Di parole e di cose

Che poi, sono solo parole.

Tutto esiste indipendentemente da esse, questo è certo. Non si può dire che non vi sarebbero le stagioni e il tempo, la paura e il coraggio, la libertà e la schiavitù, i pianeti e le stelle, il dolore e l’allegria, la vita stessa, se non sapessimo dare un nome a tutte queste cose. Che poi i nomi cambino a seconda del luogo in cui siamo cresciuti, e che anche lo stesso nome prenda di solito significati del tutto dissimili per ciascuno di noi, questo è un altro paio di maniche.

Eppure é altrettanto vero che le parole costruiscono, mutano i contorni, ingarbugliano le forme, come gli operai di un restauro buttano giù muri e ne alzano di diversi, creano prospettive inattese per poi rivoluzionarle ancora.

Si vive, ci si stupisce, si prova ogni gamma di emozioni da ben prima che il genere umano imparasse a comunicarle con la voce, non parliamo poi della scrittura. Tuttavia, quanto sarebbero diverse le cose, senza le parole?

Prendiamo l’amore.  L’amore è prima di tutto nello sguardo, nel corpo, poi probabilmente nella mente, in quella parte del cervello che noi da sempre, forse semplificando o forse no, chiamiamo cuore. Perché anche se è dal cervello che parte tutto, è nei muscoli e nella carne che lo sentiamo. E’ con le parole però che possiamo modificarne i confini, confonderli, scavalcarli o cancellarli addirittura, arrivando fino al cielo.

Sono le parole che possono penetrare nella nostra anima e scompigliarla o scombussolarla, se non addirittura sconvolgerla, o al contrario rendere tutto più limpido. Sono il coltello che taglia sotto la pelle oppure la resina con cui medichiamo le ferite quando qualcuno incide la nostra corteccia, giungendo fino alle profondità del tronco. Chissà da quale strano miscuglio composito di cellule è venuto tutto questo bisogno di interrogarsi, di quale amalgama sono fatte le nostre domande? Perché credo siano le domande che hanno dato origine alle parole. Le domande e la memoria, perché il presente, il soddisfacimento dei bisogni primari e immediati, non ha bisogno di parole, dopotutto. Sono il passato e il futuro a richiederle, i ricordi, i desideri. Una necessità di andare più in là, oltre il concreto, il pratico, l’essenziale. Impadronirsi di quello che è superfluo per la sopravvivenza, ma proprio per questo, più vitale di ogni altra cosa.

Mi pare a volte che le parole siano esseri complessi, fatti in parte dei nostri pensieri e in parte dei loro, con una vita emotiva propria che s’interseca con la nostra, in rapporto sempre vicinissimo, intimo senz’altro, ma mai del tutto coincidente.

Quando trasformiamo un sentimento in parole, sia per scriverne o per parlarne o anche solo per pensarlo, mettiamo sempre in moto una relazione che, come tutte le relazioni, aggiunge e toglie, altera l’uno e le altre, possono essere solo ritocchi o correzioni più profonde, ma ci toccano comunque, e non ne usciremo mai gli stessi di prima. Così è possibile scegliere di sradicare un sentimento da noi stessi, o al contrario di ingrandirlo, ampliarlo in ogni direzione, dargli sostanza, persino. Come una pianta, senza cure avvizzisce e muore. Del resto non sempre questo è un male, ci sono piante parassite che si avvolgono intorno ad altre e le prosciugano, le soffocano fino a ucciderle. Ma molte, la maggior parte, sono piante belle, profumate, rigogliose che danno piacere alla vista; e poi ce ne sono altre ancora, fiori rarissimi, che danno molto più di quel che prendono, sicché quanto più questi germogliano, tanto più saremo noi a sentire nuovo vigore e una ricchezza di rami e colori, come se la loro linfa vitale scorresse nelle nostre vene. E per quanto utili siano i gesti e le azioni, forse solo le parole permettono a questa meravigliosa fotosintesi, questa vicendevole reazione chimica che fa della forza dell’uno il nutrimento dell’altro, della luce di uno la bellezza dell’altro, di compiersi davvero in tutta la sua pienezza.

