IL BOSCO – PARTE II Capitolo III – II

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II

Matteo era stato incerto per molti giorni, domandandosi tormentosamente se faceva bene a parlare con Andrea delle sue perplessità. L’intrusione nella sfera privata altrui era qualcosa che solitamente rifuggiva come la peste. Eppure…
Non sono fatti tuoi, gli diceva una voce. Sì, rispondeva un’altra voce, ma lui è il tuo migliore amico e sta facendo uno sbaglio, è evidente che è uno sbaglio. Ma come puoi sapere che è uno sbaglio? Incalzava la prima voce. Ma non sarà che sotto sotto la verità è che non gli parli perché ti fa molto comodo che lui se ne vada fuori dai piedi con la bella Barbara…? Fu quest’ultima voce a convincerlo che parlargli era la cosa giusta da fare.
– Non avrei mai pensato che potessi essere attratto da una ragazza come quella – osservò prendendolo in disparte, un giorno che lei se ne era appena andata, ancheggiando, la gonna semitrasparente dai colori zingareschi che frusciava al vento, dopo aver debitamente raccolto gli sguardi ammirati di tutti gli uomini presenti e quelli un po’ risentiti delle ragazze.
– Cosa vuoi dire? – Chiese Andrea in tono bellicoso.
– Non saltare su come una molla, non intendo niente di male. E’ che mi sembri l’ultima persona che potrebbe restare affascinata da un bel corpo e da una testolina vuota.
– Barbara non è certo una stupida – ribatté Andrea, punto sul vivo.
– Non dico che lo sia, ma certo non mi sembra che abbia nessun interesse né per i libri, né per le discussioni che a te invece piacciono tanto, né per la politica o il teatro, o il cinema… Io non credo che…
– Anche se tu puoi pensare il contrario, libri, discussioni filosofiche e politica non sono tutto nella vita. Che cosa c’è di male ad avere interessi diversi?
– Niente. Solo che qualcosa in comune secondo me bisognerebbe averlo, mentre voi siete opposti in tutto quello che conta. Francamente non ti ci vedo a vivere in una lussuosa residenza londinese tra balli, serate mondane e negozi di vestiti.
Andrea sorrise.
– Non suona poi così male. Che c’è che non va nel desiderare una bella casa e dei bei vestiti, non li vuoi anche tu?
– Io forse sì, ma non sono così convinto per quanto ti riguarda. Sono sempre stato io quello più conformista, me lo dicevi sempre. E comunque anche io avrei qualche difficoltà a vivere solo per quello – insistette Matteo, testardamente. Aveva l’idea che Andrea non capisse perché non voleva capire, che avesse volutamente chiuso gli occhi di fronte a cose che sapeva benissimo ma che in quel momento voleva dimenticare. E c’era in lui una inquietudine che non sapeva ben spiegarsi. Quel bisogno che Barbara aveva di piacere a tutti i costi sembrava diventare quasi ossessivo, a volte, ma magari era solo un carattere un po’ insicuro.
– Lo sai che detesto entrare così nella vita delle persone – disse soltanto – ma ho una sensazione che non so dirti… da un lato credo che Barbara stia cercando un uomo del tutto diverso da come sei tu, e un tipo di vita che tu non sei assolutamente in grado di darle, che è lontanissimo dal tuo carattere. Puoi dire quello che vuoi, ma io proprio non ci credo che tu sia fatto per una tranquilla vita borghese. E dall’altra parte…
– Dall’altra parte…? – incalzò Andrea.
– No, niente, non importa, pensavo a una cosa ma probabilmente mi sbaglio.
– Forse nemmeno io avrei pensato di innamorarmi di una ragazza come Barbara, ma è successo. Chissà, magari ho semplicemente bisogno di tranquillità, di smettere di mettermi sempre così in gioco per tutto, forse quello che voglio davvero è sedermi in poltrona e lasciare che le cose succedano e non fare assolutamente niente per modificarle.
