IL BOSCO – PARTE II – Capitolo IV – II

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II

– Accidenti a questa procedura che non vuole entrarmi in testa – si lamentò Elisa, al telefono con Matteo, un pomeriggio.
– Andiamo a fare una passeggiata – propose Matteo, e Elisa accettò, tanto sapeva che quando girava così non c’era verso di cavare un ragno da un buco.
Camminarono e camminarono ancora. Il forte Richelieu li guardava beffardo , apparentemente vicino, sempre appena un altro colle più in là, come un miraggio. Ma non importava. Non era necessario raggiungerlo. Bastava andare avanti, fino a che ne avessero avuto voglia. Matteo prese per lei qualche non-ti-scordar-di-me.
– Così non mi dimentichi – le disse.
Risero entrambi. Risero come si ride quando ci si innamora per la prima volta, senza ragione e senza confini. Quella risata li avrebbe accompagnati per un lungo tratto del loro cammino, perché il dolore di perdersi non fosse mai più grande dello stupore di essersi avuti, e perché la rabbia di ogni possibile fallimento lasciasse il posto alla malinconia dolce della perdita di qualcosa che si è stati pur sempre capaci di tenere con sé per un tempo lungo abbastanza da renderlo vivo.
– Non ti dimentico comunque, lo sai – disse Elisa, adesso tornata seria.
Allora, per la prima volta in tutti quegli anni, Matteo la baciò. Un bacio fuggevole e quasi casto, ma comunque pur sempre un bacio, e Elisa si accorse che non le dispiaceva affatto. Così gli si aggrappò al collo, e gli diede quella che era la sua idea di un bacio, niente affatto casto e tanto meno fuggevole.
– Spero di non averti offeso, Elisa. Non so se avrei dovuto baciarti, ma eri così bella…
Elisa scoppiò a ridere di nuovo.
– Sei proprio incorreggibile, Matteo, sempre così gentiluomo, anche quando non ce n’è proprio bisogno. Non ti preoccupare, non mi sono offesa per niente, anzi, a costo di sembrarti sfacciata ti dirò che l’ho trovato proprio piacevole, per cui spero proprio che mi bacerai ancora. A dire la verità credevo che te ne fossi accorto.
Lui sorrise, ma era in imbarazzo, e Elisa non poté mai fare a meno di provare, accanto alla tenerezza, un senso di irritazione. Possibile che dovesse essere sempre così rigido?
– Ti riporto a casa, si sarà fatto tardi – disse lui.
Quando arrivarono, Matteo l’accompagnò su come d’abitudine. Ormai conosceva anche le sue compagne di appartamento e spesso si fermava a fare quattro chiacchiere. Quella sera, però, era tutto buio, e Elisa vide quasi subito il bigliettino attaccato al frigorifero in cui l’avvertivano che erano andate fuori con degli amici e avrebbero fatto tardi.
– Allora io vado – disse Matteo.
– Beh, ormai che ci sei, fermati almeno a bere qualcosa.
– D’accordo, solo un momento – acconsentì lui, quasi a malincuore.
– Hai così paura di restare solo con me? Non credo di poter essere considerata una mangia-uomini.
– No, ma io ti amo troppo, Elisa, e restare solo con te è una tentazione troppo forte.
A questa dichiarazione così insolitamente appassionata, Elisa sentì qualcosa di nuovo. Forse a darle quel brivido lungo la schiena era stata solo la gioia di vedere che quando voleva poteva essere anche un po’ meno pacato e razionale. Certo è che a quel punto cominciò la sua opera di seduzione, anche se, forse, rendendosene conto solo a metà. All’inizio era solo un gioco, un gioco un po’ crudele, forse, per un uomo tanto innamorato e di principi così saldi, ma lei stessa ne era rimasta presa. Le era venuto spontaneo accoccolarsi tra le sue braccia, e poi, essendogli così vicino, le prime carezze erano state del tutto naturali.
