La lettrice della domenica 4 – Harry Potter

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Con la saga di Harry Potter è stato un amore a prima vista, benché un po’ tardivo. Quel tanto di snobismo che non riesco a sconfiggere in me mi ha tenuto lontano per un po’ dal primo volume perché era un “best-seller” e quindi sospetto in quanto tale… Poi mi sono decisa a leggerlo… e non mi sono più fermata.

Harry Potter and the Sorcerer’s Stone (“Harry Potter e la Pietra Filosofale”) è deliziosissimo, una presa in giro ironica e scanzonata del sistema dei college inglesi, un libro di avventure mozzafiato, un concentrato di miti, leggende e fiabe che mescola cultura classica, folklore nordico e fantasia in un mix equilibrato, leggero e divertente senza essere superficiale. La descrizione dei personaggi, delle loro amicizie, della vita scolastica ed extra-scolastica mi pare calarsi perfettamente nelle esperienze di ragazzini di quell’età.

Tutto questo penso sia alla base del successo anche di vendite del primo e dei successivi romanzi della saga, secondo me meritatissimo. Ho letto due volte (e poi ripreso in varie fasi) tutta la serie in inglese; ho letto ai miei figli tutta la serie in italiano, e ogni tanto mi hanno chiesto di riprendere uno dei libri, interamente o in parte. Cosa che ho fatto senza stancarmi neanche quando mi richiedevano uno stesso pezzo per la decima volta…

Ma dicevamo del primo volume, qui il protagonista Harry, che vive con due zii per nulla affettuosi e un pestifero cugino, a undici anni viene improvvisamente a sapere che i suoi genitori non sono morti in un incidente d’auto, come ha sempre creduto, ma uccisi da un mago spaventoso, talmente terrificante che persino il gigantesco Hagrid, che non teme draghi e ragni giganti, ha paura a pronunciarne il nome (ma alla fine ci riesce ed è Voldemort). Questo mago è apparentemente morto nel tentativo di uccidere anche lui stesso, Harry, che invece è sopravvissuto ed è famosissimo per questo solo fatto nel mondo dei maghi. Hagrid è un sorta di custode delle chiavi/guardacaccia nel castello di Hogwarts dove, come spiega a un frastornato Harry, i maghi come lui imparano a usare i loro poteri. Dopo un primo momento di incredulità Harry si lancia con entusiasmo nella nuova vita ed entra in questa scuola, dove non tutto è rose e fiori comunque. Alle prese con diverse materie tutt’altro che semplici, tra l’ostilità di Draco Malfoy e dei suoi amici bulli e l’antipatia di alcuni professori, tra cui il famigerato Severus Snape (Piton nella versione italiana), Harry cercherà di imparare a preparare pozioni, farà amicizia con Ron ed Hermione, sperimenterà l’ebbrezza del volo e il piacere di giocare a Quidditch, e si troverà a fronteggiare un misterioso nemico deciso a rubare la pietra filosofale protetta all’interno del castello, preziosissima perché consente di preparare l’elisir di Lunga Vita.

In Harry Potter and the Chamber of Secrets (“Harry Potter e la Camera dei Segreti”) comincia ad avere un maggior ruolo il lato “dark”, benché ancora comunque relativamente blando. Qualcuno sembra aver trovato quella Camera leggendaria, della cui esistenza si dubitava ma che, secondo le voci che circolavano, conteneva orrori inenarrabili. E quando uno dopo l’altro diversi studenti di Hogwarts vengono trovati “pietrificati” in una sorta di coma, Harry e i suoi amici non possono fare a meno di indagare.

Nel terzo volume, The Prisoner of Azkaban (“Il Prigioniero di Azkaban”) Harry viene a sapere che un assassino, uno degli alleati di Voldemort, è fuggito dalla prigione di Azkaban dove sono rinchiusi i maghi che avevano a suo tempo aderito al “lato oscuro” e lo sta cercando. Apprende anche che è stato uno dei migliori amici dei suoi genitori a tradirli, consentendo a Voldemort di ucciderli, presumibilmente quello stesso evaso che ora vuole uccidere anche lui. Tra grifoni, viaggi nel tempo e lupi mannari, sempre più qui cresce la complessità della storia e dei personaggi, molti dei quali hanno diverse sfumature, luci e ombre e “crescono” nel corso della saga rivelando sempre nuovi aspetti.

