la qualità di esso? Oppure ci uniformiamo tutti ad uno stesso trend e se incontriamo una voce dissonante chiudiamo la porta o impicchiamo denigrandolo il dissonante?
    Da ragazzo amavo la musica di quegli anni , il rock storico dei 60- 70, ma non amavo in assoluto tutte le idee e gli atteggiamenti delle rockstar. Ho amato la sostanza ma a modo mio, della forma non mi importa nulla. Faccio blog allo stesso modo. Massimo Botturi ha una gran parte di ragione: Critiche spesso nate da sentimenti di altra natura…una giungla infame.
    Credo di camminare ma la meta non l’ho mai scordata. E’ lontanissima.

    • Criticare le scelte… in linea di principio sono d’accordo con te, ma in realtà il fatto è che le scelte, in qualunque campo, coinvolgono ragioni, sentimenti, percorsi di vita profondamente personali, per cui la critica deve essere molto, molto attenta.
      Qui poi parlo in particolare (credo che a questo si riferisse anche il commento a cui ho risposto) di una scelta di “amore” (in senso lato) verso una persona che diventa punto di riferimento, modello ideale, evidentemente perché ne condividi profondamente principi e ideali. Quindi la critica coinvolge più piani, compreso quello affettivo/emotivo, e diventa (per me, non necessariamente per tutti, anzi) doppiamente difficile mantenersi su un piano di discussione pacata che richiede (sempre per me) di solito una certa “freddezza” (non di carattere, ma sul tema di discussione).
      Lungi da me denigrare chi dissente o le voci fuori dal coro, la qualità del contraddittorio è essenziale ma in questo caso non rimproveravo alcuna mancanza in questo senso della critica, che era tutto sommato pacata. Semmai mi ponevo il problema proprio della mia difficoltà (non insormontabile, perché poi alla fine credo di esserci riuscita, nonostante tutto) di riuscire a non “chiudermi”.
      Ma appunto, quello di conciliare passione e ragione, sentimento e lucidità, apertura mentale e fermezza di principi e ideali, è un percorso in continuo divenire. La meta può essere lontana, ma il percorso è quello in cui si cresce.
      Grazie del tuo passaggio, buona giornata.

  6. ecco… le critiche costruttive fanno crescere…
    ma le cose dette e fatte come dici tu… quelle ti fanno esplodere dentro cara ale…. soprattutto se siamo così… cosi… cosi. PUNTO.
    dovremmo impoarare a dominarle… chissa poi qual’è il modo giusot? boh…

  7. Immagino il soggetto della critica e conoscendo il tuo profondo amore non posso che comprendere come tu ti sia sentita.
    Quando si ha una passione così forte credo che anche la critica più innocua possa risultare fastidiosa o difficile da metabolizzare.
    Si fa un bel respiro, si cerca di capire the other point of view (anche se non è semplice) e si va avanti.
    Un grande abbraccio

    • Sì, come dici tu e come confermato poi dal commento successivo di Marirò (che era la persona coinvolta, posso dirlo visto che lo ha detto prima lei), è proprio questo il punto, un’osservazione (forse neanche intesa come “critica” vera e propria) che mi ha colpito davvero troppo. In realtà so di poter capire “the other point of view”, (è anche capitato in altre occasioni) e mi è dispiaciuto sentirmi in qualche modo “annebbiata” da una reazione di cui non mi aspettavo l’intensità, tutto qui. Ora respiro 😀
      Grazie di cuore come sempre ❤

  8. Questo post me lo sento dedicato e soprattutto mi spiace essere stata per te causa di sofferenza. E tutto per questo mio primo commento che copio e incollo:

    -Un gran bel film, un grande attore.
    Un uomo
    che alla fine non ha saputo/voluto accettare una tremenda malattia e si è reso vittima della paura, della discriminazione dell’impietosa società verso i malati mentali.
    Manca a tutti noi.-

    Non stavo distruggendo il soggetto del post nè stavo attaccando l’autrice, piuttosto confermavo. Ma qualcosa non ti è piaciuta e da qui è nata una tua lunga e appassionata risposta e le altre specifiche reciproche.
    Questo per far capire meglio a chi legge la densità della mia “critica”, che poi non capisco perchè la si chiami critica. Non ho criticato nessuno, ho solo espresso una mia personale opinione su un attore che ho ammirato come attore e che mi ha commossa per la sua fragilità di uomo.
    Che, poi, tu sia “innamorata” in senso lato e bellissimo, di questo attore e io meno – e tu mi hai spiegato il perchè e io ti ho spiegato il perchè – spiegazioni di entrambe pacate ed educate, credo possa starci in questo luogo che è anche di confronto. Ma se ho sbagliato o esagerato, ferendoti in qualche modo, sappi che non era assolutamente mia intenzione.

