Dialogo con Dio, scherzoso ma non troppo, andante moderato

Dio: (con cipiglio alquanto severo) eccoti qui, dunque. Ma non sei un po’ in anticipo sui tempi? Avresti dovuto aspettare che l’uovo venisse a riprenderti, non credi?
R.: (abbassando gli occhi e guardandolo da sotto in su, tra il contrito e il birichino) Sì, Signore, è vero Signore, ma vedete…
Dio: Signore, signore… ora qui mi chiami signore, ma chi credi di prendere in giro? Credi che abbia dimenticato di quando fingevi di parlare con un tizio su uno strano pianeta e in realtà ti beffavi di me?
R: Prendervi in giro, vostra obes… ehm, Signore?
Dio: Ricordo, sai, di quando scherzavate col tuo amico E. Per convincerti di certe sue nuove fedi strampalate, ti si avvicinava proponendoti l’unica vera religione e tu, con l’aria di niente: “qual è l’unica vera religione, questa volta?” Questo è mancarmi di rispetto (con voce baritonale).
R.: No, signore, mancarvi di rispetto no davvero, ma vedete, gli uomini hanno tanta paura di voi, non sanno neanche come siete fatto… beh non lo sapevo neanch’io in effetti, e volevo solo sdrammatizzare, perché poi alla fine è meglio essere amati che temuti, no?
Dio: (raddolcito, con un lampo che gli brilla negli occhi, ma senza volerlo dare troppo a vedere) E allora quando dicevi che “Su o giù, è difficile a dirsi nell’iperspazio” e senza parere, sempre con quella stessa aria innocente, mi mandavi all’aria millenni di geografia dell’Aldilà? Su (indicando quella parte di cielo che li sovrasta) non è la stessa cosa che giù (guardando in basso). Vero che il mio inferno è quasi vuoto del resto ma…
R.: (prendendo un’espressione sbarazzina, e appoggiandosi con le mani su una nuvola, a testa in giù) Bè, Signore, in realtà tutto dipende dai punti di vista! (Rimettendosi poi in posizione “normale” con una mezza capriola) E poi via, lo sapete anche voi che neppure il vostro inferno è un luogo senza perdono. Non dico che sia facile uscirne, però…
Dio: (riassumendo un’aria severa ma non troppo) Insomma, tralasciamo per un momento le tue idee poco ortodosse sulla religione, che mi hanno attribuito ben di peggio… lasciamo andare, va’. E sorvoliamo anche sui tuoi due divorzi, conosco le imperfezioni umane e lasciamelo dire, tu sei tra quelli che mi sono riusciti meglio, ma non è che eri proprio uno facile, da viverci insieme.
R.: Eh, se non ne sapete qualcosa voi, di noi umani…
Io mi sono sempre considerato molto fortunato, lo sapete questo. Facevo il lavoro più bello del mondo, un lavoro che amavo così tanto da dargli forse fin troppo di me. E però ho amato così tanto anche le persone, quelle vicine e quelle lontane, sapete anche questo, sapete che l’ho fatto, fino a farmi male…
Dio: (Schiarendosi la voce, tra l’irritato e il commosso) Già, uhmm… veramente ci sarebbero anche i tuoi… vorrei chiamarli trascorsi giovanili, se non fosse che poi ci sei ricaduto nel modo peggiore… non era da te. Tu sai di cosa sto parlando, vero?
R.: (con profondo imbarazzo e dolore) Oh, sì. Lo so che mi avete salvato la vita più di una volta, avrei potuto non essere nulla di ciò che sono stato e lo devo a voi, più di ogni altra cosa lo devo a quella donna che ho avuto vicino per tanti anni che mi sono sembrati solo un istante… ma è già una fortuna che ci sia stata, anche se poi me la sono fatta scappare come il peggiore degli sciocchi.
Dio: Del resto i miei doni più grandi si accompagnano sempre a dolori altrettanto grandi. È la legge della compensazione. Non credere che non  mi renda conto di quanta forza di volontà ti ci è voluta per venir fuori da certe cose che solo voi umani… ma già, quella non ti è mai mancata.
Il fatto è che c’è questa faccenda che non mi va giù, quella che accennavo all’inizio… sai, insomma, voglio dire, l’uovo…
R.: (Riprendendo l’aria contrita e sbarazzina) l’uovo, già, non l’ho lasciato cuocere abbastanza… in altre parole, avrei dovuto aspettare che venisse a prendermi, questo avrebbe reso le cose più semplici, voi dite?
Dio: Non che tu abbia mai amato particolarmente le cose semplici, ma insomma, con questo mi hai messo davvero in imbarazzo. La gente dopotutto ti guardava per capire da dove ti veniva tutta questa gioia di vivere, questa energia insopprimibile, questa voglia continua di rimetterti a fare cose nuove… Io ti ci avevo mandato ben per quello laggiù, in quello che in origine chiamavi un buco d’inferno, e a cui poi ti sei affezionato non poco. E non ti avevo dato una vita tutta rose e fiori, certo, meglio di tanti altri, magari, un talento che tu hai saputo usare più che bene, ma… Adesso spiegami come potrei mostrarmi indulgente su un atto che così tanti esseri umani considerano come un peccato grave, imperdonabile. Avresti dovuto avere un po’ di pazienza, sopportare, accettare la sofferenza che la vita aveva deciso di riservarti.
