Nella pelle (racconto notturno)

Ed eccomi col racconto che ho scritto tra le due e le quattro di questa notte… o di questa mattina, se preferite 😀

Lei fa un movimento appena accennato verso di lui, quasi impercettibile. Lui resta fermo, gli occhi su di lei. Se questo fosse un film – un film di quelli un po’ datati, certo – sarebbe probabilmente seduto in poltrona con una sigaretta in mano, oppure no, una pipa, forse, e volute di fumo uscirebbero con lentezza esasperante mentre lui la guarda e tace. Questo però non è un film e lui non fuma. Non ha mai fumato, in realtà. Niente pipa o sigaretta, forse le sue mani sono un po’ irrequiete, come a non sapere dove posarsi, se non su di lei. E non è in poltrona, a dire la verità non è neppure seduto. Sta in piedi, fermo. La guarda, però, questo sì. E lei trema un poco.
– Freddo? – Domanda lui, e si capisce che non la sta prendendo in giro, tuttavia si capisce anche che sa perfettamente che non ha freddo. E che vuole sentire la risposta. La sua voce è gentile, calda, dolce e densa come miele grezzo. Ma vuole quella risposta.
– Ho paura – mormora lei. Lui allora sorride, forse per la prima volta da quando sono lì, insieme, e c’è appena un velo di ironia in quel sorriso, ma un’ironia lieve, lo scintillio scherzoso di una lucciola che gioca a nascondino nei suoi occhi. E comprensione, una comprensione totale, piena, senza crepe o mezze misure.
– Di che cosa? – chiede.
Lei alza le spalle di pochissimo ma visibilmente, ed è chiarissimo che non è per significare indifferenza, proprio il contrario, direi. Come a sentire a fondo il carico delle parole che sta per dire e metterselo sulla schiena, per portarlo con sé e poi porgerglielo insieme al frammento di anima che ci ha messo su per buon peso.
– Della tua pelle. Delle tue mani – dice. – Di desiderarti troppo, o non abbastanza.
Allunga il braccio arrivandogli vicino, vicinissimo, ma senza toccarlo.
E’ lui, adesso, a completare il movimento perché le loro mani si sfiorino. Ha mani così particolari, dita sottili, nocche pronunciate. Non sa dar loro un nome. Mani nervose, forse le chiamano così. Lei vorrebbe dare un nome a tutto, persino alle mani, sa che in un certo senso è importante, anche se in un altro senso non lo è affatto. Guarda i peli sul dorso e ride, perché mai avrebbe pensato che potesse piacerle un uomo che ha peli persino sulle mani, e perché è un pensiero un po’ stupido, o almeno, è strano e buffo, ma è anche stupendo guardare le sue mani, le loro mani insieme. Allora anche lui ride, sempre guardandola, di quella risata che fa germogliare i giardini e allungare i rami della quercia che lei ha dentro il cuore e che diventa un poco più alta, un poco più robusta ogni volta che lo guarda.
Lui comincia a sbottonarsi i bottoni della camicia e lei sa che lo fa perché lei non si senta più indifesa di lui. Far l’amore è un dare e un avere, ma questo suo spogliarsi è l’atto di mostrarsi vulnerabile e generoso di sé.
Lui sta pensando che tra poco non ci sarà un solo centimetro del suo corpo che si mantenga segreto, tutto gli sarà svelato e questo gli sembra bellissimo, per questo ride, perché si prenderà cura della sua pelle quando il vento di libeccio la farà rabbrividire e le onde si alzeranno, se lei non riuscisse a contenere l’oceano, lui sarà là: insieme, le loro braccia e le loro gambe intrecciate saranno molto più forti.
Pensa anche che la guarderà, fino all’ultimo, fino a quando riuscirà a non chiudere gli occhi, perché nel tremito i loro corpi si rispecchieranno e lui si riconoscerà in lei, davvero e completamente, proprio mentre si perderà tra le sue cosce, che sono così morbide sotto le sue carezze, Dio, così morbide.
Ci vuole molto a scrivere questi pensieri, sapete, ma non ci vuole niente a pensarli. Forse sono lì da sé, non nella mente ma sotto la pelle, nelle mani, nelle dita. Le carezze sono anche esplorazione di pensieri, per questo richiedono delicatezza e attenzione, per questo sono i gesti più intimi che esistano. Lui traccia cerchi con le dita, sempre più piccoli, cerchi che si restringono sempre di più, le disegna il mondo sul punto esatto dove il suo corpo è più accogliente, la sua attesa più morbida e dolce, e il mondo diventa minuscolo, sta tutto in quello spazio infinitesimale che c’è tra loro, eppure resta anche grande, esterno ed infinito. Toccare e pensare sono tutt’uno. Non c’è bisogno di parole per avvicinarsi ancora, fino a che aderiscono uno all’altro, i loro occhi, le bocche, le epidermidi, tutto in loro si fa parola. Perché si parla anche con la pelle. Loro lo sanno e ridono, e tremano, e sempre più si addentrano uno nel corpo dell’altro, senza appropriarsene, ma confondendo i confini. E poi ognuno dei due pensa all’amore, forse pensa anche proprio un ti amo, sì, sicuramente lo hanno pensato, ciascuno separatamente ma insieme, nello stesso momento. Forse l’hanno anche detto, questo non lo so. Forse è rimasto nella pelle.