Il quarto, The Goblet of Fire (“Il Calice di Fuoco”), è secondo me uno dei più belli. Harry e i suoi compagni hanno quattordici anni a questo punto, e sono alle prese con molti dei problemi dei ragazzi della loro età, in primo luogo le prime “cotte”, ma anche le prime prove davvero difficili della loro vita, rappresentate in questo caso dal “Torneo Tremaghi” (Triwizard Cup) in cui dovranno far leva su tutte le loro risorse di intelligenza e coraggio. In realtà Harry non dovrebbe partecipare essendo ancora troppo giovane, ma qualcuno ha infilato il suo nome nel calice di fuoco usato per scegliere i campioni delle tre scuole partecipanti… il ritratto della giornalista gossipara è veramente un capolavoro e mi piace molto anche il personaggio di “Malocchio” (Mad-Eye) Moody.

Segue The Order of the Phoenix (“L’Ordine della Fenice”), un altro bel capitolo, forse il migliore di tutti. Già nel precedente si cominciava a fare i conti con la perdita e la morte. Qui Harry si trova a dover organizzare una resistenza contro le interferenze che il Ministero sta mettendo in atto contro la scuola di Hogwarts per far passare sotto silenzio il ritorno di Voldemort. Harry, che ne è stato testimone, si ritrova vittima di una campagna di denigrazione e anche peggio, quando finisce nelle grinfie della professoressa Umbridge, uno dei più riusciti personaggi malvagi della letteratura, fintamente amabile, dotata di stanza colma di gattini e merletti, davvero inquietante e così abominevole da far venire la pelle d’oca.

Nel sesto anno, Harry non è più un adolescente, con le rabbie e le frustrazioni di un quindicenne, si avvia a diventare un uomo, questo volume mi pare tutto sommato di passaggio, veniamo a sapere di più sulle ragioni della forza e anche della debolezza di Voldemort, viene rivelato l’oscuro segreto degli horcrux, mentre un pericolo gravissimo incombe su Hogwarts.

Il settimo libro, la parte finale, vede la ricerca di tutti gli horcrux, la cui distruzione è l’unico modo per sconfiggere definitivamente Voldemort, e poi la battaglia decisiva contro quest’ultimo. Una battaglia che costerà molte perdite, molto dolore, anche tra i più cari amici di Harry e che lo vedrà di fronte ancora una volta a scelte difficilissime e laceranti.

Io credo che questa saga possa leggersi come un unico, grande romanzo di formazione. Dall’inizio, in cui Harry bambino si sceglie le sue figure di riferimento e dà prova di lealtà e coraggio ma in una maniera ancora un po’ impulsiva e incosciente, nel corso del tempo acquista sempre maggiore consapevolezza attraverso la difesa delle proprie idee, della propria integrità, del proprio senso dell’amicizia, ma anche attraverso la dolorosa presa di coscienza dei propri limiti, del fatto che i propri eroi sono persone umane con debolezze e difetti, il che non toglie che siano anche capaci di grandezza, e che questo vale anche per lui. La vita e la morte, la scelta tra il “giusto” e il “facile”, la difficoltà di preservare l’amicizia da gelosie, invidie e frustrazioni, la consapevolezza che le proprie azioni, anche nobili, possono portare dei rischi per altri e non solo per sé stessi, l’accettazione dell’”altro” con tutte le complessità che questo comporta, i rapporti con la politica e l’informazione. Insomma, tutto quello che comporta “diventare grandi” è tutto qui dentro. Non c’è da stupirsi che i ragazzi l’abbiano amato così tanto. Nel mio piccolo, anch’io 🙂