Al contrario, Matteo pensò con un senso di profonda tristezza che quello non era affatto l’Andrea che lui ben conosceva da sempre. Era stato il primo a metterli in guardia contro le verità assolute, che venissero dalla Cina o da Mosca, da Cuba o da Washington, da Israele o dalla Palestina (“la libertà è impossibile quando si cercano nemici”). Ma era stato anche l’ultimo ad arrendersi, sempre al fianco degli operai per parlare di sicurezza e di salute nelle fabbriche, dei portuali che scioperavano per Lumumba e per il Vietnam o per gli ultimi condannati a morte della resistenza antifranchista in Spagna, delle donne che avevano battagliato vittoriosamente per il divorzio, dei cattolici eterodossi delle comunità del centro storico. Aveva volato da una iniziativa all’altra come una Primula Rossa della dissidenza, senza mai legarsi a un gruppo, senza mai lasciarsi rinchiudere in un dogma, senza mai, neppure una volta, prendere in mano nessun’altra arma che i libri e la sua testa ostinata e balzana. Ma nemmeno il suo entusiasmo caldo e generoso era inesauribile. La rabbia era pur sempre più facile dei sogni, e la perdita dell’immaginazione era il prezzo delle gogne, delle vendette, delle macchine incendiate che di recente si susseguivano nelle cronache dei giornali con inquietante frequenza. Dalla banalità alla ferocia il passo è breve, gli aveva detto Andrea un giorno. Quel settembre aveva visto la sua faccia dopo il colpo di Stato in Cile, la morte di Allende, e aveva capito che qualcosa in lui si era spezzato definitivamente.
Per la prima volta si rese conto che con tutte le sue perplessità e i suoi dubbi, in fondo aveva sempre un po’ contato su Andrea perché tirasse fuori quella briciola di coraggio che possedeva. Si vedeva già ripiegato su se stesso e sulla sua vita ordinata e senza follie, e proprio adesso che finalmente avrebbe potuto starsene in pace veniva a scoprire che la prospettiva non lo allettava poi così tanto. Quelle scorribande insensate e illogiche gli mancavano dopotutto, gli mancava il vecchio Andrea, donchisciottesco e sognatore impenitente. Ma più di ogni cosa, era convinto che Andrea stesse commettendo uno sbaglio che avrebbe potuto rovinargli la vita.
D’altra parte, sembrava quasi che le sue obiezioni lo intestardissero sempre di più, e solo per questo alla fine desistette. Per anni si sarebbe portato dietro l’ingiustificato timore, tra i tanti sensi di colpa che facevano parte della sua vita, di essere stato almeno in parte responsabile, proprio per essere andato contro la sua regola aurea di non intromettersi mai, di una brusca decisione che altrimenti, chissà, forse dopotutto non ci sarebbe mai stata.
Non erano trascorsi molti mesi infatti quando Andrea e Barbara si sposarono e in pochi giorni si trasferirono in Inghilterra, cogliendo tutti di sorpresa. Non era solo Matteo ad avere quella sensazione che si trattasse di un passo affrettato, qualcosa che somigliava molto a una fuga. Filippo, con cui ogni tanto si scrivevano ancora, era della sua stessa idea, e così pure Marisa, ma d’altra parte non c’era niente che potessero fare, se non sperare di essersi sbagliati.

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Un pensiero su &Idquo;IL BOSCO – PARTE II Capitolo III – II

  1. Un post del tuo romanzo ricco di analisi psicologiche, di svelamento dei caratteri. Nessuna azione ma molti pensieri, molte analisi sui caratteri dei personaggi. I vari ragazzi crescono, maturano ma la loro personalità rimane. Dai sogni, al limite dell’utopia della gioventù si passa alla concretezza e al compromesso dell’età adulta. Si preferisce prendere quello che la vita concede, anche se certi valori e ideali devono essere calpestati.
    Prosegue spedito questo romanzo.

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