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46 Pensieri su &Idquo;Nella pelle (racconto notturno)

  1. Entrare nei pensieri insonni di uno scrittore, tra le due e le quattro di notte, e rimanere rapita dalla delicatezza con la quale descrive un’emozione così forte…altro che Master Card! 🙂 Incantevole davvero. Grazie.

  2. Il tuo alieno è magico. Perché hai scritto di magia. Di fate e maghi che sanno trasformare la bellezza di un incontro tra un uomo e una donna, nella sempre sorprendente e travolgente passione che li culla dolcemente su quell’oceano di emozioni. Grazie Ale. Buonanotte. 🙂

    • Anche questo commento, che bello… Sì, il mio alieno è magico davvero, per questo quando mi ispira lo ascolto sempre, anche alle prime ore del mattino :D. Ho sempre un po’ di ansia quando parlo di queste cose, perché sono così delicate. Ho sempre un po’ difficoltà con le cose irrazionali, anche, però in certi momenti mi sembra davvero come se certe cose fossero un suo dono, una traccia di lui, una ricchezza diversa in quello che scrivo. Sono sempre in bilico tra ragione e sentimento, ma è un pensiero che mi aiuta a trovare un senso…

      • La cosa importante è quella di cercare di essere se stessi e di rimanere tali fino in fondo. Non dovremmo preoccuparci di come ci leggerà l’altro. Se le emozioni in bilico tra ragione e sentimento trovano la forza di uscire, di volersi fissare in una tangibile forma di comunicazione, lasciamole fare.
        Sarà la loro evoluzione a definire il nostro cammino. E ciò, senza megalomanie di sorta, ci avvicinerà poco alla volta alla perfezione e compiutezza di ciò che siamo.
        La tua prosa è deliziosa, il tuo racconto è delicato, educato, discreto perciò io, al tuo posto, ringrazierei ancora una volta il magico alieno.
        Abbracci, Piero 🙂

      • Hai ragione, è che viviamo in un mondo che è al tempo stesso irrazionale, a volte con punte di superstizione e però io ho fatto del pensiero razionale un po’ la cifra della mia vita per tanto tempo. Allora, se sai chi è “l’alieno” di cui parlo, è chiaro che al di là del tono leggero con cui cerco di parlarne (anche per rispetto nei suoi confronti, se vuoi), questo senso di “dono” è molto particolare e per me anche del tutto nuovo, diciamo. senza megalomanie, sento di essere migliore ogni volta che quello che sono ha per qualunque ragione a che fare con lui. E lo ringrazio, oh, lo ringrazio con tutto il cuore e tutta l’anima. Grazie davvero, ricambio gli abbracci
        Alexandra 🙂

