IL BOSCO – Parte II – Capitolo IV – I

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I

Elisa aveva continuato a dedicarsi ai suoi esami, come aveva fatto brillantemente nei due anni precedenti, ma la ferita ci aveva messo un po’ a rimarginarsi, nonostante l’affettuosa vicinanza dei suoi amici e le premurose attenzioni di Matteo, a cui d’altra parte si era aggrappata come a un’ancora di salvezza.
Matteo si era assunto tutto sommato volentieri il suo compito di consolatore, e sopportava con paziente tenerezza gli sbalzi d’umore della ragazza. Ormai passavano insieme quasi tutto il tempo libero, spesso con qualche altro amico ma non di rado da soli. “Mi sono quasi abituata ad averti sempre intorno”, gli aveva detto una volta Elisa. Non era certo una dichiarazione, ma era quanto di più vicino Matteo potesse sperare di ottenere da lei in quel momento. Lui lo sapeva, e aveva cominciato a sperare più di quanto avesse mai osato prima.
Del suo sogno di cambiare il mondo Elisa aveva conservato una piccola parte, quella che l’aveva fatta iscrivere a giurisprudenza con l’idea di diventare giudice – adesso che finalmente anche le donne potevano! – e di applicare nella pratica quel poco che aveva imparato e che avrebbe ancora imparato sulla durezza e sull’indulgenza, sulla responsabilità e sulle scelte obbligate e sulla complessità dell’uomo.
Fabrizio l’aveva messa in guardia, conoscendo quel suo carattere così idealista. Neanche così riuscirai a cambiare il mondo, le aveva detto. Dovrai accontentarti di fare il tuo lavoro al meglio, soffrendo le pene dell’inferno quando vedrai tornare davanti a te qualcuno che speravi non ricapitasse mai più in un tribunale, infuriandoti per ogni ingiustizia, non dormendo la notte quando non saprai cosa decidere, e ogni volta che la legge sarà in conflitto con quello in cui tu credi.
Ma non le aveva fatto cambiare idea, Né le aveva fatto cambiare idea il sequestro del giudice Sossi, anche se aveva sentito come mai prima la paura, l’angoscia. Perché, che cosa aveva trasformato il sogno di un mondo più giusto, più allegro e più creativo in un incubo, ormai in mano a persone che consideravano gli uomini come simboli, invece che come esseri di carne e sangue? E non le aveva fatto cambiare idea neanche il Giudice di De André, anche se si era fatta delle domande. Forse c’era nel cuore di tutti un nano che diventava adulto senza crescere, e chissà se lei sarebbe mai cresciuta abbastanza da decidere, se non del bene e del male, certo di una parte non secondaria della vita di qualcuno. Aveva pensato allora, curiosamente, che doveva cercare di fare il giudice senza perdere la tenerezza. Ma non aveva espresso ad alta voce questa idea guevariana, aveva detto soltanto:
– Posso solo cercare di fare il mio lavoro al meglio – aggiungendo, in un soffio appena percettibile – e sperare che basti.
Anche Matteo era poco convinto della sua scelta, in parte per le stesse ragioni di Fabrizio, in parte per motivazioni molto più personali.
– Conoscendoti, credo che passerai più tempo a lavorare che in famiglia. Per una donna è un lavoro molto impegnativo. Non hai paura di mettere in crisi la tua vita privata?
Elisa si irritava ogni volta, quando gli sentiva fare questi discorsi.
– Perché nessuno chiede mai queste cose a un uomo, quando lavora dieci ore al giorno e pensa di essere un bravo marito e un buon padre solo perché porta più soldi a casa?
Ma le idee di Matteo sui ruoli dell’uomo e della donna erano rimaste le stesse di sempre, le stesse probabilmente dei suoi genitori. Elisa aveva conosciuto sua madre, la rappresentazione vivente della perfetta donna di casa, che cucina divinamente, manda il marito in giro vestito in modo impeccabile e ha uno splendido salotto in cui non si può entrare perché si rischierebbe di sporcare i pavimenti lucidati fino a specchiarcisi dentro. Elisa sapeva che non sarebbe mai stata così, e non sapeva se Matteo, che aveva sempre l’aria di venerarla come una cosa preziosa, sarebbe riuscito vivendo con lei giorno per giorno a sopportare il suo disordine, la sua distrazione, l’attenzione che metteva solo in quello che le interessava, mentre in tutto il resto era un disastro di disorganizzazione.
Non che lo facesse proprio apposta, anzi, avrebbe anche voluto, qualche volta, trovare le sue cose senza dover girare tutti i cassetti di casa, uscire senza dimenticarsi le chiavi, il portafoglio o qualche altra cosa altrettanto importante, e anche riuscire a concentrarsi su una cosa alla volta. Qualche volta ci si arrabbiava, ma alla fine sapeva che non sarebbe mai cambiata, non ci teneva poi tanto ad essere un modello di perfezione. La sua mente era sempre in movimento, aveva sempre nella testa cinque cose contemporaneamente, e probabilmente il problema era proprio questo: mentre ne faceva una, la sua mente era già lontano, rivolta alle altre quattro che avrebbe dovuto fare dopo.
Non si era neppure resa conto che quei pensieri sul vivere con Matteo giorno per giorno, sull’essere o meno idonea al ruolo di moglie e madre si erano impossessati della sua mente con una certa naturalezza, ma implicavano un’idea pericolosa, che non aveva mai accettato prima d’allora.
Da quando aveva iniziato l’università, aveva preso in affitto una stanza con altre due studentesse e ci si trovava bene, ma appunto, dover fare da sé quello che in gran parte prima si trovava già fatto le pesava parecchio.
Anche questo desiderio di indipendenza non era stato visto benissimo da Matteo, che aveva in diverse occasioni cercato di dissuaderla.
– Ma non ti trovi bene con i tuoi? – Le aveva chiesto più di una volta.
– Mi trovo benissimo, e probabilmente mi mancheranno anche, ma ho bisogno di stare per conto mio, di provare cosa vuol dire vivere da sola, senza avere sempre la pappa fatta. – rispondeva lei E comunque sapeva bene che se si fosse stancata, la porta di casa l’avrebbe trovata sempre aperta, come gli aveva fatto osservare, senza riuscire a convincerlo del tutto.
Un giorno, dopo un’ennesima discussione sull’argomento del lavoro, quando Elisa ribadì quanto era importante per lei, Matteo sbottò all’improvviso:
– Sai bene che se mi sposassi non ne avresti bisogno. Voglio dire, io farei in modo da guadagnare abbastanza per tutti e due. Vorrei sapere cosa hai intenzione di fare, non so se è solo per i tuoi studi, il tuo lavoro, oppure se non potrai mai considerarmi niente più che un amico.
Elisa non rispose subito. Matteo non aveva mai parlato di matrimonio, e lei aveva rimandato ogni più profonda riflessione su quella loro amicizia così stretta. Ma gli voleva molto bene. Come si sarebbe sentita se lui fosse all’improvviso scomparso dalla sua vita? Non c’erano dubbi che le sarebbe mancato molto, ma bastava questo? A dire la verità era quasi certa di non amarlo, per quanto affetto provasse nei suoi confronti, ma non si sentiva più sicura di niente.
Ne aveva parlato una volta con Gianna, e l’amica aveva espresso quella che sembrava essere un’idea piuttosto diffusa:
– Secondo me confondi l’amore con l’attrazione fisica. La passione non può che finire, non è per questo che tutti gli scrittori fanno sempre morire i grandi amanti dei loro romanzi e delle loro poesie? Cosa penseresti se Anna Karenina dopo aver sposato il suo amante si mettesse a protestare perché il marito non l’aiuta nei lavori di casa? E cosa succederebbe a Rossella O ‘Hara se Rhett si mettesse a contarle i soldi per la spesa? Oppure non so, potresti amare appassionatamente un Kirk Douglas con la pancetta, stravaccato sul divano a leggere il giornale? Però voglio dire, la vita di coppia è fatta anche di queste cose. Credo che l’affetto e la tenerezza possano durare molto di più della passione.
Elisa era rimasta a lungo a riflettere su quelle parole. Stava cercando ancora il principe azzurro? Beh, sicuramente esiste anche il sesso senza amore, si era detta, ma si può amare qualcuno che quando lo hai vicino non ti fa venire nessuna voglia di baciarlo e di toccarlo?
– Io… non lo so – disse infine a Matteo. – Può darsi che un giorno ti sposerò, ma devi aspettare. Io ti voglio molto bene, questo sì. Pensi che possa bastarti, per ora?
Matteo sorrise.
– Per ora – disse.