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31 Pensieri su &Idquo;La lettrice della domenica 4 – Harry Potter

  1. Ho amato questi libri.. E devo ammettere anche i film…
    Non so aggiungere altro rispetto a quello che hai scritto… Solo che ho amato veramente questa storia…
    Hagrid… Tra i personaggi che ho amato di più… Adorabile

    • Anche i film a me piacciono, sono fatti bene secondo me. Anche a me piaceva molto Hagrid (sai che avevano considerato Robin Williams per la parte^ Chissà cosa avrebbe tirato fuori dal suo cappello magico…), anche se i miei preferiti erano Sirius e Lupin (forse anche per l’età…:)). Anche Neville Longbottom l’ho trovato eccezionale, un persognaggio che cresce credibilmente di libro in libro, in cui un ragazzo timido e magari anche un po’ complessato e “imbranato” può riconoscersi e trovare forza nel suo superare piano piano le difficoltà, fino a diventare uno dei più fieri e determinati alleati di Harry… ma le figure di contorno sono spesso ben disegnate quanto il protagonista, secondo me

  2. Anche io ho snobbato la serie per tanti anni. Diciamo che ho fatto in tempo a leggerli tutti prima che uscisse il settimo in Italia, ma ci ho messo un po’ prima di decidermici.
    La storia è simpatica e probabilmente c’è uno sfottò continuo dedicato ai college inglesi. Purtroppo però quest’ultima parte mi sembra pesante e poi preferisco gli sfottò dei Monty Python a dirla tutta.
    La saga resta comunque affascinante. 🙂

    • Mah, lo sfottò io l’ho trovato più nel primo, negli altri sì, forse un po’ c’è ma è molto marginale. Purtroppo la prima traduzione non era forse la migliore possibile, infatti poi ne hanno anche fatta un’altra, quella di Beatrice Masini. Senza rimproverare troppo la prima traduttrice che ha dovuto far uscire i volumi in tempi brevissimi, praticamente in contemporanea a quelli inglesi, senza avere bene l’idea dello svolgimento della storia (basta pensare al povero Neville Longbottom, diventato Paciok probabilmente per un riferimento al suo carattere iniziale, ma senza poter tenere conto dell’evoluzione del personaggio dal quarto-quinto volume in poi, i nomi in generale non erano comunque facili da tradurre, in alcuni casi poteva essere indispensabile, in altri meno. Poi certo, io ormai ho la “fissa” che l’originale sia sempre un’altra cosa. La Rowling scrive veramente bene secondo me, tra le altre cose. Mi piace il suo humour britannico 🙂 Comunque concordo che forse più che la presa in giro del sistema dei college, è l’attenzione e l’affetto che dedica alla crescita dei suoi personaggi, che rende la saga più affascinante. Anche l’osservazione della società in genere non è male, però, vedi il personaggio della Umbridge e quello della giornalista impicciona o del ministro, e tutte quelle figure di contorno che rappresentano bene i vari atteggiamenti possibili, quelli che osservano con distacco e cercano di capire cosa è meglio per loro, quelli che aderiscono e poi si rendono conto dell’errore, i vigliacchetti che sanno sempre da che parte tira il vento, i cinici,gli illusi, quelli che vogliono combattere il male con le sue stesse armi, compresa la tortura, e rischiano di non essere affatto migliori di ciò che combattono… 🙂

  3. Dopo il primo, rubato a mia sorella e letto in italiano, li ho letti tutti in inglese man mano che uscivano. Non potevo sopportare l’attesa della traduzione italiana! Sono stata una lettrice della prima ora, quando non erano ancora un fenomeno di massa 🙂
    Confrontandoli con la traduzione italiana devo dire che l’originale, soprattutto per i nomi dati agli oggetti magici e ai personaggi è molto più incisivo. Comunque un bel ricordo e un giro sul Nottetempo lo farei anche ora, come pure mi piacerebbe avere un pensieve tutto per me. 😉
    Buon inizio di settimana Alex!

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