      • Cara Alexandra, l’alieno, per definizione a noi estraneo, ha possibilità infinite di insinuarsi nella nostra vita e di condizionarla definitivamente e totalmente. Averne un senso di rispetto e, da un certo punto di vista, giungere a “dialogare” con lui, fino a renderlo una parte inevitabilmente presente, sono due soluzioni efficaci per conviverci serenamente e, molto probabilmente, tenerlo anche a bada.
        Vale la stessa cosa per i “fantasmi del passato” che tormentano ognuno di noi. Arrivano inattesi pretendendo di essere ospiti a tutti i costi. Accoglierli con gentilezza, stare a sentire cosa hanno da dirci e poi, altrettanto gentilmente, accompagnarli fin sull’uscio è uno dei modi più efficaci di farseli amici. E di non soffrire più quando ritornano.
        Ti abbraccio forte. 🙂 Piero

      • Forse sono stata un po’ criptica mi sa… Allora ok, dirò questo, tanto ormai è di dominio quasi pubblico diciamo (qui sul blog intendo). La cosa dell’alieno gioca con i post su Mork. Robin Williams mi ha ispirato, deliziato, fatto sorridere, illuminato la vita, stupito, commosso, fatto pensare, fatto vedere “oltre”, reso leggere le giornate pesanti più o meno da quando mi ricordo. L’ho detto così tante volte che forse lo prendo troppo per scontato ormai, lui è la mia stella guida e mi sono identificata in lui e nei suoi principi più che in chiunque altro. Così è successo che quando è morto sono stata davvero molto male. Anche contro il buon senso, ho sentito dentro di me che l’unica cosa giusta era avvicinarmi a lui ancora di più. Di qui le recensioni, i post, le poesie, il libro… per questo se mi sveglio di notte con un racconto già tutto scritto in testa mi viene da pensare che lui c’entri… ma non è lui che si è insinuato nella mia vita e tantomeno ha preteso di essere ospite a tutti i costi (poi, gentile e riservato com’era, questo proprio non sarebbe stato in carattere) 🙂 E’ una mia scelta che rinnovo ogni giorno, il mio ringraziamento e anche il modo di sentire che non ho perso parti troppo grandi di me… accompagnarlo sull’uscio no, non credo che lo farò mai. Sono io a voler fare di tutto perché in qualche modo resti… “you’re thinking of me… keep thinking of me… I still exist…” Sono parole tratte da “Al di là dei sogni”, vuol dire fino a che mi pensi, io esisto. E per me è anche “fino a che ti penso, esisto”. E’ un sentimento che ha molto di “eccessivo”, ma anche molto di straordinariamente positivo, nella mia vita. Come se quello che lui è sempre stato per me continuasse ad esserlo forse di più. E quindi me lo tengo molto, molto stretto…
        Grazie, abbraccio forte anche a te 🙂
        Alexandra

      • Il tuo è un “alieno” che ti porta conforto, ti ispira, ti sostiene. E questo è fantastico. L’avevo interpretato in senso opposto e me ne scuso. Un abbraccio. Piero 🙂

      • Ma scherzi, di cosa ti dovresti scusare? E’ che quel po’ di imbarazzo che mantengo su questo aspetto della mia vita (anche se tende a ridursi col tempo) a volte mi impedisce di essere del tutto chiara 😀

      • Io lo trovo un aspetto entusiasmante, una sorta di linfa vitale addizionale che rende tutto più sorprendente ed emozionante. Grazie di avermelo spiegato. 🙂

  3. Le parole scritte e lette con la pelle sono quelle che non si lavano più via da noi. Non si può commentarti sempre… non devi prendertela se scompaio ogni tanto: sei densa come il plasma che ci scorre nelle vene, e non si può trattare il sangue come acqua. Della serie maneggiare con cura. Devo sempre ritagliarmi tempo per leggerti perché poi mi serve altro tempo oltre quello della lettura. Sempre talentuosa anche tra le 2 e le 4 di notte. O mattina.

    • Ma io un po’ scherzo Avvo… come scrivevo stamattina su fb: scherzo, sorrido, gioco un po’ perché tanto chi sa capire legge anche dietro il sorriso. Non me la prendo (cioè, attento che un giorno potresti trovarmi sotto casa con un kalashnikov), è solo che li adoro i tuoi commenti, ecco, l’ho detto. Tipo questo, per esempio 🙂 Non volevo essere invadente, so bene che non è sempre possibile leggere e commentare tutto 🙂
      Comunque grazie infinite 🙂

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