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12 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – Parte II – Capitolo IV – I

  1. Pensieri, quelli di Elisa, che allora affioravano timidamente e che oggi qualcuno sorride, perché la parità esiste ed è conclamata. Sarà vero? Io dubito, perché il modo di pensare di Matteo è duro da sradicare. Gianna parla con saggezza. L’amore non è passione o attrazione fisica, E’ qualcosa di più profondo: rispetto, rinuncia di parte di se stessi, essere forti di fronte alle difficoltà. Elisa e Matteo sono pronti? Da quanto leggo, credo di no.
    Prosegue bene il romanzo.

    • Sono d’accordo con te, sui tuoi dubbi. Matteo è un personaggio che mi è piuttosto simpatico, ma è un po’ rigidino, diciamo. Gianna parla con saggezza e quello che tu dici dell’amore è vero ma l’amore non è neanche saggezza, anzi, direi che un po’ di follia in genere ci vorrebbe, specialmente all’inizio. Ma a volte dietro una scelta ci sono altre motivazioni di cui non si è neppure del tutto consci, al momento…
      Grazie, buona serata, e a venerdì con la puntata successiva! 🙂

      • Per me l’amore è irrazionale, istintivo. Però si deve comprendere se può stare in piedi oppure no, ascoltando chi osserva dall’esterno. Gianna è proprio il personaggio che incarna questo ruolo.
        A presto

  2. Ma che bello!
    Che piacere leggerti!
    Finalmente una STORIA italiana con fabula ed intreccio, personaggi,luoghi e tempi, e situazioni in cui immedesimarsi.
    Da tempo non leggevo cose del genere di uno scrittore italiano…
    Mi hai ricordato Brunella Gasperini, o qualche cosa Di Gina Lagorio, con in più però un contesto sociale e storico ben delineato.
    Ma che brava!
    Discorso lungo: buona giornata

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