    Cordialmente,
    Marirò

    • Diciamo che forse più che “dedicato”, questo post è nato da quello scambio, che come ho cercato di sottolineare più volte qui, è stato davvero pacato, e proprio questo mi ha un po’ “spaventata”, per le mie reazioni. Perché ho in effetti cercato di essere assolutamente pacata nelle risposte ma dentro avevo, sì, un grande tumulto di emozioni. So bene che non intendevi ferirmi o causarmi sofferenza, figurati, spero a mia volta che questo post non sia letto come una mia critica nei tuoi confronti, semmai nei miei. Ho letto come una “critica” (ma forse ho sbagliato a usare questa parola) più la risposta successiva a questa, ma comunque il tema era un po’ questo, per me sensibilissimo, perché ho letto ovunque delle frasi prese a caso per dire che in realtà lui era stato “vittima” tutta la vita di qualcosa che alla fine si era rivelato “più forte di lui”, il clown triste e tutte ste cose che davvero detesto. Proprio perché lo ritengo una persona con una volontà di ferro e una forza d’animo eccezionale.
      Poi il tema è sensibilissimo anche perché evidentemente tocca corde molto profonde, compreso il mio personale rapporto con la vita e la morte.
      Ed è sensibilissimo perché conoscendo molto bene l’impatto enorme che ha avuto su moltissimi argomenti “delicati” (specialmente in America, ma non solo), e anche tralasciando il contributo ineguagliabile che ha dato alla comicità, e a una comicità per me profondamente importante, perché legata all’empatia, al senso del dolore e al rendere davvero migliore la vita agli altri, non posso non considerarlo “straordinario”.
      Purtroppo è un po’ il limite del blog, è quasi (se non del tutto) impossibile esaurire argomenti complessi e densi di sfumature, del resto è anche questa una delle ragioni del libro… 🙂
      Ma davvero, ribadisco ancora una volta, anche se poi nei commenti si è un po’ “sforato”, tutto era nato davvero da una considerazione su questa mia emotività “eccessiva” 🙂
      Grazie comunque di questo tuo intervento, ho apprezzato davvero tantissimo.
      Alexandra

  9. Quando si difendono le proprie idee si mette in moto un meccanismo di difesa che a volte porta e essere aggressivi. Quando l’aggressività non sfocia in violenza verbale e/o fisica, è un modo per esprimere il proprio pensiero, per ribattere le obiezioni che si ritengono errate ma anche per capire meglio se stessi.

  10. Acciderbolina acciderbolucci! Che “postone” questo! Domani lo voglio rileggere con calma e leggermi tutti i commenti che sono di per sì post dentro al post! Direi che hai fatto centro con un tema molto complesso che mi interessa molto da vicino. domani a mente lucida ti scrivo cosa ne penso, ora cena e poi letto. Sono esausta oggi! Comunque di botto ti dico che purtroppo la pancia l’ho usata spesso nel rapportarmi con gli altri a voce, ed è stata uno strumento che mi ha portata spesso ad avere conflitti e problemi relazionali che sto ancora cercando di risolvere. Ma facile non è! A domani Alex!

  11. Anche io soffro quando si criticano le persone a cui voglio bene, ma dipende sempre da chi fa partire la critica… molto spesso persone senza alcun diritto si prendono la libertà di criticare senza conoscere o senza sapere… in tal caso suggerisco alla persona criticata di voltare la testa dall’altra parte e andare avanti come se nulla fosse… 😉 Quando le critiche sono però sincere, permettono di crescere, di maturare, allora sì che vanno accettate, non dico per forza condivise, ma ascoltate sì 😉

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