R.: Forse avrei dovuto, Signore, ma quale bene ne sarebbe venuto? Quale senso avrebbe avuto, e per chi?
Dio: Non tutto deve necessariamente avere un senso. Avresti rispettato di più la morale corrente, non sai quanto ti hanno criticato, no, già, non puoi saperlo, ti hanno criticato da morto e tu eri già qui…
R.: Già, signore, questa però è un’abitudine che conoscevo bene, dei morti si fanno gli elogi funebri prima e durante il funerale, poi si comincia a distruggerli. Ma non me ne preoccuperei troppo, se fossi in voi. (Ridacchia): non pensavate davvero che avrei preso una decisione basandomi sulla morale corrente, vero?
Dio: No, in effetti non lo pensavo. Ma questi sono gli insegnamenti di millenni… che dico, di centinaia di migliaia di anni… tanto per me conta poco, centomila anni più o meno, ma per voi sono cose consolidate dalla storia, dite così, no? la rassegnazione, il sacrificio, la sottomissione al dolore…
R.: Sottomissione, che brutta parola Signore, non trovate? Mi pare che Shazbat, per dire, abbia un suono molto migliore, anche se non dovrei essere io a dirlo. Ma vedete, se fosse servito a qualcosa o a qualcuno, non mi sarei tirato indietro, ma che ve ne sareste fatto voi, di un relitto umano, perdonatemi la franchezza? Lo so che per voi non sarebbe stato un problema, non è stata un problema nemmeno la cenere, voglio dire. Ma quei due o tre o anche quattro o cinque anni in più che cosa avrebbero portato se non dolore per chi mi amava e curiosità morbosa per gli altri? Credo di aver fatto la mia parte, vostra grass.. ehm… Signore, fino a che c’era qualcosa da dare. La mia distruzione fisica non volevo darla in pasto a nessuno, potete capirlo? Ho usato quel talento che avete voluto concedermi per alleggerire la vita a un po’ di persone…
Dio: Non mi fare troppo il modesto, adesso, lo so che vantarti non è mai stata una caratteristica e non credere che non lo apprezzi, ne vedo già troppi che sgomitano e si spintonano per mettere in mostra le loro qualità… ma sai che mi divertivo persino io? Non me ne ero neanche reso conto di quale profondità e rapidità di pensiero ti avessi dato (sogghignando e facendo la voce di Pecos Bill): la mente più veloce del west…
Tutto questo va bene, ma adesso spiegami un po’ cosa dovrei farne di te. Sei un problema, lo sei sempre stato.
R.: (con la voce di Mork) lo so, signore, che rappresento un problema. Sospiro profondo…
Dio: Sei la mia spina nel fianco, tu diresti a pain in the ass, questa però è meglio che non la traduca, ché anche il tuo linguaggio non è mai stato quello di un cherubino…
R.: Signore, davvero state dicendo che chiedete a me un consiglio su quello che dovreste fare di me? Ma poi Signore, la morte non l’avete inventata voi? Mi sono sempre chiesto, cosa c’è che non va nella morte? Che cosa la rende un male assoluto, da cui solo un pazzo non vorrebbe fuggire? Voi lo sapete che io un po’ pazzo lo sono sempre stato, ma della morte ho avuto molta meno paura da quando ho smesso di aver paura di vivere. Quello che ho avuto è stato così bello, che la morte era un piccolo prezzo da pagare, non credete?
Dio: Ah, se non lo sai tu…
R.: Non dico che sia stato proprio come bere un bicchier d’acqua, questo no, e la cosa peggiore è stata lasciare indietro tutte quelle persone che mi sono care molto più di me stesso… mi sarebbe piaciuto potermi nascondere da qualche parte, dietro una nuvola ad esempio, o su qualche pianeta sperduto, veder nascere e crescere i miei nipoti, sapere se le nuove invenzioni saranno usate un po’ meglio di quelle vecchie, per quanto daranno ancora Beautiful in tv… cose così, capite. Ma lo sapevo che non era possibile. Le cose veramente preziose sono quelle che hanno una durata limitata nel tempo.
Dio: Ho la tentazione di farti fare almeno un certo periodo di purgatorio, mica per altro, ma se ti tengo troppo qui finisci per convincermi che in realtà mi chiamo Exidor e che l’unica vera fede (per il momento) è l’adorazione di Michael Jordan.
R.: L’ho sempre pensato, Signore.
(i due se ne vanno insieme, da immaginarie pareti si vedono spuntare dei libri, R. si sofferma brevemente, con un sorriso un po’ nostalgico ma luminoso, a guardare un paio di volumi che sembrano quasi venirgli incontro, le opere complete di Shakespeare, il Piccolo Principe, le poesie di Walt Whitman… subito dopo i due si vedono seduti di spalle in prima fila ad un concerto. Sul palco appare Mozart che suona il pianoforte e un cartellone che annuncia, a seguire, i concerti di Beethoven, Elvis e molti altri nomi, troppi per citarli tutti).