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18 Pensieri su &Idquo;Di parole e di cose

  1. Esistono piante con radici aeree, necessitano solo di aria, luce e qualche minuscola goccia di acqua per sopravvivere.
    Forse anche noi siamo come quelle piante, le parole, il tessuto invisibile che ci circonda, fatto di vocali e consonanti legate tra loro in un’alchimia di suoni, ci fornisce il nutrimento senza il quale appassiamo. Siamo forse fatti della stessa materia dei sogni, siamo sicuramente la risultante delle parole che abbiamo composto e di tutte quelle che ancora dovremo dire.
    Insuperabile Alex :-*

  2. Uh qui tanto da dire… primo di tutto, che i fiori rarissimi è verissimo che si trovano, guarda caso proprio in questo post ne ho trovati un campo intero in fiore nonostante sia pieno inverno.

    E poi la parola, eh, la parola ci distingue, ci fa progredire, e che i sentimenti nascano nella carne come dici tu, lo diceva anche Whitman, la sua poetica in fondo questo ci voleva insegnare. Non credo sia un caso se si definiva il poeta del corpo, e scommetto che tu marpionazza pensavi proprio a lui mentre scrivevi.

    Quanto ai bisogni primari, beh, io non lo sapevo e fino a qualche tempo fa avrei detto pure io che i bisogni primari non necessitano di parole, ma sai cosa ho scoperto leggendo Maslow (Motivazione e Responsabilità)? Che i bisogni cognitivi sono primari! Beh quasi, nella gerarchia vengono subito dopo fame e sete. Ma anche affianco a questi due, c’è gente che ha fame eppure non smette di esser curiosa, di interrogarsi sul mondo. Ebbene, tornando a Whitman che la sapeva lunga e sapeva che siamo tutt’uno, cervello, cuore, fegato e carne, siamo UN organismo, non un puzzle di organi, tornando a lui, forse, leggere te oggi è stato importante quanto mangiare. Forse di più, visto che dovrei fare digiuno dopo le feste 😀

    • Caspita che commento anche qui, è che da computer fisso non so fare la faccina che arrossisce ma fai conto di vederla, ecco… Sì, Whitman, Neruda, i miei poeti preferiti “cantano” sempre di cose molto terrene e carnali, per così dire, legate appunto al corpo, alla terra, al mondo se vuoi ma un mondo molto “concreto”.
      Che i bisogni cognitivi seguano immediatamente o affianchino quelli primari mi stupisce poco devo dire 🙂
      Io pensavo ai primissimi ominidi, o anche alla comunicazione tra animali, per dire, cibo, difesa, paura, protezione, affetto sono sicuramente concetti che in qualche modo si esprimono anche senza parole, però le parole manifestano secondo me proprio questa esigenza e (quindi) capacità di andare appunto più in là di così. Nel bene e nel male se vuoi, perché poi la complessità forse è anche la causa del nostro saper essere più crudeli, di una crudeltà “ragionata”. Però le parole ci danno davvero secondo me la capacità di costruire e modificare il nostro mondo, e se le scegliamo e le usiamo bene possono portarci molto lontano nella strada non dico per la felicità, ma certo per una vita più “densa”.

  3. Parole parole parole… Come faceva quella canzone?
    Alle parole però bisogna far sempre seguire i fatti, altrimenti rimangono appunto solo parole appese.
    Se ci pensi i nostri 5 sensi,a cui io personalmente dò un’importanza grandissima, sono i precursori delle parole. Pensa a quando si descrive un tramonto, oppure un dolce, o anche una musica o una carezza o un profumo…

    • Sì… le parole senza i fatti non bastano ma secondo me neanche i fatti senza le parole. i 5 sensi, sono d’accordo con te, “precedono” le parole, ma non è un caso che gli esseri umani abbiano sentito l’esigenza di inventarle e perfezionarle, fin dai tempi più antichi e in qualunque luogo. Un tramonto, un dolce, una musica, poi, ancor di più. o anche una carezza o un profumo esisterebbero lo stesso ma non potrebbero essere “pensati” e soprattutto condivisi, senza le parole, non diventerebbero “esperienza” e poi “esperienza comune” e “esperienza raccontata”. Ecco, il racconto per me è indispensabile alla vita. In altri tempi e luoghi avrei fatto la cantastorie… 😀

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