LA LETTRICE DELLA DOMENICA 6 – Il cacciatore di aquiloni

Ho amato questo libro dalla prima all’ultima pagina, quasi frase per frase potrei dire.
E’ uno di quei libri che continuo a tenere a portata di mano dopo averli letti.
Se dico che è un racconto di amicizia, tradimento e redenzione so che può apparire come il “tipico” best-seller. Ma dopotutto, forse i libri molto belli e quelli molto brutti affrontano spesso le stesse cose, solo che lo fanno in maniera diversa.
Qui la guerra è “sentita”, più che descritta. Quello che sconvolge la vita dei protagonisti non è la guerra, se non indirettamente. E’ l’atroce crudeltà e arroganza degli individui e la difficoltà di trovare il modo giusto per contrastarla, la difficoltà di affrontare i propri stessi fantasmi, gli opposti desideri e affetti, il proprio senso di inadeguatezza.
Le circostanze possono essere diverse ma secondo me libri come questo ci dicono che le nostre debolezze e la nostra forza, le nostre paure e il nostro coraggio sono in larga misura gli stessi. Gli aquiloni accompagnano il legame tra i due protagonisti, il loro distacco, l’abbandono e diventano simbolo di una pienezza di vita che è possibile soltanto se si accetta che non è possibile costruire niente sull’oblio, perché quello con cui non facciamo i conti continua a perseguitarci anche quando crediamo di vivere nel presente e fingiamo di esserci lasciati il passato dietro le spalle, e proprio perché non gli permettiamo di far parte della nostra vita, tanto più la condiziona.

“Un sogno:

Mi sono perduto in una tormenta di neve. Il vento ulula, soffiandomi negli occhi raffiche di nevischio. Procedo incespicando. Chiedo aiuto, ma il vento soffoca le mie grida. Cado nella neve ansimando, il vento geme nelle mie orecchie. Osservo la neve che cancella le mie orme. Sono diventato un fantasma, penso. Un fantasma che non lascia orme. chiedo ancora aiuto, mentre la speranza svanisce come le mie orme sotto la neve. Ma questa volta ricevo una risposta soffocata. Schermendomi gli occhi con le mani riesco a mettermi a sedere.

Al di là delle fluttuanti cortine di neve  intravedo qualcosa che si muove, un balenìo di colore. Una figura familiare prende forma. Mi tende una mano. Ci sono tagli paralleli sul palmo, da cui esce sangue. La neve si macchia di rosso. Afferro la mano e improvvisamente la neve sparisce. Ci troviamo in un campo d’erba verde chiaro e nel cielo passano leggere nubi sfilacciate. Alzo lo sguardo. Il cielo è affollato di aquiloni rossi, verdi, gialli, azzurri, arancioni, che luccicano nella luce del pomeriggio“.

Khaled Hosseini, Il Cacciatore di aquiloni, Piemme, traduzione di Isabella Vaj

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24 Pensieri su &Idquo;LA LETTRICE DELLA DOMENICA 6 – Il cacciatore di aquiloni

  1. In molti mi hanno detto che secondo loro quella di Khaked Hosseini è una scrittura “paracula”, che mira solo a commuovere il lettore. Io invece ho amato i suoi libri, Il Cacciatore di Aquiloni e Mille splendidi soli, li ho trovati così realistici,veri,sofferti. Belli.

    • Io credo che chi scrive abbia tutto il diritto di cercare di commuovere, e se ci riesce con tante persone, vuol dire che tocca delle corde, delle sensibilità che sono in chi legge. credo che se l’emozione di chi scrive fosse del tutto falsa, in qualche modo lo si avvertirebbe e non si resterebbe così coinvolti. Ma se anche poi lui fosse rimasto “freddo” e avesse studiato tutto a tavolino (cosa che mi sembra francamente difficile) sarebbe comunque un problema suo. Nel momento in cui chi legge si emoziona e si commuove, il libro gli appartiene in quella misura 🙂

      • Sono assolutamente d’accordo con te. E soprattutto penso che quando si scrive di emozioni “artificialmente” non si riesce a commuovere veramente, si crea solo una brutta copia di quell’emozione tanto voluta. Io quei libri li sento un po’ miei, perché sono storie che in qualche modo mi sono rimaste anche a distanza di tempo. 🙂

  2. Mi è piaciuto molto, però ho preferito Mille splendidi soli perché all’epoca divoravo tutto ciò che riguardava la condizione della donna. Per quanto riguarda Il cacciatore di aquilone, ricordo di aver apprezzato anche il film, cosa che realmente accade quando leggo prima il libro. Ad ogni modo una storia che mi aveva colpita molto e anche fatto piangere…

  3. Hosseini ha un modo di scrivere che ti schiaccia il cuore, non so come altro porla. Finora ho letto soltanto “Mille splendidi soli” e credo sia stato uno dei pochissimi libri che mi hanno portata alla soglia delle lacrime piu’ di una volta. Bellissimo. Hosseini non ti forza ad amare i personaggi con descrizioni inutili. Te li fa amare semplicemente raccontandoti quello che fanno e, soprattutto, come lo fanno e come si sentono. I sentimenti dei personaggi mi hanno travolta, letteralmente. E a ogni morte o ad ogni separazione era come se mi fossi appena congedata da un amico.
    Se non e’ arte questa, allora non so cos’altro lo sia.

    • C’è chi ha avuto questa sensazione di più in Mille Splendidi soli, altri di più nel Cacciatore di aquiloni, io non posso fare un paragone perché ho letto solo questo ma comunque sì, io credo che quella capacità di trasmettere emozioni e fartele vivere ci sia 🙂

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