IL BOSCO – Parte III – II

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Da quando, un paio anni prima, Elisa e Matteo si erano fidanzati in quel modo così “burrascoso”, non avevano più fatto l’amore. I baci, beh, quelli sì, per fortuna. Almeno in quel campo, lei era riuscita a far quasi scomparire l’imbarazzo di Matteo, che adesso a dire la verità sembrava volersi rifare del tempo perduto. Non che per il resto si potesse parlare di una irrefrenabile passione, ma Elisa era fiduciosa. Dopotutto lo aveva accettato com’era, e sapeva anche che, se opportunamente stuzzicato, lui si era rivelato un amante dolce e tenero, e forse anche la passione sarebbe arrivata prima o poi.
Ci pensarono i preparativi per il matrimonio a distoglierle la mente dai dubbi. Cercare casa non era affatto facile. Avevano visto proprio di tutto: appartamenti “panoramicissimi” che erano in effetti arrampicati al settimo piano senza ascensore e con un angolino di vista tetti, “ristrutturazioni lussuosissime” che gridavano allo scandalo, “appartamenti da personalizzare” che sembravano la casa di Via dei Matti di Endrigo, quella tanto carina, senza soffitto, senza cucina, e senza bagno, né pavimenti, né muri. A parte quelle che erano senz’altro da scartare, comunque, c’era da dire che Elisa e Matteo avevano gusti abbastanza diversi in fatto di case, e molto spesso quella che piaceva a uno non piaceva all’altro.
– Eh, i bei tempi in cui la casa la sceglieva il marito, e la moglie doveva obbedire e tacere… – sospirava ogni tanto Matteo scherzosamente.
Passò quasi un anno ma alla fine riuscirono a trovare quello che cercavano, un bell’appartamento abbastanza centrale e che aveva persino un po’ di vista mare. Allora cominciarono le discussioni sull’arredamento. Matteo naturalmente era abituato all’austerità, alle linee severe e ai colori sobri, mentre Elisa voleva ovunque stoffe a colori vivaci, tinte calde, così erano arrivati al compromesso di arredarsi una stanza per ciascuno a loro gusto, i rispettivi studi, e per il resto Matteo aveva lasciato fare a Elisa, perché in fondo era sempre convinto che ammobiliare una casa appartenesse al regno femminile, e comunque per amor di pace di solito finiva sempre per cedere per primo nelle discussioni.
Le tensioni, l’ansia, la fatica dei preparativi sostituirono altre tensioni, altre ansie e fatiche. Gli avvenimenti di quell’anno vorticarono via tutti insieme, indistinti, quelli che avrebbero fatto la storia e quelli che sarebbero stati dimenticati in pochi giorni, quelli più privati e quelli pubblici in un unico turbine. Jimmy Carter Presidente degli Stati Uniti, Raf, mamma e Fabrizio in una vacanza invernale in Messico, le elezioni democratiche in Spagna, la decisione di fare il viaggio di nozze a Parigi, Anwar Sadat che incontrava Begin in Israele, le nuove liti con Matteo per il lavoro. La prima condanna a morte dopo dieci anni eseguita negli Stati Uniti, la fine di Carosello, le contestazioni contro Lama, la TV a colori, il processo per la Strage di Piazza Fontana e quello per lo scandalo Lockheed, i carri armati nella zona universitaria di Bologna e Giorgiana Masi, il ferimento di Montanelli e la morte di Elvis Presley. E su tutto lo studio, perché era da quando ancora doveva preparare la tesi che Elisa aveva cominciato a prepararsi per il concorso in magistratura. E testarda com’era, i rischi la rendevano più decisa che mai.
Il turbine ebbe fine per lei al momento del fatidico “sì”. Era bello pensare che avrebbe avuto Matteo sempre accanto con la sua dolcezza, la sua protezione e il suo conforto. Le dava la sensazione, sciocca certo, che tutto d’ora in poi sarebbe andato bene. Solo pochi giorni prima diversi Paesi, inclusi gli Stati Uniti e la Russia, avevano firmato un patto di non-proliferazione nucleare (Matteo: “Ma tanto non servirà a niente”. Elisa: “Ma certo che servirà, deve servire per forza!”). Ed era una magnifica giornata.
Al termine di un pranzo estenuante con un sacco di parenti semisconosciuti, quando finalmente riuscirono a restar soli, Elisa si abbandonò, sfinita, contro la spalla di quello che adesso era suo marito – che pensiero strano!
– Sei stanca? – Le chiese lui, con un sorriso.
– Sì, sono anche stanca, ma soprattutto voglio starti più vicino possibile. Mi sento così buffa ad essere una moglie. Non hai mai pensato che “marito” e “moglie” evocano qualcosa di terribilmente borghese? E poi sposarsi è una cosa che va bene per chi ha l’età dei nostri genitori. Mi fa sempre venire in mente le vignette di Carlo e Alice.
Matteo si mise a ridere.
– Forse è perché hai poco più di vent’anni, in fondo sei ancora quasi una bambina. Ma stammi vicino quanto vuoi, a me fa soltanto piacere.” A tradimento, senza una ragione, gli venne da pensare ad Andrea, chissà cosa stava facendo, come stava. Con stupore riconobbe un ingiustificato senso di rivincita Andrea che era sempre stato quello che lui non era, che aveva sempre avuto quello che lui non aveva. Ma Elisa, Elisa l’aveva sposata lui. Era un’idea insensata, pure non poteva negare di averla avuta. Quello che doveva fare era dimenticare Andrea, rimuoverlo dalla sua testa e dalla sua vita, come se non fosse mai esistito.

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3 Pensieri su &Idquo;IL BOSCO – Parte III – II

  1. Elisa e Matteo due mondi differenti. Elisa sarà testarda ma credo che si pentirà, anche se non lo ammetterà mai.
    Elisa mi assomiglia un po’ nelle scelte dell’arredo e di come guardi sempre avanti senza pensare al passato che non tornerà più.
    Una puntata – non saprei come dirlo – veloce ma esaustiva delle difficoltà del prima e di quelle che saranno poi.

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