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31 Pensieri su &Idquo;Dialogo con Dio, scherzoso ma non troppo, andante moderato

  1. Ti abbraccio tantissimo, penso che scriverlo ti sia costato molto in termini di lacrime, risate e forse anche un po’ di pudore nel raccontarci chi ami così tanto. Di questo ti ringrazio, è bellissimo.

    • Mela, potremmo essere sorelle, noi due 🙂
      L’altra notte mi sono svegliata e non riuscivo più a dormire. Mi sono alzata e ho scritto questo di getto, erano le 4 del mattino. Ieri ho scritto solo il finale e aggiustato qualcosa. Che devo dirti, mi sembra sempre più evidente che quando scrivo di lui parlo di me, e forse viceversa, non lo so. In un certo senso è come se non l’avessi scritto io, o magari l’avessi scritto in una sorta di trance (però ero perfettamente sveglia). In un altro è come se fosse una delle cose più “mie” in assoluto.
      Il buffo è che ieri a parte la fatica momentanea nell’alzarmi sono stata benissimo, non ho sentito per niente la fatica e mi è pure passato il rafffreddore. Come se invece che indebolirmi, questa notte passata mezza in bianco mi avesse rafforzato. Sorrisi e commozione sono diventati l’essenza di tutto, in ogni parte della mia vita.
      Un abbraccio che ti restituisco davvero con tutto il cuore

  2. Io sono troppo gnurant per seguirti e fare commenti adeguati, e farò il mio solito off-topic riprendendo il discorso che abbiamo fatto qui e là io e te: i distillati… ma non voglio parlar di loro, bensì di quel che ci siamo detti al proposito della letteratura, quella con la L, i classici, non intesi in senso “classico”, ma come tutti gli autori che diventano immortali. Tutti accomunati da un sottile file rouge: la vita. Tutto ciò che è universale, l’amore, i figli, la passione, la morte, e DIO. Ecco, tu hai creato un pezzo che potrebbe resistere agli strali del tempo…
    Baci

    • No, senti, adesso basta co’ ‘sta storia del gnurant che non lo sei e io poi aspetto sempre i tuoi commenti proprio perché difficilmente sono scontati e vanno sempre a toccare dei punti importanti o danno delle letture diverse ecc.
      Poi io penso che i temi che dici tu non siano comuni solo ai classici e la differenza sta più che altro in come si trattano, mi hai fatto un grande complimento di cui ti ringrazio tanto e sappi che pensavo di inserirlo nel libro questo pezzo, se lo faccio tu sentiti in parte responsabile 😀

      • No, frena, io per classici non intendo gli autori del periodo classico, come sarebbe logico presumere che io facessi, ma intendo gli immortali. Per dire, per me Marquez è un classico, benché sia contemporaneo… io dico che quel di cui parlavamo, quel “quid” che manco sappiamo bene definire, è la ragione del successo che va oltre le classifiche, oltre l’onda del momento, la moda, o il marketing dell’editore. Un buon lancio può far vendere milioni di copie, magari anche un distillato può, chissà, far vendere, ma il tempo, quello tosto, quello che passano duecento anni, il Wilde di turno, onestamente, lo sceglie il tempo, non l’editore, nè il lettore…

      • Sì, anch’io avevo inteso in quel senso. Pensa che io considero Harry Potter un classico della letteratura per ragazzi… Quello che mi ha inorgoglito (ma non so se poi invece tu olevi dire un’altra cosa) è che appunto, mi sembrava che tu volessi dire che il mio scritto ti sembrava contere qualcosa di “importante” al di là del fatto che possa vendere 500 000 copie (che non è che mi farebbe schifo ma vorrei anche che poi qualcosa restasse in chi legge, ecco). Poi lo so che di solito quel quid è inafferrabile ma è un grande complimento (se ho capito bene, sempre) se tu hai anche solo pensato che “potrebbe” esserci.