Forse a quel punto aveva cominciato a capire dove questo l’avrebbe condotta. Cosa sto facendo? si chiese, ma subito dopo si abbandonò, mentre lui cominciava a slacciarle la camicetta e sfiorarle il seno. Anche lui se lo chiese, per un attimo, ma lei era troppo desiderabile, con quegli atteggiamenti a metà ingenui, a metà istintivamente sensuali. Quando cominciò a sfilarle la gonna, lei lo aiutò. In fondo era quello che voleva.
All’ultimo momento, però, chissà perché, le mancò il coraggio di spogliarlo a sua volta. La timidezza la prendeva in strani momenti. Fu lui a farlo, con movimenti insolitamente decisi e rapidi, e poi la raggiunse sul letto. Lei era rimasta in silenzio a guardarlo, aspettando, mentre il timore prendeva in parte il posto di quella incosciente spudoratezza di poco prima. Cosa sarebbe accaduto adesso? Come sarebbe stato?
Nessuno dei due riusciva più ad essere del tutto sciolto, per Elisa era la prima volta, e aveva paura di non muoversi come avrebbe dovuto, aveva paura del dolore, paura di non essere all’altezza, mille paure che si sovrapponevano, mentre lui… Beh, Matteo era sempre Matteo, il dolce, tenero Matteo che sembrava sempre chiedere scusa per tutto. Era ovvio che tutto fosse troppo veloce, troppo impacciato e non certo piacevole come avevano sperato. Ma nonostante la sua difficoltà a lasciarsi andare, Matteo era un uomo sensibile e tutt’altro che sciocco, e comprese immediatamente di che cosa Elisa aveva bisogno. L’accarezzò a lungo, fino a che la sentì gemere di nuovo, e allora la prese ancora, questa volta lentamente, lasciando che si perdesse a poco a poco, sempre di più, sentendola aprirsi tra le sue braccia, fino a che si abbandonò completamente.
Fu un momento bellissimo. Elisa avrebbe finalmente forse potuto dirgli quelle parole, “ti amo”, si sentiva sommersa dalla dolcezza. Ma subito dopo, lui spezzò l’incanto.
– Mi dispiace, Elisa, non volevo… te lo avevo detto. Perché non mi hai fermato?
– Accidenti a te, Matteo, è mai possibile che tu non capisca? Abbiamo fatto l’amore e credo che sia stato bello per tutti e due. Per me sicuramente lo è stato. Di che cosa ti devi dispiacere? Se non avessi voluto, te lo avrei detto. Non ti ho fermato perché non volevo fermarti. Volevo che tu fossi esattamente come sei stato, che dimenticassi per una volta di essere un gentiluomo e perdessi la testa.
– Oh, Lily, mia piccola dolce Lily, ti amo così tanto.
– Sì, io… credo di amarti anch’io – disse Elisa, e forse la fatica con cui vennero fuori quelle parole era dovuta, adesso, più all’emozione che all’incertezza.
Il giorno dopo andò a trovare sua madre e Fabrizio, senza sapere bene che cosa avrebbe detto, ma sicura che sarebbe stato qualcosa di risolutivo.
Loro l’accolsero con l’abituale gioia di vederla e uno sguardo leggermente interrogativo. Ancora praticamente sulla porta fece un bel sorriso, gli occhi che luccicavano, le braccia tese in avanti come per iniziare un ballo, o afferrare qualcosa.
– Sapete? – disse. – Mi sposo.

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4 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – PARTE II – Capitolo IV – II

  1. Dolce romantico impacciato come accade sempre la prima olta. Hai spiegato benissimo le sensazioni provate da Elisa, il suo muto e non troppo muto rimprovero a Matteo, che è sempre preso a tenaglia tra il farlo e non farlo.
    Si sposano? Forse Matteo è la persona giusta ma forse è una decisione affrettata. Vediamo il seguito se mi smentirà.

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