      • Sì, capito benissimo. Penso che vi sia quel “quid” che non so dire cosa sia. E non è solo perché uno dei dialoganti è Dio, ma anche quel che traspare, l’atmosfera che riempie l’aria tra loro. Poi ti volevo chiedere, siccome ho pessima memoria, la frase dell’iperspazio mi pare di averla già letta, non so se qui stesso o altrove. MI sbaglio?

      • Non hai una memoria così pessima come dici sempre 🙂
        Sì, l’ho citata ultimamente qui: https://intempestivoviandante.wordpress.com/2015/12/16/scegliere-il-tempo/ e indirettamente, parecchio tempo fa, in questa poesia che però forse non avevi letto https://intempestivoviandante.wordpress.com/2014/10/07/lassurdita-delle-distanze/
        La amo molto perché la considero uno degli esempi rappresentativi di quella capacità di non prendere mai niente per scontato e con pochissime parole mettere in discussione concetti considerati in genere “ovvi”, indiscutibili. Nulla è “normale”, nulla “dovrebbe” esserlo, per lo meno… 🙂
        E grazie ancora

      • La cosa bella è proprio quando si vanno a toccare corde personali e universali al tempo stesso, si racconta di qualcuno in particolare e però le cose che riguardano quella persona (alcune, se non altro, non le stesse per tutti) possono sicuramente riguardare da vicino anche altri, far scattare un “riconoscimento” profondo, una vicinanza di sentire. E’ questo che io cerco scrivendo (e leggendo), quella identificazione col protagonista di una storia, diciamo, che di solito è quella che ci fa amare i libri, ad esempio. Per cui se tu ti hai provato in qualche modo questo senso di “identificazione” è una cosa preziosissima per me 🙂

  3. Ce lo vedo, R. a parlare alla pari persino col creatore 🙂 la trovo una cosa persino credibile, anzi, mi ricorda quasi Al di là dei sogni, film che ho amato tantissimo e che per ovvi motivi ho ancora difficoltà serie a guardare di nuovo.

    • Già 🙂
      Ho preso molto da Mork e Mindy ma anche proprio da “Al di là dei Sogni’ e più ancora dalle interviste che gli avevano fatto all’epoca e in cui parlava (tra l’altro) della sua idea di paradiso (compreso il desiderio che ci fossero posti in prima fila per i concerti di Mozart e Beethoven e Elvis…).
      Questo per la parte razionale. Per la parte irrazionale posso dirti che mi sono svegliata alle 4 del mattino con l’intero testo già in mente e l’assoluta urgenza di scriverlo… e non aggiungo altro.
      Io sto guardando tutti i suoi film per le recensioni che faccio qui, alcuni li sto scoprendo, la maggior parte ovviamente li avevo già visti. C’è sempre un momento difficile, e non è sempre legato all’argomento morte (che è presente in tutti o quasi tutti, perché ci sono sempre stati tutti gli aspetti di quella vita che lui ha vissuto e osservato e raccontato con sguardo acuto e un cuore grande, che raramente vanno insieme, tra l’altro). Lui riesce sempre, è sempre riuscito a farmi ridere come nessun altro. E ancora adesso per me è una forma di rispetto. A volte rido fino alle lacrime, nel vero senso della parola. Anche gli spettacoli… nella “stand-up comedy”, fatti da solo sul palcoscenico di un teatro, io lo adoro. E’ una forza della natura, un uragano gentile, e io ho imparato… ho imparato che se voglio tenermi le emozioni che mi suscita (e voglio, con tutto il cuore), devo accettarle tutte. A volte mi sembra di farmi male, e poi però passa, e resta questa cosa bellissima che è il rispecchiarmi in quel suo modo incredibile di guardare le cose, a cui non sarei mai capace di rinunciare…
      Scusa mi sono fatta un po’ prendere, ma è sempre così con lui 🙂

  4. Pingback: #Un terno per Ferragosto | intempestivoviandante's Blog

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